I pericoli nascosti del clinical: parola di professionista

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Qualche settimana fa durante un party a Bologna ho tenuto un micro-seminario della serie Master class dedicato all’uso di prodotti chimici e medicinali in ambito BDSM. Alla fine dell’incontro sono stato avvicinato da una ragazza che, grazie ai suoi studi da infermiera, mi ha fatto notare un’imprecisione nella presentazione. Incontri come questi sono fantastici per migliorarsi, così ci siamo messi a discutere di un tema per me molto importante: i pericoli dell’ignoranza nell’affrontare l’eros estremo.
Alla fine della serata ho pensato che fosse poco carino tenere per me le considerazioni e le scoperte fatte, così l’ho ricontattata per mettervi a disposizione un’intervista in cui abbiamo ripreso i punti chiave della chiacchierata:

 

Ciao, ti va di presentarti ai lettori?

In tutta sincerità: no. Tengo molto alla mia privacy e del resto non avrebbe importanza raccontare chi sono. Ai fini dell’intervista credo sia sufficiente dire che lavoro in ospedale, sono quotidianamente in contatto con medicinali, strumenti e procedure mediche, e che sono particolarmente attenta a documentarmi in maniera rigorosa sui miei campi di interesse. Nel privato pratico BDSM e conosco bene le sue pratiche, quindi queste due cose insieme mi danno una prospettiva chiara e completa sul mondo del clinical.

 

D’accordo. Mi piacerebbe cominciare dall’errore di omissione che hai riscontrato nella mia presentazione. A un certo punto ho accennato alla possibilità di usare il tampone imbevuto di liquido balsamico che si trova negli stick di Vicks inalante come un pennello “bruciante” con cui tormentare le parti intime del soggetto sottomesso. Cosa mi sono dimenticato di dire?

Che alcuni di questi decongestionanti nasali, soprattutto in formulazioni spray ma alcuni anche in stick, contengono la fenilefrina, che è una molecola simpaticomimetica diretta. In altre parole simula le istruzioni provenienti dal sistema nervoso simpatico, inducendo la vasocostrizione della muscolatura liscia vasale. All’atto pratico è molto efficace nel farci espettorare meno muco, tanto che in clinica è quella più utilizzata di questa classe di composti.
Il problema è che se se ne usa una quantità sopra il dosaggio, o la si usa impropriamente, l’effetto diventa sistemico, può dare dipendenza ma soprattutto diventa ipotensivante e causa un diffuso malessere potenzialmente anche grave.

 

Mea culpa. Questo è un classico esempio di quei pericoli “invisibili” ai quali la maggior parte delle persone che pratica BDSM non pensa, un po’ per ignoranza e un po’ per distrazione. Un altro caso tipico è quello di chi lega il partner in piedi con i polsi più in alto della testa come si vede fare in mille video e foto, e al momento di liberarlo fa abbassare le braccia di colpo senza pensarci due volte. Il gesto influisce però sulla circolazione ed è facile che il calo di pressione faccia girare la testa o svenire il soggetto, che finisce col farsi male: parecchi incidenti che ho visto capitare sono avvenuti così, per buona fede mal riposta. Parlando da praticante ma anche da operatore sanitario, ti vengono in mente altri esempi?

Per chi tutti i giorni ha a che fare con la sanità è molto facile osservare comportamenti a rischio in chi ti sta attorno, ma la salute personale è comunque una questione che ciascuno di noi gestisce assumendosi anche i rischi derivanti dalle proprie azioni. Le cose cambiano se però si espongono al rischio anche altri, pertanto è molto importante che ci sia un lavoro collettivo di informazione sulla salute.
Un esempio calzante riguarda la promozione della salute nella sfera sessuale e la prevenzione delle cosiddette MTS, le malattie a trasmissione sessuale. Attualmente il metodo più sicuro ed efficace per prevenirle resta l’uso del preservativo, ma più in generale può essere utile memorizzare il “metodo ABC” insegnato negli Stati Uniti.

A sta per ‘Astinenza dai rapporti sessuali non protetti’. Ciò non significa che non si debbano mai avere rapporti senza preservativo, ma solo fino a quando non si è sicuri dello stato di salute del partner. Una volta fatti i test – esame del sangue e dell’urina – anche gratuitamente e anonimamente presso un centro MTS e ottenute le informazioni necessarie per assicurare un rapporto sicuro (dal punto di vista delle malattie, non delle gravidanze per esempio) possiamo procedere serenamente.

La B sarebbe quella della regola inglese ‘be faithful’, cioè «sii fedele». Se si vuole restare sull’italiano la si può associare a «fate i Bravi». In entrambi i casi la morale non c’entra nulla: è una regola che riguarda prettamente la salute. Se abbiamo rapporti sessuali senza il preservativo, è buona norma avere rapporti solo con persone di cui siamo certi al 100% che siano sane. Che si abbia un solo partner o di più, conviene quindi avere rapporti sessuali non protetti solo all’interno di una cerchia ristretta di persone e, se si fanno nuove conoscenze, usare il profilattico e informare tutti i partner. Almeno fino a quando non saremo sicuri che questa persona sia sana e ci sia fedele!

C = Condom. Il condom – che è un sinonimo di ‘profilattico’, ed  esiste anche il condom femminile, chiamato Femidom – non dovrebbe essere utilizzato solamente per i rapporti vaginali o anali, ma anche per quelli orali. Le MTS si possono infatti contrarre anche facendo sesso orale, eppure l’abitudine a proteggersi – perfino nel caso di partner occasionali – è pochissimo diffusa. È anche vero che bisogna sapere bilanciare piacere e sicurezza, ma conviene tenerne conto.

 

Proprio mentre stavamo chiacchierando abbiamo assistito a due episodi inquietanti, benché non ci sia stata sicuramente alcuna malafede. Il primo è avvenuto nell’ambiente dedicato ai giochi clinical, dove il dominante accarezzava gli aghi prima di inserirli…

Questo non deve mai essere fatto: se gli aghi sono conservati correttamente e la confezione è integra, sono sterili e devono restarlo! A meno che non si usino guanti sterili indossati con la tecnica sterile usata dai chirurghi, e che la confezione sia stata aperta preservandone la sterilità, toccando l’ago lo si contamina… e allora che senso ha aver disinfettato o addirittura sterilizzato (ho visto fare anche questo) l’area da pungere?
Bisogna anche ricordarsi che è inutile indossare i guanti senza essersi lavati le mani o avere almeno passato della soluzione idroalcoolica (suggerisco la Clorexidina, che si compra anche online). Magari meglio evitare anche di riempire le superfici corporee con iodopovidone, in quanto è una soluzione molto aggressiva e alcune pelli ne risentono in maniera particolare.

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Ph.: Peter Coulson

Fra l’altro, parlando di aghi mi hai raccontato di avere visto scene da fare accapponare la pelle per l’imperizia con cui venivano condotte.
Per fortuna negli ambienti che frequento non mi è mai successo di osservare episodi di incompetenza così catastrofica, però l’inconsapevolezza può giocare brutti scherzi a tutti i livelli. Per esempio mi dicevi di avere notato come tanti sappiano infilare correttamente gli aghi nella pelle dei loro sub, ma poi ignorino quale sia il modo giusto per toglierli senza provocare danni.

L’ago, se parliamo di applicazioni ipodermiche o al massimo sottocutanee – intradermiche hanno un rischio di far danno già abbastanza elevato – non deve essere inserito “a fior di pelle” ma inclinato di 10-30°, altrimenti si strappa il tessuto. Il punto da forare va pizzicato e sollevato con la punta delle dita, formando una piega più facile da gestire. Poi si fora con una manovra decisa e mano ferma, senza muoverlo avanti e indietro.
Per rimuoverlo si fanno gesti analoghi: si forma di nuovo la plica cutanea e deve essere sfilato con un gesto unico e veloce; la punta dell’ago non deve mai restare dentro il tessuto, perché potrebbe lesionare ciò che la circonda, e non deve essere mai toccata in alcuna fase, compreso dopo averlo tolto.
Il modo corretto di smaltire gli aghi usati lo descrivi anche tu nei tuoi libri, ma in sostanza vanno buttati in contenitori appositi, senza cercare di rimettere i cappucci rischiando così di pungersi. In mancanza di contenitori specifici si può usare un vasetto di vetro trasparente dotato di tappo ben chiuso, in modo che nessuno possa metterci per errore le dita.

I gesti del playpiercing sono tutti qui. Se non si è un piercer professionista, cercare di fare numeri da circo è solo un pericolo inutile. Figurati che una volta ho assistito a una scena in cui l’ago è stato piantato nel pube come in un puntaspilli: ne è uscito un flusso di urina, segno che era stata perforata la vescica e fatto un danno che avrebbe potuto richiedere un ricovero urgente!

 

Agghiacciante. E posso rilanciare con i geni che trapassano capezzoli senza cognizione di cosa stiano facendo. Che ne dici di spiegarglielo?

Soprattutto nelle ragazze giovani è consigliabile che il capezzolo non venga trapassato, perchè è il convoglio finale dei dotti galattofori. Nel caso in cui si avesse una gravidanza il tessuto cicatriziale che si va a formare può provocare problemi e fastidi in fase di allattamento.

 

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Un corset piercing decisamente elaborato

L’altro episodio che mi ha dato da pensare è stato quando una coppia sorridente è venuta a mostrarci con orgoglio il corset piercing (cioè due serie parallele di perforazioni nella schiena, unite da un nastro allacciato come in un corsetto) appena fatto… con delle grosse spille da balia! Ti ricordi cosa hanno risposto quando ho cercato di far notare che stessero rischiando grosso? La conversazione è stata surreale: io ho detto «beh, magari non avrei usato delle spille…»

…E lui ha ribattuto «Tranquillo: le ho sterilizzate mettendole due ore nell’Amuchina!» 
C’è una grande differenza tra detergere – che è l’azione di pulire una superficie o un oggetto con del detergente allo scopo di allontanarne lo sporco – disinfettare, che è un’azione con lo scopo di uccidere i microorganismi patogeni (generatori di malattie) per cui si usano i disinfettanti, e la sterilizzazione, che è il processo con il quale uccidiamo ogni forma di microorganismo vivente e spora e che deve essere mantenuta con determinate tecniche e ambienti controllati. Sterilizzare degli strumenti con l’Amuchina non è possibile. Al massimo potresti disinfettarli, ma comunque utilizzare poi questi strumenti senza tecnica sterile vuol dire contaminarli daccapo.
È importante ricordare che indossare i guanti ma non lavarsi le mani è assolutamente inutile.

 

Ma quel che intendevo è che, a differenza di un ago concepito per quello scopo specifico, la punta delle spille lacera la carne e oltretutto a livello microscopico la superficie del materiale è ruvida, inutilmente dolorosa e rilascia facilmente minuscole schegge di cromatura nella pelle. Quando ho obiettato che mi riferivo al materiale mi ha interrotto col tono di chi la sapeva lunga…

…«Ah, tu dici perché contengono nickel! Ma tanto lei non è allergica, e comunque se poi si gonfia troppo ci do una passata di crema al cortisone!»
In verità non si dovrebbero mai utilizzare farmaci contenenti cortisone o qualsiasi altro FAS (farmaco antinfiammatorio steroideo) senza prescrizione medica.
Anche se non si è allergici ad un determinato materiale, non vuol dire che questo possa stare tranquillamente dentro il nostro corpo: il sistema immunitario reagisce comunque per espellere il corpo estraneo, sia che questo si trovi all’interno del corpo o anche solo sotto cute. E pensare che poi quella signora l’ho vista sdraiarsi appoggiandosi direttamente con la schiena forata su una superficie non pulita…

 

Santissimiddio… È rincuorante che la maggior parte delle pratiche BDSM sia notevolmente meno pericolosa del clinical, come minimo perché non viola le barriere naturali del corpo. Dopo tanti anni mi sono convinto che il problema di fondo sia la convinzione diffusa che, nel momento in cui si comincia a fare giochi di dominazione e sottomissione, le normali leggi di fisica, medicina, giursprudenza, eccetera smettano di essere valide “perché tanto il sesso non fa parte della vita quotidiana” – il che già la dice lunga su come ragiona la gente. Sono capitati anche a te i famosi casi di gente ricoverata d’urgenza per incidenti dovuti a pratiche erotiche fuori dal comune?

La risposta è «sì», ma non me la sento di raccontarli!

 

Il punto è anche che nella foga del momento non si pensa a potenziali conseguenze non proprio intuitive delle proprie azioni. Una volta ho incontrato personalmente qualcuno che si era infilato una bottiglia nel sedere dalla parte del fondo, creando un “effetto ventosa” con l’intestino che ha impedito di estrarla fino a che un team di pronto soccorso non ha trapanato la base di vetro per fare entrare aria e contrastare il vuoto. La parte davvero assurda è tuttavia che ho scoperto che si tratti di un intervento relativamente comune. Del resto, il corpo dei pompieri di San Francisco ha addirittura degli specialisti a tempo pieno per la rimozione di cockring rimasti incastrati

Qui ci possono essere diversi scenari. La congestione è un rigonfiamento per edema al prepuzio dovuto a un lento ritorno linfatico che si risolve spontaneamente in 48 ore al massimo, ma è comunque un tempo troppo lungo per poter tenere il cockring. Il priapismo invece è un’erezione del pene molto dolorosa che non ha niente a che fare con l’eccitazione sessuale e alla quale non consegue l’eiaculazione.

Il grande pericolo delle costrizioni/compressioni ai tessuti corporei dipende dal mancato passaggio del sangue nelle zone che devono essere irrorate: i tessuti hanno bisogno dell’ossigeno e dei nutrienti che esso trasporta insieme ad un’altra serie di sostanze. Quando viene a mancare l’afflusso ematico o è ridotto si va incontro a ischemia del tessuto, e se questa è prolungata nel tempo evolve in necrosi, cioè morte del tessuto stesso. Fa’ conto che per alcuni tessuti pochi minuti sono già un lasso di tempo enorme. I tessuti necrotici devono essere rimossi, per non creare infezione e successiva sepsi.
Per questo motivo se si praticano alcuni aspetti del clinical è importantissimo informare il partner delle proprie condizioni di salute, per esempio se si ha a che fare con diatesi emorragiche – cioè la tendenza a sanguinare molto – vasculopatie o deficit della coagulazione dipendenti da malattie ai fattori della coagulazione o alle piastrine.

 

Non tutti gli incidenti legati all’eros estremo sono però di origine meccanica. A un certo punto osservavi che anche l’ignoranza della psicologia fa dei bei danni.

Sono più preparata sulla neurologia che sulla psicologia, che viene molto dopo più per adattamento e bisogno che per vera evoluzione. Ciò detto, ho visto diverse situazioni nelle quali l’eccitazione del voler fare BDSM fa chiudere un occhio o anche due sulle necessità psicologiche del partner, perfino in casi nei quali è evidente che ci sia qualche problema affettivo, sociale o di autostima. Mentre si parla relativamente tanto di pratiche fisiche, strumenti e sessioni, sull’aspetto psicorelazionale non c’è alcuna educazione e anche questo è un problema in sé, perché impedisce a chi è più vulnerabile di sapere quando e come difendersi da quelle persone – rare, ma purtroppo ci sono – che invece sfruttano consapevolmente le debolezze altrui per il proprio tornaconto sessuale.

 

Ok, direi che con le lamentele siamo a posto. Per non concludere su toni inutilmente negativi, che cosa suggeriresti di fare a chi volesse imparare a prevenire pasticci come quelli di cui abbiamo parlato?

Mi sento di dire che l’educazione è un processo circolare, quindi è possibile imparare in qualsiasi momento. Informarsi bene prima di attuare alcune pratiche, o comunque fare un corso di Primo Soccorso è consigliabile a chiunque.
Nel momento in cui si hanno dei dubbi su quello che si sta facendo, la cosa più sensata da fare consultare qualcuno più esperto di noi o un medico. State tranquilli che avrà già visto ben di peggio, e non ha alcun interesse a giudicarvi.

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