50 sfumature di marketing – Rivelato il motivo di un successo incomprensibile

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Mettiamo che siate appena diventati il più grande successo “letterario” da Harry Potter eIl codice Da Vinci in qua, e vi stiate godendo la bella vita. Ormai avete perso il conto di quanti milioni di libri abbiate venduto, avete firmato contratti cinematografici multimilionari, e gli assegni per il product placement di tutta la roba che avete citato per nome nella storia continuano ad arrivare come previsto. Cosa fate adesso?

Se siete coloro che gestiscono le Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James puntate all’en plein vendendo i diritti di merchandising per qualsiasi categoria merceologica riusciate a farvi venire in mente. Nelle ultime 48 ore, per esempio, ho ricevuto i comunicati stampa che mi informavano che Freeze Clothing sta producendo le magliette e le felpe di Cinquanta Sfumature, Hyp si occuperà dei reggicalze e dei collant, e Briefly Stated ha in catalogo l’intimo e i pigiami (‘BDSM estremo in pigiama’… che pittoresco!). Se non avete mai sentito nominare questi marchi decisamente subproletari siete perdonati.

L’orrore continua in edicola, dove Fifty Shades Of American Women Who Love The Book And Live The Life sta apparentemente vendendo come il pane, nonostante abbia la copertina piratata da una ben più famosa rivista e contenuti assai deludenti – fra cui la ricetta per il suddetto pane, perché pare che un trucco per ‘scatenare la tua dea interiore’ consista nel fare la casalinga. Gli altri sono, in caso ve lo steste chiedendo: ‘Provare lo yoga’, ‘Andare a correre’, ‘Fare danza del ventre’, ‘Saltare sulla bici’ e ‘Andare a fare un giro’. Che è esattamente dove anche io mando chiunque si azzardi a nominarmi dee interiori. La rivista minaccia inoltre un quarto volume della serie.

In attesa di tale catastrofe potete poi passare il tempo ascoltando l’equivalente da pornomamme di quei CD sospettosamente economici di “antologie” musicali che vengono venduti di solito negli autogrill. Avete presente quelli composti da un’accozzaglia casuale di brani dal copyright scaduto, e/o da pezzi viscidi di Fausto Papetti?

Ebbene, ecco qui Fifty Shades of Grey: The Classical Album, ovvero “l’idea che può avere una sciampista di una raffinata selezione di musica colta e sensuale”. Di cui, fra l’altro, la signora James non è nemmeno colpevole. Per averne le prove basta consultare i suoi veri gusti musicali (stupefacentemente ammoscianti) nelle playlist pubbliche che ha messo su YouTube.

Alla luce di tutto questo, se consideriamo le implicazioni di fatturato che l’operazione Cinquanta Sfumature sta avendo per gli editori, comincio finalmente a comprendere perché mai qualcuno abbia finanziato la campagna promozionale così assurdamente immensa che ha avuto la trilogia. Nel frattempo, sto ancora aspettando il musical.

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