Insolito per chi?

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Probabilmente in questi giorni avrete letto o sentito al telegiornale una notizia “sconvolgente”: la prestigiosa università di Harvard ha autorizzato la creazione di un club studentesco dedicato al BDSM, che conta una trentina di membri che s’incontrano regolarmente per discutere – e non altro – di erotismo della dominazione. Si tratta dell’effetto collaterale e deviante del solito 50 sfumature di grigio, dicono i mass media, e poi via con la prevedibile serie di dichiarazioni scandalizzate. Il messaggio è, come da copione, che «i giovani d’oggi sono dei degenerati! Chissà dove andremo a finire!». Ma c’è una piccola cosa di cui tenere conto.

L’Harvard College Munch (questo il nome esatto del club) non è proprio niente di nuovo. Anzi, a dirla tutta è anche arrivato tardi, visto che negli Stati Uniti i primi gruppi studenteschi di cultura BDSM sono nati una ventina d’anni fa con il Conversio Viriumdella Columbia University, subito seguito da MIT, Yale, Tufts e altri istituti di eccelso livello. La situazione è simile nei campus europei – specie del nord – con la sola differenza che le associazioni non sono affiliate ufficialmente alle università, e quindi non possono beneficiare del supporto anche finanziario cui ha accesso il gruppo di Harvard.

Insomma: più che comportarsi da svenevoli damine settecentesche, i giornalisti avrebbero dovuto titolare ‘Gente normale in un posto normale fa le stesse cose che si fanno da decenni’. Senz’altro meno allarmistico, eppure ben più rispondente alla realtà – soprattutto considerato che secondo le statistiche a praticare BDSM è ben una persona su dieci, quindi si tratta di una forma di sessualità decisamente comune. Se però le cose stanno così, perché mi ritrovo a parlarne su un sito dedicato al sesso insolito?

Lasciatemi aprire una parentesi. Proprio ieri ho finito di rileggere Crooked little vein, il bel romanzo di Warren Ellis che in Italia è stato pubblicato con l’accapponante titolo di ‘Con tanta benzina in vena’ e non a caso conoscono in pochissimi. È un peccato, perché oltre a essere divertentissimo tratta di un investigatore privato in missione fra le più turpi sottoculture statunitensi, con cui il poveretto non riesce proprio a misurarsi.

A ogni modo, se ne parlo qui è perché una situazione ricorrente nel libro è il confronto fra il protagonista e i più sconvolgenti depravati nordamericani, che molto educatamente gli fanno notare di non essere affatto strani: «ciò che facciamo qui» sostengono «viene fatto anche da centinaia di migliaia di persone che si sono trovate e si tengono in contatto via Internet. E quando puoi sapere tutto di queste cose semplicemente cliccando su un sito, come puoi dire che si tratti di sottoculture nascoste? Noi siamo il mainstream, fattene una ragione!»

In effetti è abbastanza vero. Basta guardare le notizie pubblicate nell’ultima settimana: si può definire ‘insolita’ la zoofilia se le associazioni di chi la pratica si possono permettere di manifestare davanti al parlamento contro una legge che li criminalizza? È ‘insolita’ la necrofila svedese, alla luce dell’esistenza di una vasta rete internazionale di suoi pari e di un mercato per lo scambio di resti umani da usare come sex toy? O, per restare su gusti meno criminali, è ‘insolito’ eccitarsi per le vecchiette se le ricerche ci dicono che si tratti del ventesimo genere pornografico più ricercato online su scala mondiale, ben prima di temi come il sesso orale, le orientali o le donne in lingerie?

Studi come questo ci dicono che le comuni definizioni di “normalità” in ambito sessuale semplicemente non reggono il confronto con la realtà dei fatti: quelle che sono considerate solitamente delle parafilie assurde fanno parte della quotidianità di molte più persone del previsto. Persone che ciascuno di noi incontra tutti i giorni.

Forse la definizione più corretta per certe pratiche non dovrebbe allora essere ‘insolito’ ma ‘sottaciuto’. «Si fa ma non si dice», e allora c’è da chiedersi perché i mass media abbiano questo tipo di atteggiamento nei confronti delle sessualità alternative. Io penso ci siano almeno due risposte principali.

La prima è di tipo anagrafico. In paesi come l’Italia l’età media dei professionisti dell’informazione è poco superiore ai 50 anni. Io ne ho dieci di meno eppure ricordo bene l’esperienza di diventare adulto in un mondo analogico, in cui l’educazione sessuale era come oggi scarsa ma pure l’accesso alla pornografia più banale risultava abbastanza difficile – per non parlare di qualsiasi contatto con forme di sessualità alternative.

Chi ha formato la propria concezione dell’eros in un’epoca in cui il Web non esisteva ma in compenso ancora si vedevano le strisce nere della censura a coprire perfino il più innocente dei nudi ha necessariamente un’idea di “insolito” ben diversa dai nativi digitali e dagli esploratori dell’erotismo estremo, che sono sempre stati i pionieri delle nuove tecnologie. E certe abitudini, si sa, sono dure a morire.

Il secondo motivo è ancora più concreto e banale. Violenza e sesso sono da sempre i migliori richiami per il pubblico – e più il sesso è “perverso” e maggiore è l’attenzione che riceve. Parlare di eros insolito sarebbe quindi l’ideale per i mass media… se non dovessero fare i conti anche con le esigenze del mercato. Gli inserzionisti pubblicitari, indispensabili per la sopravvivenza di qualsiasi testata importante, non possono mettere a repentaglio le loro campagne milionarie rischiando che compaiano a fianco di servizi tolleranti di certe pratiche. Cosa penserebbe il loro cliente medio se la pubblicità di una bibita o di una merendina fosse associabile a un articolo sul gerbiling?

Le redazioni sono quindi le prime ad autocensurarsi. L’unica via d’uscita per salvare capra è cavoli è parlare – con moderazione, per carità – di sessualità alternative in chiave sarcastica o moralista. La morbosità del pubblico ne risulterà soddisfatta, ma non ci si sarà esposti ad alcuno scandalo. Tanto per fare un esempio: «Pensate un po’ che matti e decadenti che sono quelli di Harvard: adesso finanziano pure un club sadomaso!»

Buona insolitudine a tutti.

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