Ecco Mr. Gay Danimarca. Musulmano.

Michael Sinan
Michael Sinan

Colpa mia. Non seguendo con particolare attenzione il mondo gay, la notizia dell’elezione di Mr. Gay Danimarca 2012 era sfuggita ai miei radar nonostante sia cosa ormai di qualche tempo fa. Girando per il Web ho però notato qualche giorno fa un particolare abbastanza originale al riguardo, che merita senza dubbio di essere riportato fra queste news. Michael Sinan, il trentaquattrenne vincitore del titolo, è musulmano.

In effetti, come spiega in questa intervista, la partecipazione al concorso è nata proprio come gesto politico per dimostrare la possibilità di una serena integrazione dell’Islam in tutti gli aspetti della società moderna e occidentale. Come sosteneva anche la schiava Alia nell’intervista di qualche tempo fa, usare la sessualità come strumento di integrazione può essere imbarazzante e rischioso, ma anche molto più efficace di tante altre strategie più tradizionali. Senza abiti, dopotutto, non è difficile rendersi conto che gli esseri umani sono davvero tutti uguali e molti scontri ideologici nient’altro che costruzioni assurde senza alcun vantaggio. Per chi non parla l’inglese riporto, come al solito, alcuni brani salienti dell’intervista:

«I media sono ossessionati dai musulmani estremisti e aggressivi che vivono secondo regole medievali, ma non è giusto. Siamo tanti e per la maggior parte moderni: volevo dimostrare che essere gay e musulmano è sia possibile che okay.»

«Essere apertamente gay è più facile in un paese laico come la Turchia che nell’est europeo: in Ucraina, Russia o Serbia sarei in pericolo di vita. Alcuni paesi cattolici europei sono come l’Arabia Saudita, e confermano che i fanatici ci sono dappertutto.»

«Indipendentemente da come certi interpretano il Corano, religione e sessualità non si escludono l’un l’altra. È stato scritto per un’altra era: i cristiani oggi mica vivono seguendo i dettami della Bibbia, e perché dovremmo farlo noi?»

«Chi si pone come dio e giudica gli altri dovrebbe stare attento a come sfrutta il nome di Allah: il mio essere gay è una cosa solo fra lui e me. Mi rifiuto di vivere nella paura.»

«Credo che chi vuol vivere come in Arabia Saudita dovrebbe valutare di andare a vivere in un paese in linea con quei principi, non in Danimarca dove c’è libertà di espressione e di religione: non appartengono a questa società.»

«Non pretendo che tutti mi capiscano, ma che mi rispettino come io rispetto le persone che non capisco – come le donne che vestono il burqa o gli eterosessuali.»

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