I vecchi dei sono duri a morire

mapplethorpe

Di solito su questo sito non pubblico articoli di altre persone. Faccio un’eccezione perché l’esperienza diretta di Guy Baldwin gli ha permesso di descrivere la cosiddetta Vecchia Guardia con una competenza che io, non avendo vissuto negli Stati Uniti nei primi anni ’70 del secolo scorso, non avrei mai potuto eguagliare.
Parlare della fantomatica, mitica e mitizzata prima comunità contemporanea di amanti del BDSM è tuttavia importante: sia per chiarire alcuni equivoci culturali, sia per capire da dove nascano alcuni seri problemi che tutt’oggi affliggono chi si avvicini al mondo dell’eros estremo.

Per adesso leggiamo cos’ha da raccontarci lui; io prometto che tornerò presto sull’argomento.

 

Traduzione di Abatenero, pubblicata originariamente su Legami e riprodotta su autorizzazione

 

Chi è Guy Baldwin

Quella che segue è la trascrizione italiana del discorso tenuto da Guy Baldwin il 20 settembre 2014 a Tacoma, Washington. La trascrizione della versione originale inglese è reperibile sul sito Leatherati 
Ringraziamo l’Autore per aver acconsentito alla traduzione ed alla pubblicazione

 

Come alcuni di voi sapranno già, sono stato invitato qui a Tacoma per parlare del più molesto, frainteso, controverso, imbarazzante singolo argomento che abbia mai avvelenato la nostra comunità, e per diverse generazioni: mi riferisco, ovviamente, alla Vecchia Guardia.

Oggi è il 23mo anniversario di un articolo che pubblicai nel settembre del 1991, nel numero 150 di Drummer, intitolato: “La Vecchia Guardia: Origini, Tradizioni, Mistica e Ruoli”. Apparve anche nel mio primo libro, Ties That Bind, nel 1993. In effetti, ad oggi, sono sicuro si tratti del più letto, condiviso e citato saggio che io abbia mai pubblicato

Mese dopo mese, autorizzai la pubblicazione del saggio sulla Vecchia Guardia sul sito di chiunque lo chiedesse. Ma fui sgomento quando più tardi alcuni lettori rivelarono che il saggio era stato tagliato, e persino alterato – posso sono concludere, per adattarlo ai gusti ed alle intenzioni del proprietario del sito. Cominciai a percepire che il mio sforzo di informare i lettori sulla Vecchia Guardia aveva creato più problemi di quanti ne avesse risolti, e per questo, devo dire, oggi sono veramente dispiaciuto.

Oggi so che la Vecchia Guardia è come un iceberg, di cui solo il 10 per cento è visibile sopra il pelo dell’acqua. La parte più facile da vedere e discutere non è affatto la cosa nella sua totalità.

Ma, come dice il proverbio, gli sciocchi sono precipitosi1, e fu veramente sciocco da parte mia, nel 1991, pensare di poter rendere giustizia alle concezioni della Vecchia Guardia con 2000 parole. Perciò, nello sforzo di arginare l’ondata di disinformazione, nel 1998 pubblicai il mio secondo saggio sull’argomento, in una rivista gay conosciuta come International Leatherman (ormai chiusa da tempo), intitolata “The Old Guard: Classical Leather Culture Revisited”.

Ingenuamente, sperai di aver chiuso la questione. Ma sbagliai di nuovo, e nel 2011 lo schiamazzo intorno alla Vecchia Guardia era di nuovo in crescendo. Autorizzai la ripubblicazione dell’articolo su Leatherati.com, dove potete ancora trovarlo, se vi interessa; ma comunque è ormai evidente che neanche questo è stato d’aiuto.

Prova ne sia il fatto che io oggi sono qui per cercare, ancora una volta, di favorire una più sofisticata comprensione della Vecchia Guardia.

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Comincerò con un po’ di storia personale, che mi aiuterà a collocarmi lungo la linea temporale della comunità gay leather.

Nel 1965 avevo diciotto anni, e mi ero appena diplomato alla scuola superiore di una piccola città del Colorado. Come destino volle, fui affrontato da mia madre sulla mia omosessualità, e quando confermai i suoi sospetti, mi diede una settimana di tempo per andarmene di casa: “nessun omosessuale vivrà mai sotto il mio tetto”. E così me ne andai, nella grande città più vicina, Denver.

Presi una stanza in una pensione a Capitol Hill, e non passò molto tempo prima che avessi la mia prima relazione kinky. Coltivai avidamente l’amicizia con quell’uomo, e nei tre anni seguenti, prima attraverso lui e poi attraverso altri, entrai in contatto con una rete di persone nell’area di Denver che erano kinky in una misura o nell’altra.

Qualche anno dopo, i tipi  che frequentavo decisero di formare il Rocky Mountaineers Motorcycle Club, nel 1968, lo stesso anno in cui iniziai a frequentare il college, soprattutto perché quelle stesse persone mi facevano pressione perché studiassi. Quelle persone furono il mio primo surrogato di famiglia. Durante  gli anni del college, passai molti dei miei weekend con loro, ed un gruppo  venne in motocicletta sino a Boulder per assistere alla cerimonia del diploma, dopodiché mi fecero socio dei Rocky Mountaineers.

Mi fecero socio anche perché sapevano che mi sarei presto trasferito a San Francisco, e le credenziali di socio di un club motociclistico mi avrebbero aperto le porte nascoste dell’ambiente leather di San Francisco, nonostante la mia giovane età: avevo solo 26 anni.

La gente che scrive di queste cose tende a concordare che la cultura gay leather maschile raggiunse la visibilità nel 1954, con la formazione del Satyrs Motorcycle Club a Los Angeles, lo sviluppo di una Scena efficiente a New York, ed il rilascio nelle sale del film “Il Selvaggio”, con Marlon Brando nel ruolo di un motociclista rinnegato. Quel film influenzò profondamente i maschi omosessuali dell’epoca.

Giusto per mettere le cose in prospettiva, quando mi diplomai alla scuola superiore nel 1965 e mi trasferii a Denver, la cultura underground leather era vecchia di appena 10 anni – ma la rete di Denver vi era ben addentro. Il trasferimento a San Francisco per me costituì solo un piccolo shock culturale. Gli uomini di Folson Street2 si vestivano, muovevano, parlavano e comportavano esattamente negli stessi modi degli uomini che frequentavano i leather bar o gli eventi motociclistici di Denver.

Notate, per favore, che ho detto “modi”, al plurale. Nel 1972 c’era 4 principali sottogruppi che condividevano quel che altri avrebbero chiamato il “leather space”, che comprendeva i leather bar, i sex club, e gli eventi motociclistici.  Questo quattro gruppi erano, in ordine casuale.

  • Gruppo 1: i soci dei club motociclistici, ed altri motociclisti non affiliati a club
  • Gruppo 2: gli sregolati apparteneti alla controcultura leather (specialmente dopo il 1967)
  • Gruppo 3: i feticisti del cuoio, delle uniformi, della gomma e/o degli stivali.
  • Gruppa 4: gli affezionati dello stile Cowboys/Levis/Western

Per di più, chiunque in ognuno di questi gruppi poteva essere individuato almeno da queste altre sei variabili, in quasi qualunque combinazione:

  1. Alcuni migravano fra i quattro gruppi elencati sopra, altri no
  2. Consumo di alcol – qualcuno beveva, qualcuno no
  3. Consumo di droghe – per alcuni spesso, per altri raramente
  4. Interesse nel SM e/o B&D e/o fisting
  5. “Sesso duro”
  6. Feticismo per i formalismi ed i rituali.

Perciò, entro 15 anni dal suo inizio, nonostante venisse chiamato il “mondo leather” dei gay – o come lo chiamavamo allora, “La Scena Leather” – conteneva già una schiera di configurazioni kinky sorprendentemente diversa. Per esempio, c’erano

  • Soci di club motociclistici che non volevano avere nulla a che fare col sadomasochismo
  • Sregolati della controcultura che se la ridevano dei formalismi
  • Tipi che amavano le uniformi e la pelle, ma che non si sognavano neanche lontanamente di fare fisting  perchè avrebbero rischiato di macchiarsi di unto le camicie della California Highway Patrol3 (ed il lavaggio a secco era effettivamente costoso, a quei tempi)
  • Amanti del fisting che non volevano saperne di SM, motociclette o bondage
  • Feticisti dei cowboys, della pelle e degli stivali che non amavano il formalismo
  • Sadomasochisti che non volevano sapere nulla di bondage o formalismi

C’erano anche

  • Feticisti del cuoio che amavano soltanto il sesso duro con altri uomini ugualmente feticisti, con o senza rituali
  • Gente a cui piaceva il fisting, ma solo quando indossavano gomma
  • Coppie Master/slave che si comportavano come tali solo quando erano insieme.

* * * * * *

Da dove venne il linguaggio della “Vecchia Guardia”?

Finchè i feticisti dei rituali si mostrarono tolleranti degli altri approcci alla sessualità alternativa, non ci furono contrasti nel nostro mondo. Ma quando alcuni dei formalisti cominciarono a considerarsi come una elite, ovviamente cominciarono i guai – che sono rimasti con noi sin da allora.4

Alcuni, in questa auto-consacrata elite, cominciarono a vedersi come detentori di una segreta, semisacra conoscenza di pratiche sadomasochistiche trascendentali. Diventarono quello che il mio amico Vince chiama “massonici”. Ammantati di questa mistica, cominciarono a trattare con condiscendenza  i non iniziati, che penso debbano aver considerato come il Grande Cuoio Grezzo5.

L’elitarismo, naturalmente, li allontanò dalla corrente principale del mondo leather,  e finì per sollevare la collera che seguì.  Di conseguenza, il termine “La Vecchia Guardia” fu coniato per la prima volta dalla terza generazione di leathermen alla fine degli anni ’80. Intendevano quel termine come una critica verso quella elite condiscendente. Altro sull’argomento tra poco.

Il mio amico Kevin Craft ha suggerito quello che potrebbe essere un modo molto più utile e sofisticato di pensare “La Vecchia Guardia”. Suggerisce che abbia molto più senso pensare ai modi con cui i diversi leathermen trasmettevano la formazione  a coloro che ritenevano qualificati a riceverla.

Spero che sia immediatamente chiaro che i quattro gruppi che si mescolavano nelle sei variabili che ho menzionato prima facevano le cose ciascuno in maniera completamente diversa. Considerate:

  • Gli sregolati motociclisti della controcultura insegnavano, ed insegnano ancora, senza quasi alcun accenno a formalismi e rituali (pensate alla rivistaInstigator6)
  • Chi insegna la tecnica delle corde e della fustigazione è probabile che lo faccia  in modo informale e alla mano. Per la verità, ho ragione di credere che la maggior parte dei corsi pratici siano condotti esattamente in questo modo.
  • Gli amanti del fisting si scambiano spesso le posizioni, considerandolo un modo efficace di insegnare la tecnica, ma non prestano molta attenzione a chi indossa cosa, purchè sia sexy
  • I soci di un club motociclistico possono sedersi a tavola in ordine di anzianità, di età, o data di iniziazione, ma tutti si trattano da uguali – niente protocollo, solo buone maniere.
  • Top e bottom non sono sempre la stessa cosa che Dom e sub. Vale a dire: alcuni bottom sono estremamente dominanti, mentre alcuni Top sono sottomessi.
  • Le coppie Master/slave possono comportarsi in maniera formale qualche volta, sempre, oppure mai.

Spero che anche solo da questi pochi esempi possa essere chiaro che già nel 1972 era impossibile assumere un  monolitico standard di comportamento “Vecchia Guardia” applicabile a tutti i leathermen della prima e della seconda generazione. Come in Rashomon, molti di quelli che sinceramente pretendono di essere testimoni o eredi delle “tradizioni della Vecchia Guardia” possono conoscere una parte della storia; ma l’esperienza di nessun individuo (e persino di nessuna comunità) può racchiuderla tutta, dato l’enorme spettro di variabilità che caratterizzava, ed ancora caratterizza, la cultura gay leather.

* * * * * *

Come spiegare le lunghe decadi di confusione sulla “Vecchia Guardia”?

Quelli di noi che hanno speso del tempo a considerare seriamente la questione sono arrivati alla conclusione che diversi fattori dinamici ed intersecanti contribuiscano a mantenere torbide le acque della discussione sulla Vecchia Guardia.

Tanto per cominciare, la storia della comunità gay leather  è come il resto della storia umana – e perchè non dovrebbe? – nel senso che, col passare del tempo, ogni cultura è soggetta a sperimentare quel che suppongo di dover chiamare “terremoti sociali”: traumi che scuotono lo status quo, qualunque esso sia. E dopo questi shock, la vita cambia di molto.

La storia americana è piena di esempi. La Rivoluzione Americana, la Rivoluzione Industriale, la Guerra Civile ( tutte le guerre, in effetti), le Depressioni del 1873 e del 1929, lo sviluppo della bomba atomica, l’11 settembre, e così via. Anche la storia leather ha conosciuto degli shock. E ricordate che più piccolo è il gruppo, più grande è l’impatto degli shock, quando arrivano

Per il mio portafogli, il primo shock arrivò quando le tariffe aeree cominciarono a crollare, dal 1962 in poi, dopo l’introduzione del Boeing 707 nel 1958. Si, ovviamente, dovevo menzionare la Boeing (La Boeing è uno dei maggiori datori di lavoro nell’area di Seattle – Tacoma, dove fu fondata. Nota dell’editore)

Quando viaggiare divenne economico, divenne possibile per i leathermen della classe media assaggiare carne fresca nei leather bar che avevano cominciato a spuntare in giro per il paese. Questo fu l’inizio di un lungo processo di omogeneizzazione nel mondo gay leather che continua ancora oggi.

Sono d’accordo con Gayle Rubin: lo schock successivo che colpì la scena leather gay fu la proliferazione delle droghe psichedeliche, che cominciò intorno al 1968, l’anno che gli storici sociali hanno chiamato “L’Estate dell’Amore”, o talvolta “L’Estate Hippie”. Pensate. Jimmy Hendrix, Janice Joplin, Donovan, Country Joe & The Fish, Woodstock, LSD, i funghi, il peyote, e sì,  il poppers, o Nitrito di Ammile7.

I leathermen cominciarono a sperimentare le droghe, mentre i consumatori di droghe stavano trovando la strada verso la scena leather.  Prima dell’avvento delle droghe ricreative, la scena leather era un amalgama di diverse influenze:

  • I soci dei club motociclistici organizzati, ed i motociclisti non affiliati
  • I veterani della seconda guerra mondiale
  • Quelli col feticcio dei cowboy, dei poliziotti, dei motociclisti, della pelle, dei soldati, dei colletti blu, del “rough trade for pay”8, ed altre icone ipermascoline.

Dopo l’apparizione delle droghe e la loro proliferazione, quella che ho chiamato la cultura Leather “Classica” non fu più la stessa:

  • Diventammo un po’ meno ginofobici
  • Cambiare ruolo (switching) divenne più accettabile
  • Il Fistfucking9 proliferò e divenne una sottocultura trasversale di suo proprio diritto. Era comparso il fazzoletto rosso10, il primo di molti.
  • La mia esperienza personale è che la musica divenne più comune negli spazi di gioco.
  • L’atmosfera si rilassò: diventammo meno “seri”
  • La scena leather cominciò (cominciò!) ad essere meno nascosta – cioè, un po’ più visibile. Negli anni ’50 e ’60, a New York, gli uomini arrivavano ai bar con i loro indumenti leather dentro un borsa e si cambiavano solo al loro interno

Quando i veterani di guerra cominciarono a tornare dal Vietnam, nel 1969, mostrarono assai meno riverenza per il formalismo “sputa e pulisci” che i loro più anziani predecessori avevano idealizzato.

Il Viet Nam stravolse gli uomini, esattamente come fanno tutte le guerre, ma tutti loro sapevano che quella del ‘Nam non era stata una guerra “necessaria”, come quella che i loro padri ed i loro nonni avevano combattuto. Molti avevano cominciato a far uso di erba per rendere sopportabile l’esperienza della guerra. E non avevano alcuna intenzione di rinunciarci per entrare nella scena leather.

Mi torna alla memoria un mentore  molto influente, Jim Kane – una icona della vecchia Guardia ed un elitario se mai ce ne fu uno – che mi prese da parte, era circa il 1974, per mettermi seriamente in guardia più o meno con queste parole:”Ora, stai bene attento a non farti coinvolgere da quei tipi del fisting. La Scena ha già perso troppa gente in gamba, scomparsa in quel casino11, senza che se ne sapesse più nulla. Non provarci nemmeno una volta” E io non lo feci, per anni.

E parte di questo discorso era un implicito ammonimento contro le droghe che avevano reso l’esplorazione del buco del culo, beh, più facile12. In effetti, per gli appassionati di fisting dell’epoca, la droga divenne parte dell’equipaggiamento standard per quelle esplorazioni. Alcuni ne usavano poca, altri molta.

Jim Kane quasi certamente non lo sapeva, ma il fistfucking era già trasversalmente molto diffuso. Gli appassionati avevano addirittura i loro propri bar nella zona di Folson Street: il Red Star e l’Ambush. I formalisti tendevano a vedersi al Ramrod ed al No Name.

Come conseguenza di ogni onda d’urto o “terremoto sociale”, il modo e lo stile di educare i nuovi venuti cambiò. Ed è mia opinione che questi cambiamenti erano semplicemente un riflesso del fatto che c’erano sempre più modi per “fare” sessualità alternativa.

Lo spirito dei leathermen si addolcì. Si allontano dalla severa gravità della prima generazione leather, diciamo dal 1950 al 1965, quando arrivai io. Quella era stata la generazione che aveva assistito alla severità della seconda guerra mondiale, ed era sopravvissuta. Per contrasto, i veterani del Viet Nam tendevano a prendere quasi tutto molto meno seriamente – forse in parte perché non si vedevano come eroi che tornavano a casa da una grande battaglia morale.

E la cosa più significativa era che, quando questa seconda generazione di leathermen trasmetteva le informazioni erotiche ai nuovi venuti, lo faceva con uno stile molto meno rigido, molto più informale. Andy Mangles (la seconda persona a discutere pubblicamente di Vecchio e Nuovo Leather, nel 1989) probabilmente lo disse nel modo migliore, lo sto citando, qui:

Gli uomini del Vecchio Leather – cioè, la prima generazione della Vecchia Guardia – era più probabile dicessero: “Tu devi…Tu sempre… Tu dovrai… Tu mai…” . mentre gli uomini che vennero dopo il 1970 era molto più probabile dicessero: “Tu puoi… Tu potresti… Tu dovresti…”

Sicuramente il terzo trauma che ha colpito il nostro mondo è stata la nascita delle organizzazioni BDSM “aperte” – intendo aperte a chiunque si facesse vivo, mostrasse un interesse e pagasse un obolo per l’ammissione o una tassa di iscrizione. Specificamente, mi riferisco alla The Eulenspiegel Society di New York, fondata nel 1971, ed alla Society of Janus di San Francisco, fondata nel 1974; e, naturalmente, alla National Leather Association, creata a Seattle nel 1986.

Con l’avvento di queste organizzazioni, il vecchio metodo del lento e paziente addestramento dei nuovi venuti fu spazzato via, le porte del mondo leather si spalancarono e chiunque divenne il benvenuto. Non si fece più alcuno sforzo per indagare il carattere di un possibile candidato, come si faceva normalmente in passato. Non si fece più alcuno sforzo per capire se la moralità della persona lo qualificava a ricevere la conoscenza esoterica dei rituali di accoppiamento o delle più sofisticate tecniche del BDSM di qualità.

Col proliferare delle opportunità educative, col diffondersi dei weekend dedicati in giro per il paese, l’enfasi educativa scivolò dallo spirito con cui queste attività sessuali venivano intraprese all’aspetto puramente tecnico – il meccanismo, il “come fare” – di questa o quella attività.

Perché? Semplicemente perché non è difficile insegnare la tecnica. E molto più difficile comunicare le sottigliezze di una relazione, l’importanza e la delicatezza del giusto avvio di una scena; i metodi con cui una scena può essere sviluppata e sostenuta, da ogni partecipante, per raggiungere e mantenere le più sofisticate e raffinate soddisfazioni, che aspettano dietro le quinte la chiamata dei giocatori realmente abili ed esperti.

L’ironia qui sta nel fatto che  – secondo la mia opinione – fu la seconda generazione di praticanti a raggiungere questa raffinatezza. Non la prima generazione della Vecchia Guardia, ma la Seconda Guardia, se la vogliamo chiamare così.

Quale ne è la prova? Guardate solo qualche scena BDSM filmata in 8 mm sopravvissuta a prima, diciamo, del 1970, quando la prima generazione della Vecchia Guardia era allo Zenith. O guardate quello che probabilmente è il più vecchio porno SM, “Born to Raise Hell”, protagonista Val Martin, un brasiliano appena arrivato negli Stati Uniti che non sapeva nulla di BDSM, come si vede chiaramente dal film. Assisterete a scene grossolane e brutali spacciate per BDSM, scene che erano chiaramente abusive. Di nuovo, secondo la mia opinione, troppo spesso mancavano di quella finezza che arrivò più tardi, quando la seconda generazione combinò la tecnica BDSM con la sensibilità e la sensualità dei più umanistici anni ’70.

Così il terzo shock, la nascita delle organizzazioni educative, ebbe anch’esso un forte impatto sul modo in cui le informazioni venivano trasmesse: il tranquillo mentoring personale lasciò il posto all’aula scolastica.

Infine, per gli scopi della nostra discussione stasera, il quarto, ed io credo, il più importante shock che colpì il nostro mondo fu l’HIV/AIDS

Perché il più importante? Beh, a parte le morti di per sé, quello che contò di più nel mondo gay leather fu esattamente chi morì. Ed i primi a morire furono gli uomini più sessualmente avventurosi, più esplorativi, più innovativi, in generale i più emancipati di tutti noi.

E di gran lunga, tra costoro vi furono assai più giovani della seconda generazione che non anziani della prima, che nel 1984, quando l’AIDS colpì, erano ormai tra i 48 e gli 85 anni di età, e probabilmente assai meno attivi sessualmente dei più giovani.

Certamente, man mano che l’epidemia peggiorava, i leathermen che non erano malati, o che non lo erano ancora, si preoccuparono di accudire gli infermi  ed i morenti. Nacquero le raccolte di fondi, iche invasero il nostro spazio – e questo, naturalmente, tendeva a a risucchiare l’energia sessuale fuori da qualunque ambiente.

Il minimo che si possa dire è che non furono momenti veramente sexy. I giorni esaltanti della nostra rivoluzione sessuale se ne erano andati. Cominciammo a pensare che non sarebbero mai tornati.

Pensiamoci insieme per un momento. Con l’HIV che stava straziando il cuore e l’anima degli uomini della seconda generazione, e con gli altri di tutte le età che stavano accudendo i malati o piangendo i defunti, chi era rimasto a garantire l’insegnamento alla terza generazione – quelli che stavano cominciando ad esplorare il mondo della sessualità radicale dopo il 1980?

Ebbene, rimasero i non-malati. E chi era più probabile che fossero? E’ mia convinzione che, con qualche eccezione, fossero:

  • Quelli che erano stati degli outsider prima che l’HIV colpisse, e quindi con poche relazioni.
  • Quelli che avevano poca esperienza sessuale
  • Quelli che erano stati esclusivamente Top (sicuramente poca gente)
  • Quelli che avevano vissuto soltanto relazioni monogame quando l’HIV colpì

Crucialmente, l’AIDS lasciò gli anziani che erano stati considerati inadatti ad accedere alla rete di relazioni leather. Lasciò, come insegnanti, quelli che avrebbero voluto entrare nel cerchio ristretto delle conoscenze e dell’esperienza leather, ma che ne erano stati esclusi a causa del carattere discutibile, delle scarse capacità sociali, della personalità scostante, del cattivo autocontrollo, dell’abuso di alcol e droga, della dubbia moralità, e così via.

E, mi dispiace veramente dirlo, alcune di queste persone inventarono un sacco di storie, molto probabilmente raccolte per sentito dire, o lette in qualche racconto pornografico. E mescolarono le storie che avevano inventato con qualche brandello di folklore di cui avevano sentito parlare, probabilmente qualche fantasia aggiunta per buona misura, e chiamarono il tutto “Traditional Leather” – o, avete indovinato, “Vecchia Guardia”.

In generale, molta della roba che inventarono era a proposito dell’alto formalismo leather, un formalismo che arrivava al punto di essere “massonico”, mentre, per quel che posso dire per aver giocato con gente sia a Denver che a San Francisco durante tutti gli anni ’60 e ’70, veramente pochi della prima e della seconda generazione avevano uno stile dominato dal formalismo.

Ma la propaganda presentò questi pochi elitisti come se fossero stati I Molti – la maggioranza, in sostanza – cosa che non fu mai il caso.

Ancora peggiori furono alcune delle cose che vennero inventate a proposito di quei pochi che effettivamente facevano sesso in modo formalistico. Per esempio:

  • Non era vero che, per essere un buon Top, uno doveva sempre aver prima speso un considerevole periodo di tempo come bottom. Qualche top degno di nota spese giusto quel tanto di tempo dal lato bottom da poter concludere che non era roba per lui. Punto.
  • Mentre pochi formalisti insistevano sul fatto che il diritto di indossare indumenti leather andasse guadagnato, la maggior parte degli uomini della prima e della seconda generazione comprò i suoi capi, o li ebbe in regalo. Io non ho mai dovuto “guadagnarmi” nulla, e nemmeno nessuno di quelli che conosco.
  • Gli indumenti e gli ornamenti leather venivano talvolta consegnati in maniera formalizzata o rituale dagli amici o dai mentori, ma era una cosa piuttosto rara, e certamente non il metodo standard per distribuirli.
  • I berretti da motociclista erano indossati altrettanto spesso dai bottom e dagli slave che dai Top e dai Master. Io ordinai il mio berretto per posta direttamente dal produttore, nel 1971, ed ero esclusivamente un bottom, a quel tempo. Soltanto alla fine degli anni ’80 cominciarono ad essere chiamati “Berretti da Master” or “Covers”
  • La prima “Covering Ceremony”13 di cui abbia mai sentito parlare non ebbe luogo prima dell’inizio degli anni ’90, e fu ad Atlanta.
  • A dispetto della affermazioni contenute (insieme a molte altre) in un libro abbastanza recente sui protocolli leather scritto da John Weal, non c’è MAI stato un “Consiglio degli Anziani” che dirigesse le attività dei club e delle organizzazioni, a San Francisco. Non esiste una sola briciola di prova che una cosa del genere sia mai esistita, lì o da qualunque altra parte,
  • Quelli che oggi si chiamano “protocolli” – un termine relativamente recente di per sé – non sono mai stati uno standard nel paese, ma erano talvolta imposti da qualche mentore formalista seguendo i suoi gusti individuali. (questa variabilità nei modi di fare tra un mentore ed un altro è indubitabilmente uno dei fattori che ha dato la stura a continue discussioni circa il modo “giusto” di fare questo o quello).
  • Non c’è alcuna prova dell’esistenza di qualcosa conosciuto come Casati Europei14 con antiche stirpi di Dominanti regnanti su generazioni di schiavi e giovani Master.

* * * * * *

Quando la quarta e la quinta generazione si fecero avanti, ovviamente entrarono in conflitto con i seguaci dei vecchi tempi che pretendevano che i cosiddetti metodi della Vecchia Guardia fossero il modo con cui i leathermen “tradizionali” facevano le cose.

Questo attrito si manifestò pubblicamente alla fine degli anni ’80, sulle pagine diDrummer, cominciando con la pubblicazione dei saggi di Steve Maidhof e Andy Mangles nell’88 e nell’89 – venticinque anni fa.  I giovani si stavano arrabbiando sotto la pressione dei pochi cosiddetti emuli della Vecchia Guardia che sembrava cercassero di indurli a conformarsi ad alcuni supposti metodi “tradizionali” di fare sesso leather.

Ed i giovani semplicemente non ne volevano sapere. I cosiddetti uomini della Vecchia Guardia che hanno tentato, ed ancora tentano, di costringere la gente a fare le cose a modo loro sono riusciti soltanto a scatenare le difese dei giovani della quarta e quinta generazione.

Ad un dibattito cui partecipai a luglio, durante un dungeon weekend per 150 persone, il mio amico Steven, un giovane della quinta generazione, disse che tutta la rigidità della vecchia Guardia gli sembrava, sto citando, come “una parrucca incipriata uscita dalla corte di Versailles”. Gli spettatori si scompisciarono, naturalmente.

E mentre Versailles esistette veramente, la Vecchia Guardia cos’ come è stata mitizzata non è mai esistita, eccetto nella mente di quei pochi a cui sarebbe piaciuto farne parte e che l’hanno riportata in vita.

Ebbe un modesto inizio reale con uno o due stili di addestramento per principianti, praticati da un piccolo numero di leathermen della prima e della seconda generazione, e progressivamente da un sempre più piccolo numero di persone in ogni successiva generazione. E costoro, insieme a pochi scontenti outsider, misero insieme quel che si trasformò in un ricordo romanticizzato, idealizzato e monolitico del passato leather, che chiamarono “tradizionale” e “Vecchia Guardia”, e che tentarono senza successo di imporre alla quarta e quinta generazione di leathermen – che quasi universalmente non vuole averci nulla a che fare.

Malauguratamente, quando i leathermen gay cominciarono a condividere le loro conoscenze col mondo etero, le distorsioni furono inevitabili, e (per quel che posso dire dal gran numero di domande che mi vengono rivolte ovunque) un gran quantità di disinformazione persiste ancora e continua a disseminarsi, per motivi che potrebbe essere meglio lasciar investigare ai sociologi.

A questo punto, potreste chiedere: “Ma dove sta il danno, in realtà, nel promulgare una o l’altra versione super semplificata della Vecchia Guardia?” Il mito, dopo tutto, è tanto più attraente, più coerente e più confortevole della verità, che è sempre irta di contraddizioni, ed ha contorni indefiniti.

Ma le identità preconfezionate e le risposte di seconda mano sono pessimi sostituti dell’auto-esplorazione necessaria alla costruzione della propria, personale identità partendo da zero. E la cieca accettazione di uno “schema” contraffatto per evitare di fare le proprie scelte è – secondo la mia opinione! – antitetica al nostro sentiero di ricercatori dell’erotismo.

Perciò il mio più profondo desiderio è che tutti  la smettano di parlare della “Vecchia Guardia” e facciano quel che sentono giusto, finchè non fa danno a nessuno.

Morale della favola: Non c’è un solo modo giusto di fare alcunché nel nostro mondo. Come per tutti gli altri tipi di fondamentalismo, il fondamentalismo erotico è il vero nemico, qui.

Grazie.

 

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Note alla traduzione

1)      “Fools rush in” nell’originale. Frase tratta dal proverbio inglese “Fools rush in where angels fear to tread”, cioè, più o meno, “Gli sciocchi si precipitano là dove gli angeli temono di andare”

2)      Folson Street è stato il centro della comunità gay leather di san Francisco sin dalla metà degli anni ’60, quando aprì il primo bar leather gay, il Febe’s, il 25 luglio del 1966, anche se altri “friendly” leather bar erano stati aperti in precedenza nelle zone circonvicine.

3)      La Polizia Stradale della California.

4)      Tutti i corsivi ed i grassetti del testo sono mantenuti dalla trascrizione originale inglese.

5)      Nell’originale “Great Leather Unwashed” 

6)      Instigator Rivista underground dedicata alla sessualità gay estrema e selvaggia. Il suo “disclaimer” è: “Non raccomandata per chi soffre di mancanza di ironia, è affetto da uno stato avanzato di Correttezza Politica, irritabilità, o a coloro che restano sempre uguali in un mondo che cambia continuamente”

7)      Nitrito di ammile Il termine “poppers” si riferisce a piccole bottiglie di solvente, di solito di colore marrone, o al solvente stesso, che viene sniffato, generalmente dal bottom, durante un rapporto omosessuale. Il Nitrato di Ammile aumenta la pressione del sangue, favorendo il  rilassamento dei muscoli dell’ano e rendendo il sesso anale più confortevole. Anche conosciuto come snappers.

8)      Rough trade for pay. Espressione intraducibile in italiano senza una lunga circonlocuzione. Trade ( o anche Chow) è uno termine dello slang gay che si riferisce ai partner casuali (generalmente) di un omosessuale, o anche a questo tipo di accoppiamenti (casuali, appunto). Storicamente, i maschi che rientrano nella categoria “trade” non sono identificati come gay. Il termine si riferisce spesso ad un maschio etero che si relaziona con un gay in cambio di un beneficio economico, che sia un pagamento in denaro o attraverso metodi più sofisticati (regali, pagamento di rette scolastiche etc). Un esempio può essere il turismo sessuale gay, implicando che il partner omosessuale è ricco, mentre il partner “trade” è povero e non omosessuale. L’uso moderno si è centrato su qualunque incontro sessuale tra maschi, e, come aggettivo, a qualunque uomo considerato mascolino o sessualmente eccitante. Fare sesso duro in cambio di denaro può essere una forma di feticismo.( da Wikipedia in inglese)

9)      Fistfucking vedi la voce su Pervipedia

10)  Fazzoletto rosso, vedi la voce Hanky Code su Pervipedia

11)  Casino, nel testo originale more-ass probabilmente tratto dal modo di dire “(I get) more ass than a toilet seat” che esiste anche in italiano, in genere nella versione “Ho visto più culi io che una tavoletta di cesso pubblico”.

12)  Vedi nota 7

13)  Covering Ceremony si riferisce ad un rituale in uso in alcune comunità americane consistente nell’onorare un membro che si è particolarmente distinto per i suoi meriti e per la condotta ineccepibile “imponendogli” un berretto di stile militare, proprio della tradizione leather. Una sorta di cerimonia di investitura.

14)  Casati Europei, nell’originale “European Houses”. Non abbiamo trovato traccia di nulla del genere da nessuna parte, tranne, evidentemente,  nel libro citato da Guy Baldwin. Su Leatherati potrete trovare una recensione in cui Mr. Baldwin fa inesorabilmente a pezzi sia il libro che il suo autore.

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