Better Bondage for Every Body – Come funziona per tutti gli altri

Better Bondage for Every Body

Better Bondage for Every Body

Evie Vane et al.
Createspace
$ 34.95
204 pagine
Lingua: Inglese
ASIN: 153315211X
@: compralo online

Evie Vane è una fra le due dozzine di miliardi di modelle di bondage della scena BDSM. Tuttavia è anche una delle poche a essersi presa abbastanza pause fra una legatura e l’altra da potersi dedicare a rendere la suddetta scena un po’ migliore – e in un modo più concreto dall’apparire carina da insalamata. In effetti è la curatrice del sito Rope Bottoming e nel 2014 ha scritto un libro intitolato The Little Guide to Getting Tied Up (Including Suspensions), che è esattamente come vi aspettereste un testo traducibile con ‘Piccola guida al farsi legare e sospendere’.

Adesso è tornata alla carica con un nuovo libro scritto dal punto di vista di una bottom: una rarità, nell’ambiente del bondage già invaso da manuali, seminari, scuole e pinzillaccheri rivolti ai rigger. Che è un peccato, perché essere il partner sottomesso richiede ben di più che star lì a farsi ricoprire di corde e nodi. Come minimo bisogna infatti sapere come riscaldare il proprio corpo, fare stretching, riconoscere i segnali d’allarme di vari tipi di pericolo (dagli svenimenti ai punti di sospensione instabili, o i legatori incompetenti), gestire il dolore, i segni sulla pelle e così via. Se volete fare sul serio però conviene essere informati anche su argomenti più tecnici, di cui Better Bondage for Every Body è pieno.

Scorrendo l’indice si trovano temi come: anatomia, neurologia, tecniche di respirazione, bondage come professione, gestione delle relazioni kinky. Mi ha fatto enorme piacere vedere che ciascun soggetto è stato trattato da veri esperti anziché essere la ripetizione – come accade spesso sia online che in certi libri – delle solite quattro nozioni ultrasemplificate. Il capitolo sulla neurologia, per esempio, regge benissimo il confronto con i testi universitari ma è molto più godibile; la parte di anatomia finalmente va oltre quello «state attenti a non schiacciare il nervo radiale» che abbiamo letto mille volte da quando è stato spiegato la prima volta in un post sui social network per zozzoni ed elenca… tutti gli altri nervi a rischio, che naturalmente sono altrettanto importanti!

Il titolo del libro (lett. ‘Un bondage migliore per tutti i corpi’) si riferisce tuttavia più specificamente a un altro e più vasto argomento ripreso in parecchi capitoli: come estendere i giochi di bondage a quei fisici che non si conformano agli assurdi standard fotografici in cui compaiono praticamente solo esilissime modelline ventenni e contorsioniste. La signora Vane tratta invece persone sovrappeso, maschi, sottomessi in là con gli anni, corpi queer, persone con disabilità, individui con problemi di mobilità e così via. La ciliegina sulla torta è rappresentata da capitoli sul self-bondage e il bondage improvvisato in pubblico, che presentano ovviamente sfide tutte loro.

In due parole, Better bondage for every body si è guadagnato un posto fra le mie letture suggerite su questo tema, insieme ai manuali tecnici di Douglas Kent Complete shibari e a Osez… Le bondage di Axsterdam, che si concentra sulla sensualità dei giochi con le corde. Se solo più gente avesse un approccio altrettanto concreto ai giochini strani, l’ambiente sarebbe tanto più godibile

Come bonus, ecco l’intervista che ho fatto all’autrice per conoscere meglio il suo punto di vista, e le sue laconiche risposte…

 

L’intervista con Evie Vane

Come ho scritto nella recensione, Better bondage for every body mi ha colpito per come si differenzia dalla sfilza di manuali di bondage usciti finora, che quasi sempre si concentrano solo su come disporre le corde e i nodi ignorando gli altri aspetti dell’esperienza. Mi racconteresti come sei arrivata a scrivere una guida che invece si sente fondata molto più sulla realtà concreta di chi pratica?

C’era una tale penuria di testi rivolti ai bottom, che pure costituiscono una parte tanto importante nel buon successo di una scena! Perfino molti corsi per top cominciano dai nodi, che è come non capire affatto il punto della questione. Ho voluto mettere a disposizione qualcosa che desse voce a molti tipi differenti di bottom e a una serie di esperti con idee fantastiche che andassero al di là del mero fare nodi.    

 

Ti racconterò una cosa buffa: nel primo seminario di bondage al quale abbia partecipato il docente ha passato un sacco di tempo a ripetere come si trattasse di un hobby puramente tecnico, che non aveva assolutamente niente a che fare con alcunché di sessuale o sensuale. Negli anni seguenti quasi tutti i rigger e i performer che ho incontrato durante i miei viaggi mi sono sembrati più concentrati sulle corde in sé che sul rapporto con le loro modelle – tanto che ho sempre pensato che il bondage fosse un mestiere micidialmente noioso, anziché un’arte con lo scopo di suscitare emozioni. È solo negli ultimi anni che ho cominciato a vedere la crescita di un approccio diverso e francamente molto più gradevole, che è lo stesso che traspare dal tuo libro. Cosa mi dici di questa evoluzione?

Beh, vorrei sperare che le corde siano state sessuali e sensuali fin dai tempi antichi… ma forse è solo di recente che si è cominciato ad accettare il concetto più pubblicamente. Non riesco a concepire come vi ci si possa dedicare solo come “hobby tecnico”, ma non voglio nemmeno giudicare gli altri. Per fare bondage ci sono talmente tanti motivi… e nessuno è necessariamente più valido di altri.

 

Ci sono due punti di Better bondage for every body che mi hanno conquistato. Il primo è il capitolo sulla neurologia nel bondage, perché sono anni che bestemmio dietro a “esperti” la cui unica conoscenza viene da un vecchio articolo sui danni del nervo radiale, senza alcun altro approfondimento. Questa è la prima volta in cui abbia visto affrontare seriamente un argomento così evidentemente fondamentale, ma ciò richiama una domanda: perché? Com’è che tanti presunti guru delle corde investono decenni nell’imparare i bizantinismi delle diverse scuole di legatura giapponese, ma poi sembrano fregarsene del farsi una vera educazione su temi come questo, o su come calcolare davvero la stabilità di una sospensione? Il mondo del bondage ha forse problemi di apprendimento?

Cacchio, penso che ci siano fonti educative magnifiche e che oggi si trovino più informazioni che mai. Non saprei dirti come stiano le cose per chi sta dal lato di chi lega, però, perché io sto solo sotto.

 

L’altra bella sorpresa che ho avuto nel leggere il tuo libro sono state le foto di persone con corpi non-standard – a volte a livelli parecchio estremi. È stato rinfrescante vedere gente in sedia a rotelle che si divertiva sospesa a testa in giù, amputati o banalmente persone con difficoltà motorie o di taglia XXL godersi i giochi tanto quanto le classiche modelline diafane. L’accettazione di corporature eterogenee è un tema importante in ogni campo e ancora più in quello dell’erotismo, ma di solito è molto ignorato. Quali sono state le tue esperienze dietro le scelte che hai fatto?

Ovunque mi girassi – su FetLife, alle feste, ai nostri incontri locali fra appassionati, eccetera – i commenti erano gli stessi: «Mi hanno detto che sono troppo grassa per essere sospesa: è vero?»; «Perché non riesco a trovare partner?»; «Ci sono altri bottom che hanno problemi con tizio, o con una certa cosa?». Mi sono resa conto che c’è l’impressione generale che chi lega sia sempre un determinato tipo di persona, così come chi viene legato. La realtà però è molto più ricca, e migliore. Volevo trasmettere questo messaggio a più persone possibili!

Newton vs. serenità

Tutto sommato mi sono fatto l’idea che il tuo lavoro contenga diversi elementi che lo rendono particolarmente adatto a divulgare l’erotismo delle corde a un pubblico generalista, pensionando una certa aria di elitismo immotivato con una felicità e accessibilità di cui c’è gran bisogno. Qualche decennio  fa è accaduta una cosa simile quando il mondo fetish ha di colpo rinnegato la severa estetica alla Helmut Newton sostituendola con colori e sorrisi – rendendola un fenomeno di massa. È solo una mia impressione, o è davvero in corso una rivoluzione del genere?

Cacchio, spero che ci si stia evolvendo verso una maggiore accettazione e felicità! Il mio obiettivo è davvero di aiutare chiunque ad abbracciare il proprio lato kinky senza vergogne o paure, e a presentare queste cose nel modo più accessibile che si possa. Abbiamo solo una vita da vivere, ma tantissimi si lasciano incastrare da esistenze che non li soddisfano. Con questo nuovo libro – ma in effetti con tutto ciò che scrivo – spero di aiutare la gente a realizzare i propri desideri erotici insoliti, che se vissuti consensualmente sono espressioni di sé sane e bellissime.

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  • Lolly Bott

    100 punti all’articolo e all’intervista!! =D

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