Fantasia, realtà e contratti BDSM

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In questi giorni l’ambiente BDSM italiano è in fibrillazione per una notizia che sembra arrivare apposta per fare il verso a 50 sfumature di grigio e dimostrare ciò che segnalavo nella mia recensione del libro della James.

Grazie alla fulgida professionalità del giornalismo italiano i dettagli sono ancora piuttosto confusi, ma il succo dei fatti è che una coppia padovana composta da una sottomessa e dal compagno dominante, abbastanza noto fra le comunità virtuali del Web, sia finita davanti al giudice dopo la fine di un rapporto durato otto anni. Lei ha denunciato per stalking e maltrattamenti l’uomo – pregiudicato per violenza carnale e sequestro di persona – e uno dei due ha presentato come prova un “contratto di schiavitù” firmato addirittura prima del matrimonio. E qui cominciano i problemi.

Secondo la versione più accreditata della storia, il documento dovrebbe essere stato impugnato da lei come indicazione di maltrattamenti continui; secondo l’altra il contratto, che formalizza tutti i criteri del ‘Sano, Sicuro e Consensuale’ è servito invece a lui per dimostrare l’assoluta consensualità di lei nei giochi BDSM della coppia. In ogni caso l’accusa di violenze pare sia stata stralciata, ma il giallo non è ancora finito.

Questo episodio ha infatti posto il popolo dei siti a tema di fronte a un aspetto che tanti amanti dell’eros estremo tendono a sottovalutare: la grande differenza che intercorre fra la realtà e le fantasie proposte da Internet e dai romanzi. La comparsa improvvisa delle complicazioni imposte dal mondo reale ha così scatenato il panico fra i tanti che, giocando anch’essi con contratti simili, non avevano mai considerato le implicazioni di certi aspetti “minori” dei propri passatempi.

In queste ore nelle community BDSM si legge tutto e il contrario di tutto, pertanto ho ritenuto utile riassumere i dati concreti su questi documenti erotici.

Innanzitutto, un contratto di schiavitù non ha alcun valore legale. La Costituzione prevede infatti diritti inalienabili che non possono essere abdicati in alcun modo, e la riduzione in schiavitù resta un reato a tutti gli effetti così come il sequestro di persona (bondage), la violenza privata (disciplina), le lesioni personali (punizioni e torture varie) e tanti altri giochi che fanno peraltro parte del normale repertorio BDSM. In questo 50 sfumature di grigio una volta tanto ci azzeccava: un contratto di sottomissione non ha alcun valore mentre, al limite, potrebbe averlo un accordo di non divulgazione sulle modalità del rapporto – ma qui si scende in questioni di lana caprina che sarebbe inutile approfondire.

Va tuttavia osservato che fra i diritti inalienabili ci sia anche quello di vivere la propria sessualità, e che pur in mancanza di sufficiente giurisprudenza, la dottrina tende sempre più a riconoscere la legittimità dei giochi consensuali di dominazione svolti con le debite precauzioni, e a ritenere non punibili le ragionevoli conseguenze (es. piccoli segni non permanenti) di questo genere di rapporti. Il fattore chiave diviene pertanto la consensualità, che però deve essere espressa di caso in caso e di momento in momento, e non certo con un foglio di carta firmato anni prima.

Tali documenti, così come eventuali scambi epistolari o dichiarazioni pubbliche – anche via Internet – o la partecipazione a eventi a tema possono solo contribuire a dimostrare che il consenso non sia stato forzato.

Detto questo, ho sempre trovato sorprendente come tante persone con l’eccitazione dimentichino ogni buon senso. Spesso gli stessi che ritengono assurdo vestirsi da supereroi e atteggiarsi a vigilantes non hanno alcuna remora a immaginarsi nei panni di O e Sir Stephen, a prendersi troppo sul serio e fare sciocchezze come quella coppia veneta.

Parecchie sentenze hanno dimostrato, soprattutto a livello internazionale, che nelle cause di divorzio l’argomento «e poi mi costringeva a fare quelle cose orribili» di solito non viene preso molto sul serio… tuttavia non farei troppo affidamento sul buon senso del giudice.

Come si affronta allora il difficile mondo dell’erotismo estremo? La risposta dovrebbe essere ovvia: studiando bene prima quali siano i limiti imposti da legge, fisica, fisiologia, buon senso e così via, per muoversi poi liberamente al loro interno senza paura di sbagliare. Si può farlo da soli, oppure approfittare dell’esperienza di chi ha già affrontato questo percorso e risparmiarsi così un bel po’ di mal di testa. Se volete, BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo l’ho scritto apposta.

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