O coming out, o burn out

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Uno studio pubblicato di recente dal Centro per lo Studio dello Stress Umano del Canada ha confermato ciò che qualunque amante del sesso insolito già aveva scoperto empiricamente: dichiarare i propri gusti erotici fa bene alla salute. La ricerca ha misurato oltre venti misuratori biochimici di stress nel corso di due giorni pieni nella vita di 87 soggetti sia etero che queer, e ha fatto due scoperte distinte.
La prima e più importante: quei soggetti gay, lesbiche e bisessuali che non hanno fatto coming out sono risultati sempre più clinicamente depressi e stressati di chi ha dichiarato apertamente il proprio orientamento sessuale. Non che sia una gran sorpresa, considerato che condurre una doppia vita è obiettivamente opprimente.
Quel che i ricercatori non si aspettavano è stato però il secondo risultato, che ha mostrato come gli uomini gay e bisessuali avessero notevolmente meno indicatori di stress rispetto ai loro colleghi eterosessuali.

E qui è dove la ricerca incomincia a vacillare, perché non è riuscita a trovare nessuna causa certa (‘beh, i gay sono più gai’ non è stata considerata valida). Dopo lunghe discussioni la causa più probabile è stata considerata la maggiore importanza che chi ha una sessualità alternativa dà alla forma fisica, poiché è noto che il fitness influisca positivamente anche sull’umore.
Da diverse parti è giunta poi una critica secondo cui è facile essere un gay dichiarato felice a Montréal, dove è stata condotta la ricerca e dove vige una cultura particolarmente tollerante. Probabilmente fare coming out in certi paesi dell’Europa centrale, dell’Africa o nel medio Oriente non sarebbe un’idea altrettanto brillante, dato che da quelle parti avere gusti alternativi suscita il linciaggio sociale o addirittura letterale.

Ciò nonostante ho una domanda per i miei lettori. Le persone importanti nella vostra vita sanno dei vostri gusti privati? E in caso… perché no?

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