Aria di sdoganamento

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Ogni tanto il mio lavoro di divulgazione del BDSM porta qualche risultato davvero rilevante. Nella primavera 2008 ho dato per esempio un bel contributo nel rivoluzionare l’approccio clinico nei confronti dell’erotismo estremo. Il modo un po’ confuso con cui la notizia era arrivata a giornali e siti specializzati richiedeva però un chiarimento.

Sono almeno quindici anni che nell’ambiente BDSM si discute di “sdoganamento”. Il termine è tanto abusato da essere argomento di barzellette, però non c’è dubbio che il modo in cui l’opinione pubblica vede chi pratica l’erotismo estremo sia un po’ una nostra ossessione. Soprattutto per chi non è più un ragazzino è ancora forte il ricordo degli anni in cui amare la dominazione significava finire nello stesso pentolone dei fumetti da caserma, il mostro di Firenze, le commedie scollacciate con Lando Buzzanca e tante altre imbarazzanti espressioni degli abissi della mente umana. A tutt’oggi chi non vive in una grande città finisce col confrontarsi con la chiusura mentale e i preconcetti dettati dall’ignoranza, e di solito si guarda bene dal rivelare anche agli amici più stretti le proprie inclinazioni.

Un po’ per autodifesa, un po’ per il gusto di sentirsi “speciali”, ma soprattutto perché non c’è alcuna vera necessità di dichiarare al mondo i propri hobby, chi pratica BDSM tende quindi a non esporsi… salvo poi lamentarsi sia della “mancanza di uno sdoganamento”, sia dello “sdoganamento eccessivo” quando l’estetica fetish viene abbracciata dalla massa. Se però in fin dei conti queste sono solo chiacchiere da bar, c’è un tipo di sdoganamento che fino a oggi ha giustamente preoccupato sul serio chi si diverte con fruste e manette. L’opinione di psicologi e psichiatri infatti ha un peso speciale, perché è quella che viene presa in considerazione in situazioni molto serie quali cause legali (per esempio per l’affidamento dei figli in caso di divorzio, o di discriminazione sul lavoro) e terapie cliniche.

Qui bisogna sfatare un mito che, paradossalmente, è diffuso più all’interno della Scena che fuori: gran parte delle figure istituzionali non considera affatto “malato e pericoloso” a priori chi pratica BDSM. In generale l’atteggiamento è di ritenerci innocui eccentrici, il che tuttavia non esclude che ci siano ancora casi in cui la disinformazione crea pregiudizi estremamente negativi. È in questo contesto che il 13 aprile 2008 si è svolta a Roma una piccola rivoluzione che potrebbe però provocare effetti a lungo termine davvero sconvolgenti.

Al Congresso Europeo di Sessuologia, uno dei più importanti simposi mondiali in questo campo, si è tenuto infatti un seminario sul BDSM che ha messo a contatto i professionisti (psicologi, psichiatri, andrologi, ecc.) con la realtà dell’erotismo estremo. L’evento è stato guidato dal professor Alberto Caputo dell’AISPA, che da qualche anno tiene corsi di specializzazione nei quali i sessuologi italiani vengono informati – fra le altre cose – di cosa sia veramente il BDSM. In estrema sintesi…

  • I pregiudizi sul BDSM sono scientificamente infondati;
  • Lo pratica un sacco di gente che non ha particolari problemi, anzi;
  • Come professionisti è vostro dovere sapere di che si tratti e sapervici rapportare correttamente;
  • Poiché il BDSM è un modo molto maturo e sano di approcciarsi alla sessualità, sarebbe bene prendere esempio da chi lo pratica (non in termini di pratiche ma di atteggiamento)

Già questo sarebbe abbastanza rivoluzionario: in due ore si è passati dal ruolo di cattivi a quello di superstar, ma c’è di più. Una parte del seminario è stata infatti dedicata a una presentazione “dall’interno” del mondo dell’erotismo estremo in cui i molti partecipanti hanno conosciuto per la prima volta dati e nozioni che chi pratica dà pressoché per scontati, ma che per loro sono risultati piuttosto scioccanti. Il prof. Caputo mi ha affidato questa sezione in qualità di autore del testo di studio sul BDSM adottato nei suoi corsi, e confesso di essermi divertito molto a maltrattare un po’ il pubblico con un gioco a quiz e addirittura una dimostrazione pratica.

Per la prima volta nella storia della sessuologia si sono visti così psicologi in bondage, psichiatri presi a frustate (da Adam Kadmon, che ha dato una interessante spiegazione dell’artigianato per appassionati) e ginecologi piacevolmente torturati con l’elettricità. Mi dicono che di quel seminario si sia continuato a parlare per tutto il resto del convegno, e sicuramente ne hanno parlato molto i mass media. La conclusione è forse però la parte più importante di tutte: la Federazione Europea di Sessuologia ha infatti approvato la creazione del primo osservatorio di ricerca sul BDSM al mondo, che promuoverà studi e metterà a disposizione degli scienziati e del pubblico informazioni finalmente attendibili e non questionabili sulla realtà di un mondo che ci riguarda tutti da vicino. Non so ancora dirvi quali tempi avrà questa operazione, ma di una cosa sono certo: stavolta lo sdoganamento c’è stato.

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