343 farabutti, tanti moralisti e le prostitute francesi

causeur cover

 

Sostenere che questo post parli di sesso insolito è un po’ una forzatura, visto che l’argomento è la prostituzione – che forse non sarà davvero «la professione più antica del mondo» come dicono gli aforismi, ma poco ci manca ed è una normale parte della società. Se ne parlo è perché il mensile francese di pensiero critico Causeur ha pubblicato un articolo che ha scatenato un dibattito feroce non solo all’ombra della tour Eiffel ma anche in parecchi altri paesi, Italia compresa.
Partiamo con un po’ di contesto: in Francia si discute da anni una proposta di legge volta a colpire con pesantissime sanzioni i clienti delle prostitute. Non si tratta propriamente di un tema da prima pagina, quanto più di una carta jolly giocata spesso sotto elezioni e in occasione di dibattiti politici, quando c’è bisogno di raccogliere certe simpatie o distogliere l’attenzione da problemi istituzionali più gravi. Ciò nonostante la proposta avanza lentamente verso l’approvazione.

La Francia è stata anche la patria di Simone de Beauvoir, intellettuale femminista il cuiManifesto delle 343 del 1971 ha avuto un ruolo fondamentale nella battaglia per i diritti delle donne e la legalizzazione dell’aborto. Infine, la Francia è pure quella nazione che nel 1985 ha lanciato una importantissima campagna antirazzista basata sullo slogan ‘touche pas à mon pote’, ossia ‘non toccare il mio amico’. Sapendo tutto questo è più facile capire che impatto possa avere avuto la copertina di Causeur di questo mese, che recita: ‘touchez pas à ma pute – le manifeste des 343 “salauds” ’ (trad. ‘non toccatemi la puttana – manifesto dei 343 “farabutti” ’). Voilà, davvero.
Le reazioni sono state altrettanto pirotecniche, con insulti verso la rivista e il suo direttore Gil Mihaely anche dal Parlamento e meste scenate mediatiche in stile perfettamente italiano. Il tutto chiaramente senza che gli “indignati” – tutti orientati fortemente a destra e/o religiosi – si fossero presi almeno la briga di leggere cosa ci fosse scritto nel mensile. Si sono così formate due fazioni inferocite, che sostengono tesi opposte.

Partiamo con i benpensanti. La loro argomentazione recita in sostanza: «le prostitute sono vittime costrette a una vita degradante da uomini violenti e criminali. Siccome non si possono liberare da sole e condannarle peggiora solo la loro condizione, affrontiamo il problema dal lato opposto imponendo multe pesanti e facendo rischiare la galera ai clienti. Questi avranno così paura di comprare sesso che il racket della prostituzione rimarrà senza lavoro e si scioglierà automaticamente».
Causeur (e lo Strass, cioè il sindacato francese delle professioniste del sesso) dicono invece: «è vero che molte prostitute sono vittime indifese, ma solo perché non hanno accesso ad altri lavori né ai normali diritti civili. La prostituzione è sempre esistita e criminalizzandola ulteriormente non si farà altro che spingerla ancora più nelle mani appunto dei criminali, esattamente come è avvenuto con le droghe. Legalizzandola le lucciole potrebbero invece lavorare in strutture riconosciute, essere tutelate dalla legge,pagare le tasse e garantirsi la pensione. Si potrebbero inoltre contrastare meglio gli abusi più gravi, lasciando in compenso libere di praticare le tante che questo lavoro lo scelgono liberamente, come alternativa a contratti umilianti e precari nel cosiddetto mercato del lavoro normale».

La discussione in Francia ha suscitato molto interesse in tutti quei paesi nei quali la prostituzione fa parte di una zona grigia legale. In Italia, per esempio, è legittimo farsi pagare prestazioni sessuali ma non fatturarle; è accettato prostituirsi ma non associarsi con colleghe (e quindi condividere risorse, proteggersi l’un l’altra, ecc.); è vietato farlo per strada ma in compenso si puniscono i proprietari di immobili in cui si svolga l’attività.
Capire quale sia la strategia più efficace sarebbe infinitamente più semplice se fosse possibile consultare i dati effettivi provenienti dai paesi in cui l’esercizio è legalizzato, come la Germania o il Nevada negli Stati Uniti. In due giorni di ricerche sono riuscito a trovare però solo dichiarazioni estremiste e faziose, che presentano o stime positive all’eccesso («se si fatturasse tutta la prostituzione, il Nevada incasserebbe 146 milioni di dollari annui di tasse!») od opinioni non supportate dai fatti («da quando la Germania ha legalizzato, tutte le sex worker subiscono più violenze!»). Nel dubbio, tendo a credere che le più informate siano le dirette interessate – e se loro vogliono la legalizzazione della professione, avranno i loro buoni motivi.

Al di là di tutto ciò, tuttavia, vi propongo un semplice esercizio di pensiero. Sostituite la parola ‘prostituta’ con un qualsiasi altro mestiere, e ditemi se vi sembra che la discussione abbia ancora un senso. Per esempio: «proposte multe e galera per chi verrà colto ad andare dal dentista». Oppure: «i meccanici clandestini supplicano di poter lavorare in officine sicure come i loro colleghi all’estero, di pagare le tasse e guadagnarsi una pensione». O ancora: «la Chiesa e le femministe insorgono: estetiste, la vostra scelta di vita ci disgusta e faremo di tutto per farvela cambiare». Uhm.
Io ho l’impressione che si tratti dell’ennesimo caso in cui, essendoci di mezzo il sesso, la gente pensi automaticamente che la normalità (di leggi, civiltà, buon senso…) non si applichi più. È l’effetto spaventoso della mancanza collettiva di educazione alla sessualità: fino a quando la riterremo una roba strana, proibita, immorale o pericolosa saremo condannati a viverla come un dramma. Un vero peccato, considerato che basterebbe così poco per renderla nuovamente un piacere – ok, non nel caso in questione… – e per dedicare tante più energie ad affrontare ostacoli ben più concreti.

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  • rikrav

    Gli svedesi hanno fatto così:

    2500 prostitute censite dalla polizia, in un contesto proibizionista, solo quelle di strada.
    Tra queste ne hanno scelte poche centinaia, soprattutto ragazze nigeriane e dell’est Europa, già ricattate dai loro sfruttatori.
    Le
    hanno analizzate e interrogate, scartando con attenzione quelle che non
    stavano al gioco. Hanno dichiarato che queste persone avevano scelto
    di vendersi a causa di una condizione di disagio economico o da
    precedenti abusi subiti.Hanno stabilitoche quella era la condizione
    sociale e personale di tutte le persone che siprostituivano in Svezia.
    Hanno definito che chi è in tale condizione perde la capacità di agire e
    di manifestare la propria volontà e il proprio consenso.
    Hanno dunque concluso che chi paga una donna consenziente paga una persona
    impossibilitata ad esprimere legalmente il proprio consenso, e dunque commette
    un atto di violenza sempre e comunque.
    Hanno affermato che la soluzione ha dato i risultati sperati,e che le prostitute di strada sono sceseda 2500 a 1200.

    Sono stati confutati dalle organizzazioni in difesa delle prostitute e dai fatti.
    Non hanno mai replicato, continuando a diffondere sempre esolo dati forniti dalla loro polizia.

    Prostituzione abolita in Svezia?

    Se oggi, ora, digito su Google “Stockholm Escort” escono 841annunci,un’enormità, altro che abolizione…

    Nonostante
    i portieri degli Hotel che chiamano la polizia al primo sospetto,
    nonostante la creazione di una speciale buoncostume che fa solo quello:
    rovinare la vita alle persone chenon fanno nulla di male…

    Vanno avanti così dal 1999, quando se ne sapeva meno,internet globale era agli inizi.

    Ma la Svezia è piccola, conta poco, è lontana, è un paese molto triste…

    Agli
    abolizionisti serve di più, la vittoria in un grande paese, sanno bene
    che, in tema di proibizione/liberazione del lavoro sessuale quando si
    prende una direzione difficilmente si torna indietro.

    La vera bomba, in Europa, è stata la legalizzazione tedesca.

    E’ questo, secondo me, che ha scatenato il proibizionismo in
    Europa.
    Come potevano sopportare che la più grande nazione europea fosse anche
    il più grande, redditizio, sicuro e pulito bordello del mondo? Ci ha
    messo 10
    anni a svilupparsi , il catto-socialismo francese, alla fine sta arrivando ad
    un obiettivo che parte da lontano, che si fonda su un sentimento viscerale e
    condiviso da tanti :l’odio per gli uomini che pagano le donne. Odio e
    disprezzo.

    Agli aboproibizionisti, come è chiaro, non importa nulla del lavoro e della sicurezza dei/delle sex workers.
    Di più, costoro sono solo un ostacolo nemmeno molto importante al
    raggiungimento dell’obiettivo, la sofferenza del cliente. Odiano talmente tanto
    i clienti dei bordelli tedeschi che di solito evitano di parlarne. In Germania
    ci sono circa 500 milioni di servizi sessuali resi ogni anno. Sarebbero 500
    milioni
    di violenze sessuali garantite dalla legge, secondo l’abolo- pensiero,
    ma è meglio che se ne parli poco, qualcuno potrebbe pensare che
    violenza non è…

    Gli abolos hanno capito bene quali sono le due categorie del
    mondo della prostituzione che non sono e non saranno mai rappresentate: i/le
    sex
    workers migranti e i clienti. Attaccare i migranti è sempre un
    problema, soprattutto se sei socialista o comunista o cattolico, dunque
    attaccano i clienti, che è più facile, e poi attaccano personalmente gli
    attivisti/SW francesi.

    Dividi et Impera, e ci stanno riuscendo.

    Chi,
    infatti, si prende la briga di difendere i clienti? Chi ha il coraggio
    di parlare di “diritto” del cliente ad avere una prestazione sessuale
    concordata( e quella precisa prestazione, non un’altra simile…) dietro
    pagamento? Nessuno, nemmeno i/le sexworkers più attivi/e. Neanche qui in Italia.

    E allora, perché mai questo mostro indifendibile non dovrebbe essere
    sconfitto, reietto, multato, incarcerato, esposto al pubblico ludibrio?

    Sempre
    a ripetere “ il modello svedese renderà insicuri noi sex workers,
    manderà in clandestinità noi, farà ammalare noi, e noi, e noi…”

    Quali attivisti hanno speso parole vere e sincere in difesa dei clienti, il pane, la cassaforte del mondo della prostituzione?

    Chi
    ha detto chiaro che il lavoro sessuale è lavoro e vendere sesso è un
    diritto e anche comprarlo è un diritto e per i diritti si lotta fino
    alla fine, tutti assieme?

    In tutto il mondo dove la prostituzione è decriminalizzata o
    regolamentata sono consentiti i bordelli, dove il patto sessuale è chiaro, anche
    nei dettagli, dove si paga alla fine, dove il cliente è sacro e va fidelizzato.
    Così in Nuova Zelanda, in Germania, in Austria, nella Svizzera tedesca, in
    Olanda. Perfino nella Svizzera italiana l’hanno capito che il cliente conta,
    anche se è italiano e di bocca buona e di solito si accontenta di poco, anche di un servizio mal fatto ….

    Non
    ho mai sentito una volta, dico una, gli attivisti francesi presentare
    un progetto alternativo forte contro la criminalizzazione del cliente ,
    l’unico possibile, l’unico fattibile: il modello tedesco, il sesso come
    lavoro e come diritto di tutti, anche del cliente.

    Per questo perderanno, e vorrei, con tutte le mie forze, essere smentito.

    Quando
    Morgane ha scritto ai 343, “non siamo le puttane di nessuno, nemmeno le
    vostre, noi lottiamo per avere più forza contrattuale anchenei vostri
    confronti ”, una musica da requiem ha salutato la futura vittoria della
    proibizione, in sottofondo si sentivano brindare gli abolizionisti
    trasversali, socialisti, comunisti, cattolici e fascisti.

    Dividi et Impera

    Adesso solo un miracolo potrebbe cambiare le cose, non penso avverrà.

    E sarà facile poi raccontare successi del Modello Francese,
    qualche servizio televisivo in notturna a bordo delle macchine della Buoncostume,
    a documentare la vergogna e la paura di chi è finalmente senza diritti, il
    mostro, il cliente padre si famiglia… e poi qualche servizio tv su quante ne
    salviamo, che bravi che siamo, …

    Dividi et impera, ce la fanno, anche se hanno appena fallito in Scozia e in Danimarca..

    La Carfagna nel 2008 ci aveva visto quasi giusto. Voleva punire
    sex workers e clienti allo stesso modo, reato penale e gogna. Ho sempre pensato
    che senza i guai di B ci sarebbe riuscita, e lo penso ancora. Non siamo, in fondo, tanto diversi dai francesi….

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