Fermare l’omofobia fa bene al portafoglio

Bloodied gay flag

C’è qualche dubbio che temere le persone LGBT sia un male? Dopotutto non ci vuole un genio per capire che, quando qualcuno preferisce suicidarsi piuttosto che essere discriminato, l’odio verso le sessualità non-normative debba essere fermato. Purtroppo però i miei lettori ne sono già ben coscienti. Il problema sta altrove, per esempio in paesi come Uganda o Russia nei quali essere gay è ufficialmente un crimine; sta in quelle nazioni “civilizzate” dove l’unica fonte di reddito possibile per una persona transgender è prostituirsi; sta in quelle culture e religioni che costringono chi abbia un’inclinazione sessuale alternativa a nascondersi per paura di essere ostracizzato o addirittura linciato.
Indipendentemente dal motivo alla base dell’omofobia, chiunque abbia mai cercato di far ragionare un bigotto sa bene quanto sia difficile fargli cambiare idea usando logica e informazioni concrete. Nella sua ristretta visione del mondo “loro” stanno cercando di distruggere la società civile – possibilmente stuprando un po’ di bambini e qualche animale da cortile strada facendo. Di conseguenza i gay e gli altri “immorali” devono essere combattuti e tenuti a bada, specie perché «per la società sono solo un costo». E il punto è proprio questo: gli omofobici non riescono a vedere alcun vantaggio personale in un mondo più tollerante. Ma se non fosse più così?

Una decina di giorni fa la World Bank Organization, un’istituzione finanziaria la cui missione è ridurre la povertà mondiale e in particolare nei paesi in via di sviluppo, ha tenuto una conferenza rivoluzionaria sul costo dell’omofobia. Senza entrare in dettagli statistici che potete trovare nel video qui sotto, la conclusione è scioccante: la discriminazione LGBT costa a una nazione fra lo 0,1 e l’1,7% del suo PIL – un impatto economico pari a una grave crisi finanziaria.
Più nello specifico, questo valore è stato calcolato sulla base del 10% circa di perdita di produttività causata dalla disparità di stipendio, dai problemi di salute, dal minor accesso all’educazione, dalle pressioni culturali e dagli altri problemi che le persone LGBT devono affrontare ogni giorno. In altre parole, se solo potessero vivere serene come gli altri potrebbero studiare e lavorare meglio, creando più valore per se stesse e il loro paese.
A questo punto l’obiezione più efficace che si possa fare a un bigotto diventa decisamente personale: aggrapparti alle tue paure infondate è davvero più importante che liberarti da una crisi economica nazionale? Vista da questa prospettiva, la questione è in grado di scostare i paraocchi anche della persona più mentalmente chiusa che conosciate. Se capite l’inglese vi consiglio caldamente di guardare il video anche se non prevedete di intavolare dibattiti: oltre alla presentazione principale contiene infatti un interessantissimo esempio di data mining per stabilire le dimensioni reali della popolazione LGBT e l’intera tavola rotonda fra esperti di livello internazionale sull’argomento.

Line
Line