La rivoluzione intersessuale tedesca introduce nuovi problemi

Intersex identity

 

Da ormai due settimane i neonati tedeschi sono esenti dall’obbligo di registrazione sessuale. In altre parole, ospedali e genitori non sono più tenuti a dichiarare il sesso del nascituro, e possono lasciare vuota la classica casellina ‘M/F’. La Germania è il secondo paese a riconoscere ufficialmente l’intersessualità dopo l’Australia, che addirittura permette di indicare sui documenti il sesso ‘X’.
Motivo di tale rivoluzione è la crescente familiarità con il fenomeno dell’intersessualità, che ho trattato in diversi post precedenti e che si può riassumere nel caso frequente (uno su 1.500 nascite) di uno sviluppo genitale indeterminato. In questi casi nei quali – per numerose cause differenti – il bambino nasce di sesso indefinito l’approccio più usato sinora è stato di riassegnarne uno chirurgicamente e in maniera arbitraria: una procedura traumatica sia per il corpo che per la mente. Consentire che la persona cresca senza dover scegliere un genere fino a che non abbia sviluppato la propria sessualità è senz’altro un passo avanti rispetto a questa barbarie. Ma è sufficiente?

Ora che l’entusiasmo iniziale ha lasciato spazio ad analisi più ragionate, perfino alcuni attivisti per l’intersessualità stanno cominciando a esprimere qualche dubbio. Il tema comune riconduce a un semplice fatto: le carte d’identità potranno anche evolversi, ma il resto della società è rimasto fermo. L’intero corpo legale, per dirne una, continua a riferirsi a due soli generi così come tutta la burocrazia. Quali difficoltà si troverà ad affrontare una persona “X” ogni qual volta dovrà avere a che fare con le dozzine di documenti ufficiali con cui tutti abbiamo a che fare?
In effetti è tutta la nostra cultura in generale a dover cambiare radicalmente prima che una persona intersessuale possa sentirsi a proprio agio. Facendo uno sforzo si può forse immaginare che i compagni d’asilo possano adattarsi con innocente rapidità all’avere un nuovo amichetto di genere non specificato in classe. Ma sarà così anche per gli insegnanti, o per i genitori reazionari degli altri bambini, o per le infrastrutture stesse? Il mondo non prevede (ancora) gabinetti marchiati ‘X’, e molte realtà quotidiane quali abbigliamento, giocattoli, media e così via tendono a essere fortemente suddivisi per genere. C’è da scommettere che un bambino neutro si senta molto alienato negli anni della formazione.
Poiché non è plausibile che una intera civilizzazione si trasformi da un giorno all’altro, le problematiche introdotte da questa novità porteranno belle gatte da pelare per tutti. Il futuro promette di essere un posto davvero molto interessante.

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