I limiti dell’eros estremo

I limiti dell'eros estremo

Il mio post di settimana scorsa sul prendere posizione contro la cosiddetta “dominazione finanziaria” ha arruffato un bel po’ di penne. Molte persone lo hanno applaudito, alcune lo hanno deliberatamente distorto e criticato onde proteggere i propri – apparentemente assai malsicuri, se basta un articolo per minarli – interessi, e altre ancora hanno sfruttato l’occasione per discutere educatamente di pratiche erotiche estreme. Una scuola di pensiero in particolare ha riscosso un certo successo, e la si può riassumere così: «cosa diavolo ti dà il diritto di giudicare i giochi altrui? Ognuno ha modi differenti di godersi la sessualità, e quelle persone hanno il diritto di fare pratiche di dominazione finanziaria tanto quanto tu ne hai di fare BDSM, o qualunque cosa sia che fai nella tua vita privata». Che suona come un ragionamento piuttosto sensato – tranne che non lo è. Per niente. Permettetemi di spiegare.

Per come stanno le cose, non tutte le pratiche hanno gli stessi diritti. Benché sia vero che tutti dovrebbero essere lasciati liberi di esprimere la propria sessualità in pace, dei limiti esistono e per ottimi motivi – nessuno dei quali legato a moralismi o preferenze personali. Il primo di essi è il principio che valuta ogni comportamento elencato nel DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali seguito dagli operatori sanitari di tutto il mondo. Parafrasandolo, dice così: ‘qualunque comportamento e inclinazione è perfettamente accettabile, purché non causi disagio al soggetto o a chi vi interagisce’. L’implicazione è che, in quel caso, il “soggetto” dovrebbe cercare l’aiuto di un professionista – e se si rifiuta di farlo le autorità dovrebbero imporglielo per il suo stesso bene e quello della società.
In termini pratici ciò significa per esempio che non c’è nessun problema se siete il più grande feticista delle calzature sulla faccia della Terra, vivete in un appartamento strapieno di scarpe, passate le serate a leccare suole di stivali e così via – ma se cominciate a rapinare le donne per strada per rubar loro i tacchi a spillo, o smettete di mangiare per avere più tempo per annusare zoccoli… il vostro non è più una parafilia ma un disturbo parafilico che va curato. Ragionevole, no? In effetti, tale logica va mano nella mano con un altro principio legale che riguarda il lato fisico del sesso insolito.

Questo dà allo Stato il diritto di esercitare il proprio dovere, in particolare quello di proteggere i propri cittadini. Anche da sé stessi. Pensate ai tipici appassionati di BDSM: con l’eccezione di alcuni paesi sorprendentemente repressivi, sono liberi di godersi sostanzialmente qualsiasi pratica estrema gradiscano, comprese fustigazioni a sangue, fisting profondi, toiletplay e così via. Ciò perché naturalmente la libertà personale è tutelata più o meno ovunque. Ma solo fino a un certo punto.
Qui in Italia, per esempio, quel punto specifico viene determinato per legge a ‘qualsiasi lesione che richieda più di 21 giorni per guarire’. Se, per dire, un tutore dell’ordine o un operatore sanitario dovesse notare lividi neri o un osso rotto presumibilmente provocati da una sessione di gioco eccessivamente sguaiata, avrebbe l’obbligo di denunciare il danno e sporgere querela contro chi l’ha causato – anche se fosse stato tutto entusiasticamente consensuale. Altri paesi gestiscono la cosa con leggi analoghe.

Il ragionamento alle spalle di tutto ciò è che le persone potrebbero non essere in grado di valutare correttamente i rischi legati al proprio comportamento, per esempio a causa di problemi mentali o perché costrette o plagiate ad accettare il danno. Se servono chiarimenti potete chiedere a qualsiasi vittima di violenza domestica: sfortunatamente sono molto più comuni di quanto crediate.
Ciò naturalmente apre un vaso di Pandora quando si va a parlare di forme di gioco davvero estreme. Dilatare volontariamente e quotidianamente il proprio ano con lo scopo di ottenere un prolasso o la possibilità di ricevere un fisting a tre mani è una pratica accettabile? E bisezionare il proprio pene? E che mi dite della lingua? Ancora una volta il principio del DSM aiuta a trovare una risposta al di là di qualsiasi reazione di pancia si possa avere. Nel caso di parafilie decisamente borderline quali l’apotemnofilia, in cui la persona sente un bisogno profondo di amputarsi un arto, alcuni sistemi legali forniscono lo stesso tipo di consulto e valutazione offerto agli individui transgender per distinguere fra vero dismorfismo e deliri temporanei. Parlando più in generale, comunque, la questione è nettamente più semplice.

Mi sto riferendo al concetto chiave di consenso, che in ambito erotico viene spesso ridotto solamente a essere un terzo del buon vecchio slogan dell’SSC, ma che in realtà è un principio molto più complesso. Come dicevamo prima, dare il proprio consenso non è sufficiente: questo deve essere anche valido, e ciò significa quattro cose:

  • Deve estendersi a tutte le perosne coinvolte
  • Deve essere informato di tutto ciò che comporta e delle conseguenze a lungo termine
  • Non deve essere forzato
  • Si deve essere in grado di consentire: legalmente, mentalmente e sotto ogni altro aspetto

Non sembra così folle, vi pare? Allora proviamo a collaudare ciascuno di questi punti, uno dopo l’altro.

È possibile acconsentire a un gioco di pioggia dorata durante una cena al ristorante?
No, perché gli altri clienti probabilmente non gradirebbero.

È possibile acconsentire a una sessione di cell popping sulla base di quanto innocuo suoni questo termine?
No, perché si tratta di un modo improprio per indicare l’ustione della pelle con metalli arroventati, che lascia segni a lungo termine che se non pianificati possono divenire causa d’imbarazzo.

È possibile acconsentire a un rapporto di “nonconsensualità consensuale”?
No, porco diavolo – e vedi immediatamente di toglierti di torno. Non parlo idiotese.

È possibile acconsentire a qualsiasi attività sessuale se sei un bambino o un cane?
No, ovviamente.

Bene: sono lieto che la pensiamo tutti allo stesso modo. E allora mi fareste la cortesia di dirmi cosa c’è di tanto difficile a capire che la dominazione finanziaria viola di brutto queste regole? Lo chiedo perché la findom impatta anche chiunque condivida la vita della vittima; perché viene presentata come un gioco, ma ha l’obbiettivo di rovinare economicamente il “bancomat umano” in modo tragicamente reale; perché comporta la manipolazione pesante della percezione della realtà da parte della vittima; perché è diretta contro persone temporaneamente o definitivamente incapaci di intendere e di volere. Quattro cause di invalidità del consenso su quattro, nientemeno!

Per concludere, certo che l’eros estremo ha dei limiti. Se la dominazione finanziaria costituisce un esempio eclatante del perché, tali limiti riguardano anche ogni altra forma di sessualità, sia vanilla che depravata – e io per primo ne sono felicissimo. Specie perché, una volta che li si ha compresi, tutto ciò che rientra in questi limiti diventa terreno di gioco valido. Ed è un campo davvero bello grosso. Ora che ne dite di tornare a esplorarlo?

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