La cosa più importante che ho imparato sull’eros estremo

kink pride

Solo un paio d’ore fa uno dei miei clienti di coaching mi ha posto una domanda splendida: «qual è la cosa più importante che hai imparato in trent’anni di BDSM?». Trovare una risposta semplice a un quesito così tosto non è stato facile. Ho scritto interi libri sulle molte cose importanti da sapere sull’eros estremo, sia dal punto di vista tecnico che da quello della gestione delle relazioni – cose come il consenso, l’SSC, l’empatia, la sicurezza e via dicendo… ma quale è quella davvero più importante di tutte?
Alla fine credo di averla inquadrata, e ne sono rimasto così sorpreso da volerla condividere con voi per sentire cosa ne pensiate. Eccola qui.

Ricordo ancora molto bene come mi sono sentito quando, da ragazzo, ho deciso di abbracciare la mia sessualità un po’ fuori dal comune. Avevo avuto fantasie BDSM fin dall’infanzia, ma naturalmente le avevo tenute nascoste a tutti – compreso a me stesso, di tanto in tanto. Per un adolescente l’amore, per non parlar del sesso, è un problema già sufficiente senza dover tirare in ballo anche i giochini strani, che mi avrebbero reso un emarginato. Così ho fatto ciò che fanno un po’ tutti: ho continuato a cercare indizi di interessi “perversi” in ogni ragazza che incontravo, nella speranza di avviare con lei un rapporto molto tradizionale e forse, dopo parecchio tempo, provare a introdurre l’argomento per vedere se avessi vinto la lotteria. Come per un po’ tutti, tale timida strategia ovviamente fallì. Miseramente, in effetti. Se la statistica non è un’opinione probabilmente ci siete passati anche voi e sapete di cosa sto parlando.

Tale triste situazione finì quando finalmente trovai il coraggio di mandare al diavolo ogni finzione ed essere onesto tanto con me stesso quanto con le ragazze che mi piacevano. Cominciai a essere educatamente chiaro fin dall’inizio riguardo le mie preferenze, pensando che fosse giunto infine il momento di seguire il mantra di ogni dannatissimo film della Disney ed “essere semplicemente me stesso”. Tutto sommato, se non avesse funzionato là fuori c’erano miliardi di altre ragazze, alcune delle quale avrebbero senza dubbio apprezzato gli stessi giochetti che piacevano a me. La cosa ebbe tuttavia due notevoli e imprevisti effetti collaterali.
Il primo fu scoprire che il mondo mi accettava molto più di quanto avessi mai osato sperare. A oggi le persone che mi hanno tolto il saluto a causa della mia sessualità si contano sulle dita di una mano (beh, escludendo quelle che mi vogliono morto, ma dopotutto non mi hanno mai conosciuto di persona). Il secondo e più importante è stato provare un indescrivibile senso di sollievo.

D’un tratto fu come se qualcuno mi avesse tolto un enorme peso dalle spalle e soprattutto dall’anima. Finalmente potevo disfarmi della vera e propria seconda identità che mi era toccato presentare a chiunque avessi incontrato, delle bugie e degli sforzi che comportavano – il che mi lasciò il cervello molto più libero di apprezzare il mondo e godersi la vita. Ero felice, senza più conflitti interni, pieno di energia. Non è che andassi in giro con un cartello al neon con su scritto ‘sono uno zozzone’, ma semplicemente non sentivo più il bisogno di recitare la parte stereotipata del maschio educato ma testosteronico, costantemente impegnato nella gara a chi ce l’avesse (metaforicamente) più lungo.
Riconoscere di non provare alcun interesse per lo stile di vita idealizzato dalle pubblicità, con la famigliola di consumatori felici e una sessualità normativa, con cui mi avevano ossessionato sin dalla nascita mi diede un gran benessere e mi dischiuse nuovi orizzonti. Cominciai a frequentare eventi pubblici e altri deviati per scopi più sociali del solo cercare nuove partner, e poter chiacchierare di strane pratiche di letto anziché di argomenti neutri come sport, moda e televisione mi fece sentire accettato, interessante e – in una parola sola – a casa. Un piacevolissimo effetto collaterale fu anche ritrovarmi con molte più potenziali compagne di gioco e di vita di quante ne avessi mai avute.

Quindi, per tornare alla domanda iniziale, due decenni fa la mia risposta sarebbe stata: «la cosa più importante che ho imparato è accettare l’eros estremo». Eppure sarebbe una risposta incompleta, perché nel frattempo sono successe altre cose.

Ho scritto parecchio sui cambiamenti sconvolgenti introdotti da Internet all’inizio del nuovo secolo, su come non tutti siano stati positivi e su quanto abbiano contribuito ad allargare l’ambiente di interi ordini di grandezza. La possibilità di mettersi anonimamente in contatto col mondo intero è stata senz’altro importante, ma non è stata l’unica. Negli ultimi dieci o quindici anni lo studio e la divulgazione delle sessualità alternative sono cresciuti in maniera esponenziale, gli eventi culturali sul BDSM si sono moltiplicati, ottenere attrezzature e abbigliamento di qualità è più facile che mai, e i giochi di dominazione e sottomissione erotica sono diventati argomento di conversazione comune.
E non è finita. Ormai i voli low cost sono all’ordine del giorno così come le alternative economiche agli hotel, perfino per chi ha esigenze particolari. Sottovalutare l’impatto di tante rivoluzioni culturali sarebbe come ignorare l’aspetto più importante della questione.

Mettiamola così: all’epoca in cui mi avvicinai io alle sessualità insolite la vita era dura per noi porcelli. Ho ancora il mio primo paio di vere manette, comprate alla fine degli anni Ottanta per l’equivalente di 600 euro di oggi; rammento l’agonia dei contatti via fermoposta e dei mesi di attesa prima di riuscire a stringere ciascun contatto con qualcuno che condividesse certi interessi; ricordo bene come fosse dover viaggiare per 1.100 km fino in Olanda per visitare l’unico club BDSM europeo che accettasse visitatori una sola sera ogni tre mesi. Non sto giocando a chi stava peggio: vorrei solo che capiste come fosse il mondo solo una generazione fa per chi nutriva inclinazioni fuori dal comune.
In questo modo potrete capire perché così tanta gente si accontentasse di ciò che passava il convento. Fino a pochissimo tempo fa, rinunciare a una rara occasione di giochicchiare con qualcuno voleva spesso dire passare mesi o perfino anni di frustrazione in attesa della successiva. Ciò conduceva di solito a rassegnarsi a farsi piacere quel poco – o quasi niente – che si riusciva a racimolare. Tolte pochissime metropoli in tutto il mondo, fino al 2000 o giù di lì chi aveva gusti insoliti in genere era costretto ad accettare partner decisamente imperfetti: violenti o borderline, pessimi a giocare per ignoranza o incompetenza, con feticismi incompatibili coi propri o semplicemente orrendi – tutto nella speranza di poter realizzare almeno un piccolo frammento delle proprie fantasie erotiche. Stesso discorso per le attrezzature e gli abiti di infima qualità, gli eventi discutibili e così via. Gli accattoni, si sa, non possono permettersi di essere schizzinosi.

Non è un caso se questo modo di ragionare abbia tracimato fino in questo secolo, segnando molti ambienti sia virtuali che reali. È un’abitudine tanto incancrenita nelle sottoculture erotiche che le persone sopra i trent’anni nemmeno ci fanno più caso. Ai vecchiardi come me la nuova generazione di zozzoni sembra addirittura strana, con tutta la spensieratezza che dimostra nei rapporti e nel modo di giocare: sapeste quanti commenti ho sentito sulla sua “incapacità di apprezzare” la preziosa opportunità di godersi tanto facilmente il sesso estremo. Eppure si tratta solo della conseguenza naturale dell’evoluzione della cultura dell’eros. Il problema è, semmai, un altro.
Avere a disposizione un intero mondo di pratiche alternative rende a volte gli ultimi arrivati preda delle mille distrazioni offerte da esperienze sempre nuove da provare, tanto che li vedo saltabeccare da un gioco all’altro, da un partner all’altro, senza prendersi nemmeno il tempo per assaporare pienamente ciò che abbiano loro da offrire. Peccato, perché esplorandolo in profondità, il BDSM può davvero arricchire.

A ogni modo: tutto questo serviva solo a spiegare perché la cosa più importante che ho imparato finora è questa: non ridurti mai ad accettare nulla di meno di ciò che desideri davvero.

Di questi tempi non c’è proprio nessun motivo per rinunciare alla propria sessualità, ma nemmeno per accantonare le proprie fantasie più specifiche. Negli ultimi decenni un sacco di gente – fra cui in minima parte il sottoscritto – si è data un gran da fare per mettervi a disposizione gli strumenti con cui riconoscere, accettare e approfondire le vostre “stranezze”. Se un tentativo non vi soddisfa, ricordate che ci sono infinite altre possibilità a portata di mano. Basta che approfittiate del diritto di essere voi stessi – non ve ne pentirete, promesso.

 

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  • Danilo Erreni

    Sei un portento Ayzad, leggerti e riflettere su quanto scrivi è sempre un grande piacere per me, condivido tutto quello che hai scritto e penso che oggi i giovani che si avvicinano per la prima volta al mondo della trasgressione erotica e sessuale dovrebbero leggerti e provare il piacere di “non bruciare tutto e troppo in fretta”.
    saluti
    Doctor R. (Danilo Erreni)

  • Danilo Erreni

    Sei un portento Ayzad, leggerti e riflettere su quanto scrivi è sempre un grande piacere per me, condivido tutto quello che hai scritto e penso che oggi i giovani che si avvicinano per la prima volta al mondo della trasgressione erotica e sessuale dovrebbero leggerti e provare il piacere di “non bruciare tutto e troppo in fretta”.

    saluti
    Doctor R. (Danilo Erreni)

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