La monogamia non è morta, ma è un’illusione

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Il quotidiano inglese The guardian mi ha battuto sul tempo nel pubblicare quell’articolo introduttivo sulla poliamoria che mi ero ripromesso di realizzare da un pezzo – e mi ha battuto con gran stile, con un lavoro davvero ottimo che vi invito a leggere per cominciare ad affrontare l’elefante più grande nella stanza della sessualità.

Chi non conosce bene l’inglese si perderà una trattazione concisa ma affascinante dei rapporti fra adulti in generale, che comincia dalla constatazione che da un punto di vista etologico la monogamia è un’aberrazione senza senso. Tanto le statistiche quanto le opinioni popolari ripetono la stessa cosa: il vero punto non è chiedersi se la monogamia sia morta, ma semmai se fra persone sposate sia preferibile discutere apertamente le proprie scappatelle o mantenerle segrete.

Eh sì: praticamente tutti desiderano anche persone diverse dal proprio partner ufficiale. La differenza sta tutta nel come reagiscono: la maggior parte della gente ha amanti nascosti, alcuni fanno finta di nulla e si mantengono rigidamente fedeli, mentre altri lo ammettono pragmaticamente anche con il loro grande amore. Ecco quindi nascere lo scambismo (“ogni tanto ci vediamo con altre coppie con cui facciamo sesso”) e la poliamoria (“abbiamo relazioni parallele ufficiali e stabili”) – che rappresentano due diverse scuole di pensiero e approcci etici.

A questo punto però la domanda sorge spontanea: ma questi stili di vita contribuiscono davvero a un matrimonio felice?

Secondo i ricercatori sì – purché tutte le persone coinvolte accettino questo tipo di rapporto e ciascuno comunichi liberamente e sinceramente con gli altri. Il che non è così facile quanto sembri, ma dopotutto non lo è nemmeno mantenere vivo l’idillio della luna di miele dopo anni di convivenza.

Il problema deriva in generale dal mito fiabesco che un solo partner possa fornire tutto ciò di cui si ha bisogno: sicurezza, amore, supporto, sesso, compagnia, trasgressione e molto altro. Un concetto molto tenero e coccoloso, che purtroppo non corrisponde proprio a come funzionano gli esseri umani, specie sul lato sessuale. Il bello è che si tratta di un’illusione che nessuno aveva mai preso in considerazione prima del diciottesimo secolo, quando ha cominciato a prendere piede l’attuale definizione di relazione adulta. Altrettanto bizzarro e ancora più recente è poi il concetto che il sesso debba essere il principale indicatore della salute di una relazione. Su questioni come queste gli esperti ci si scannano da tempo, e continueranno a farlo ancora molto a lungo.

Il campo delle relazioni alternative è ampio, complesso e assai sconvolgente per chi lo avvicini la prima volta, quindi mi sento davvero sollevato che il Guardian abbia fatto il lavoro sporco al posto mio. Ripeto: piuttosto usate Google Translate, ma leggetevelo e divertitevi. Quando poi avrete finito vi aspetto qui per sentire i vostri commenti, e per leggere i miei prossimi articoli su questo interessante argomento.

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