La rivolta degli zoofili tedeschi

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Nel 1969 la Germania ridefinì la propria legislazione relativa ai reati sessuali depenalizzando l’omosessualità, che fino ad allora era criminalizzata insieme a numerose altre “perversioni”. Fu una mossa encomiabile, che concentrandosi però sulle relazioni gay “dimenticò” un’ampia serie di altre pratiche fra cui la zoofilia. Tale situazione è piuttosto comune in Europa, dove in molte nazioni i rapporti sessuali con animali ricadono in una area grigia legale che non fa propriamente parte dei ‘maltrattamenti’ e sono quindi di fatto tollerati. Dopotutto, quanti zoofili potranno mai esserci? Non sarà certo un problema rilevante, no?

La risposta è sorprendente. In realtà un celebre studio Kinsey rilevò già molti anni fa che l’8% degli uomini e il 3% delle donne fa sesso con una certa regolarità con cani, cavalli e altre bestie; la percentuale sale addirittura oltre il 40% nelle zone rurali. Va detto che si tratta di statistiche di oltre cinquanta anni fa, quando il mondo era notevolmente diverso da oggi e c’erano ben altre abitudini…

…Se non che il ben più recente A billion wicked thoughts ci informa che nella hit parade dei generi pornografici più ricercati sul Web la zoofilia si trova ben al quindicesimo posto, prima di cose come ‘sesso anale’, ‘celebrità’, ‘orge’ e ‘scambismo’, che è al 39). In altre parole, è un fenomeno vivo e vegeto, tanto che esistono addiritturatatuaggi specifici con cui gli appassionati comunicano le proprie preferenze come in una specie di orgoglioso status symbol.

Il fatto è che darsi a queste pratiche non è mai una scelta molto furba. Non lo è nei casi (e sono la maggior parte) in cui l’animale penetra l’essere umano, perché quest’ultimo si espone a virus, batteri e parassiti molto pericolosi per la salute anche se la bestia è perfettamente sana – per non parlare del rischio di morsi, graffi, zoccolate o lacerazioni interne. Né lo è quando il partner passivo è l’animale, sia perché si configura un vero e proprio stupro, sia perché la diversa anatomia può provocare lesioni anche gravi. Ed è qui che comincia la nostra storia.

Nelle scorse settimane diversi veterinari tedeschi hanno lanciato infatti una petizione in difesa dei loro pazienti, che mostrano a volte i segni di abusi di tipo sessuale. Il movimento capitanato da Nicola Siemers ha portato la propria causa fino in parlamento, che ha risposto emanando una legge che punirà i responsabili di atti simili con un multe fino a 25.000 euro. Peccato che gli zoofili non l’abbiano presa affatto bene.

Il più rumoroso oppositore è il bibliotecario cinquantaduenne Michael Kiok, il cui secondo lavoro è come presidente dell’associazione Zeta, che secondo le sue stime si rivolge a circa centomila zoofili nella sola Germania. A detta dell’uomo, che distingue nettamente la zoofilia “buona” in cui l’animale è amato (letteralmente) e rispettato dallazoorastia, cioè l’abuso di creature indifese, la nuova legge violerebbe i diritti fondamentali di tante “coppie” felici.

Nonostante tutti i suoi tentativi di far riesaminare la legge prima che diventi esecutiva sembra che l’opinione pubblica gli sia prevedibilmente ostile. Nel frattempo il proprietario di una fattoria nel nord del paese in cui Zeta organizzava ogni anno una festa di più giorni riservata ai propri membri ha comunicato che non affitterà più il terreno a Kiok e compagni, che comprendono anche un considerevole numero difurvert.

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