Il grande scandalo degli ebook zozzi

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Nelle ultime due settimane il mondo dell’editoria è stato profondamente scosso da uno strano e inaspettato scandalo. Tutto è cominciato quando il giornale scandalistico online The kernel ha tentato lo scoop con un articolo che denunciava Amazon per «lucrare sulla sporcizia». L’autore aveva setacciato i milioni di titoli nel catalogo della più grande libreria del mondo e riferiva di essere rimasto scioccato nel trovare centinaia di opere che dettagliavano crimini sessuali quali stupri, zoofilia o incesto. Cosa stava tramando il gigante della distribuzione libraria dietro il sorrisino un po’ sospetto del suo logo?
Andando a guardare dietro le numerose insinuazioni manipolatorie contenute nel pezzo la verità appare evidente. Amazon – come quasi tutte le librerie online – semplicemente permette a chiunque di autopubblicare le proprie opere in formato digitale. Ciò ha creato un mercato immenso ma pressoché invisibile composto da migliaia e migliaia di ebook che nessun editore sano di mente prenderebbe mai in considerazione: autobiografie soporifere di egregi signori nessuno, orrende raccolte di poesia, fan fiction illeggibili (e dopotutto 50 sfumature di grigio è nato così), saggi inconcepibilmente assurdi… e pornografia amatoriale. A montagne, in effetti.

Il grosso della letteratura erotica autoprodotta è scritta davvero male; una parte vira verso territori parecchio strani, ma in certi casi il diritto di stampa viene davvero portato al limite – specie se si considera che stiamo parlando di opere vendute a un solo clic di distanza dalle raccolte di Peppa Pig. Titoli come Monella rapita e sbattuta dal cazzo di Papi: sesso anale e BDSM col mio patrigno (serie tabù dei racconti erotici della figlia di papà) sono sempre stati liberamente disponibili sui siti specializzati, tuttavia trovarli in un e-negozio per famiglie fa sollevare un sopracciglio o due.
Ma è davvero così? A dirla tutta, pare di no. L’articolo del Kernel ammette che la maggior parte dei libri “estremi” può essere raggiunta solo se si conosce già l’indirizzo esatto della pagina. Allora sembra che si tratti solo di una cortesia offerta dalle librerie agli scrittori di stra-nicchia per garantire il loro diritto d’espressione… Ma non bisogna mai sottovalutare la capacità di censurare le cose a casaccio.

La reazione immediata di molti grandi distributori digitali è stata infatti di cancellare semplicemente tutti i libri erotici autoprodotti che avevano in catalogo. Da un giorno all’altro sono sparite migliaia di titoli, e in questi giorni si stanno reintroducendo solo quelli «non controversi». Lasciamo un attimo perdere la (minima, ma esistente) perdita di guadagno inflitta da questa decisione a molti autori. Quel che è interessante è scoprire che la selezione è affidata soprattutto a software di ricerca di parole chiave, che a volte prendono delle cantonate spettacolari. Un esempio su tutti: un classico sulle passioni proibite fra suore è stato eliminato perché nella sua descrizione compariva la parola ‘sorella’.
A ogni modo tutto sta tornando già alla normalità. Le porcherie standard ricompariranno presto sugli scaffali virtuali, mentre il cosiddetto “eros di nicchia” continua a vendere soprattutto tramite siti altrettanto di nicchia. Per i veri appassionati del genere si è trattato solo di un piccolo fastidio. Tuttavia questo pasticcio ha puntato l’attenzione su un fenomeno discusso raramente che però merita di essere analizzato.

Prima di tutto: quanto potrà mai essere grande il bacino di lettori delle storie d’incesto autoprodotte? Selena Kitt, una delle autrici più prolifere del settore con oltre 70 ebook in curriculum, dice che il suo best seller ha superato le 75.000 copie e che i suoi sforzi letterari le fanno guadagnare circa mezzo milione di dollari l’anno. Beh, non proprio quel che si definirebbe una piccola nicchia, specie se si tiene in considerazione quanti concorrenti contiene.
La misura esatta di questo mercato è stata calcolata con precisione dal Book genome project, una splendida iniziativa nata per catalogare i contenuti effettivi di tutti i libri mai scritti. I potenti algoritmi di analisi dei suoi server hanno scavato in un campione piuttosto vasto di titoli autopubblicati, e hanno scoperto dei dati sconcertanti:

  • La letteratura erotica compone appena l’1,11% dei cataloghi degli editori tradizionali, ma ben il 28,57% del mercato delle autoproduzioni
  • Di tali titoli, il 2,81% dei libri contiene materiale «discutibile» (nello specifico: incesto e zoofilia)
  • Se si considera il mercato tradizionale e quello autoprodotto come una cosa sola, la produzione di pornografia discutibile supera di gran lunga quella di generi di successo quali viaggi, musica, cucina o sport

Questi dati grezzi vanno tuttavia interpretati alla luce delle ben diverse visibilità e potenza di marketing che hanno gli editori classici rispetto agli autori autoprodotti, ma anche le limitazioni di questa definizione di «discutibile». Che mi dite di stupro e porno snuff, per esempio, o del cannibalismo erotico, della necrofilia o delle storie con protagoniste plagiate tramite ipnosi? Sono tutti generi esistenti e con i loro estimatori, però non sono stati misurati.
E, già che ci siamo, di preciso perché dei libri che trattano di incesti immaginari dovrebbero essere considerati peggiori dei gialli, che descrivono omicidi altrettanto immaginari? Il dibattito sulla dignità letteraria della pornografia “immorale” va avanti da secoli, e non c’è fine in vista.

Mentre ragionate su cosa tutto questo discorso del porno amatoriale ci dica della nostra società, però, vi invito a leggere anche questo altro ottimo articolo su un ulteriore enigma sessuale di Amazon. La sua autrice solleva due semplici domande: perché il negozio online è stato così rapido a sopprimere i libri, ma non ha mai smesso di vendere sex toy e persino bambole di gomma delle «gemelline adolescenti» che fra l’altro possono comparire fra i prodotti suggeriti se si cerca ‘bambola teenager’ per esempio fra i giocattoli? E perché questo genere di negozi per famiglie non adotta semplicemente un blocco opzionale che nasconda i prodotti per adulti agli sguardi più impressionabili? Sta’ a vedere che il Kernel ci aveva quasi preso…

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