La storia dietro i francobolli gay finlandesi

Tom of Finland stamps

Il collezionismo di francobolli non è esattamente il primo argomento che viene in mente quando si parla di sessualità alternative, eppure negli ultimi giorni pare che stiano tutti discutendo proprio di questo. Posti, il servizio postale finlandese, ha annunciato che fra i soggetti dei normali francobolli in uscita quest’autunno ci sarà un foglio dedicato all’artista locale Touko Laaksonen (1920-1991) – che probabilmente riconoscerete meglio dallo pseudonimo, Tom of Finland.
A seconda di chi abbia riportato la notizia si tratta o di un evento storico o di un oltraggio inaccettabile. In effetti, come si può sospettare guardando l’immagine qui a sinistra, Tom of Finland è stato un artista erotico gay. Anzi: probabilmente è stato il più grande – e di sicuro il più influente da una prospettiva storica.

Timidone cresciuto in un’epoca e una nazione in cui l’omosessualità veniva considerata un crimine, per anni ha disegnato solo per visualizzare le proprie fantasie proibite – distruggendo ciascun lavoro non appena l’avesse “utilizzato”. Passare all’arte commerciale fu difficile sia per mancanza di convinzione che a causa di una serie di truffe subite da sedicenti editori e galleristi. Il debutto sul mercato internazionale arrivò solo grazie all’insistenza di pochi collezionisti appassionati e all’amicizia del celebre fotografo Robert Mapplethorpe – e fu subito successo epocale.
Il fascino delle sue opere consiste in un’ottima tecnica appresa come illustratore pubblicitario, unita a una rappresentazione rivoluzionaria della figura gay maschile. I personaggi non sono gli ometti spaventati ed effeminati caratteristici dell’iconografia omosessuale di quel periodo, ma manzi ultramascolini che dichiarano le proprie preferenze con orgoglio e una sana dose d’ironia. La maggior parte delle illustrazioni ritraeva uniformi fetish: questa semplice fissazione personale finì per catturare lo spirito della prima cultura leather così bene che le due cose si mischiarono indissolubilmente. All’improvviso i gay di tutto il mondo si riversarono in palestra e cominciarono a vestirsi come i personaggi di Tom, adottando un look così stereotipato da essere addirittura ribattezzato ‘leatherclone’. Non è esagerato dire che l’arte di Laaksonen abbia definito la scena fetish maschile mondiale per decenni, rendendolo uno degli artisti finlandesi più influenti di tutti i tempi.

Sotto quest’ottica la scelta della Posti è perfettamente logica e ammirevole, indipendentemente dalle chiacchiere degli omofobi. L’idea tuttavia un problema ce l’ha, ed è così grosso che è strano nessuno l’abbia ancora notato. I francobolli di Tom of Finland possono farvi finire in galera.
Non c’è dubbio che le illustrazioni scelte per i francobolli non siano esplicitamente pornografiche, tuttavia ne è evidente anche il contenuto erotico. E sapete una cosa? La maggior parte delle nazioni vieta espressamente di spedire per posta materiale erotico e cosiddetto “per adulti”. Si tratta di prassi globale, particolarmente severa nei paesi musulmani, in Russia, in Uganda e molti altri in cui “promuovere” la cultura gay costituisce un crimine grave. Piazzare un francobollo (preincollato) di Tom su una lettera significa autoaccusare sia voi che il vostro amico di penna – i cui nomi sono chiaramente scritti sulla busta – addirittura due volte in caso di invio internazionale.

I francobolli “proibiti” sono sempre esistiti e regolarmente vietati, distrutti o rimandati al mittente. Il caso più famoso riguarda un soggetto spagnolo che riproduceva il capolavoro di Goya La maja desnuda: nel 1930 causò uno scandalo globale e mesi di intoppi nel sistema postale statunitense. Tecnicamente parlando, spedire i francobolli finlandesi all’interno della busta è però anche peggio. Numerose nazioni (fra cui il Canada) eseguono controlli casuali sulla posta in transito per prevenire crimini postali… e parecchie legislazioni vietano di spedire francobolli per posta.
Sì, è un’assurdità tale da aver suscitato molte proteste nel corso degli anni, compresa quella di un gruppo di artisti che per denunciarla realizza finti pornofrancobolli con cui mandare in palla il sistema. Fortuna che le email e la sorveglianza digitale hanno semplificato per tutti questa caccia alle streghe, no?

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