Paladina dei clitoridi (e dei vibratori famosi): intervista con Gia Balestra

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Come avrete notato, su ayzad.com è molto difficile che parli di sex toy. Ok, ogni tanto mi diverto a presentare quelli più assurdi nella serie Non comprarlo!, ma in genere sono più interessato ad aspetti diversi dalla banale recensione, come per esempio il loro design. Certi fenomeni sono però così eclatanti da non poter essere ignorati, soprattutto da quando non si limitano più al resto del mondo ma sono sbarcati pure in Europa.

Mi riferisco al Magic Wand, di cui probabilmente avrete già sentito parlare come minimo perché qualunque donna l’abbia usato ne diventa sostenitrice fanatica. Gli uomini meno, non tanto per competitività (la paura di essere sostituiti da un sex toy è idiota, e comunque si supera imparando a fare cose che nessun vibratore potrà mai fare) ma perché è brutto da morire, sembra un frullatore e ha una potenza francamente inquietante, se lo si pensa applicato ai genitali. Eppure.

Eppure il Magic Wand è considerato unanimamente il miglior vibratore al mondo, al punto di essere imitatissimo e perfino oggetto di vera e propria contraffazione… ma tutte le signore che conosco mi confermano che l’originale resti inarrivabile. Così mi sono messo a studiarlo, e ho scoperto una storia molto più interessante del previsto.

Monna Lisa e Magic WandNato nel 1968 come un vero apparecchio per massaggi prodotto in Giappone dalla Hitachi, è stato caratterizzato fin dall’inizio dalla “testa” morbida e dall’alimentazione a cavo, che permette l’uso di un motore di gran lunga più potente di quelli usati di norma nei sex toy. Già due anni dopo il lancio i progettisti si resero conto che il successo ottenuto dal loro oggetto avesse qualcosa di strano: o i giapponesi erano straordinariamente bravi nel procurarsi strappi e lussazioni, oppure veniva usato per scopi diversi dal previsto. Per identificarli non ci volle molto, tanto che in breve tempo la potenza venne ulteriormente aumentata, la testa fu resa più gradevole al tatto… e sulla confezione cominciarono a comparire incongrue immagini di signorine molto, molto felici.

Il nuovo slogan usato nelle pubblicità divenne un ancora più improbabile «leggero come una piuma!», la forma cambiò leggermente per eliminare ogni bordo spigoloso e nel 1975 anche gli Stati Uniti vennero invasi da questo oggetto equivoco, ora dotato di un motore a due velocità dall’assurda potenza di 24 watt. Tenuto conto che la maggior parte dei comuni vibratori non si spinge oltre 1 watt è facile capire l’entusiasmo suscitato in tante casalinghe che fino a quel momento avevano l’abitudine di sedersi sulla lavatrice durante il ciclo di centrifuga “per tenerla ferma, se no dà fastidio ai vicini”. La cosa saltò all’occhio anche della commissione federale per la sicurezza dei prodotti elettrici, che negli anni ’90 impose una riduzione di potenza.

La parte più buffa di tutta questa storia è comunque l’imbarazzo di Hitachi nell’ammettere di produrre anche sex toy. L’azienda infatti non ha mai ammesso ufficialmente questo utilizzo del suo prodotto: nel 1998, dopo che i media avevano cominciato a rimarcare tanta reticenza, si è limitata a togliere il proprio marchio dalla scatola, e nel 2013 ha definitivamente venduto brevetto e macchinari al suo distributore statunitense Vibratex – che è il motivo per cui oggi il giocattolo si chiama ufficialmente solo ‘Magic Wand Original’.

Madonna con Magic WandL’unico problema di questa piccola meraviglia è stato, almeno fino a poco tempo fa, il fatto che fosse venduto solo oltreoceano. Certo, era possibile farsene spedire uno dagli Stati Uniti, ma per usarlo sarebbe servito un adattatore per la spina di tipo americano e un trasformatore di tensione apposito… non c’è da stupirsi quindi che dalle nostre parti sia rimasto a lungo un oggetto misterioso. Almeno fino a quando qualcuno non ha avuto l’ovvia idea di produrne una versione ufficiale modificata per la rete elettrica europea, che si chiama infatti Europe Magic Wand.
Il vibratore è identico alla controparte made in USA, con alcune modifiche minori che lo rendono perfino migliore. Innanzitutto il cavo più lungo, che permette di usarlo in modo marginalmente meno impacciato; il regolatore di velocità ha più livelli, in modo da adattarsi anche a chi non ha un clitoride corazzato… e infine la “palla” è di un silicone più facilmente lavabile rispetto all’originale. Tutto perfetto, quindi? Beh, non proprio.

Il punto è che tutti i Magic Wand prodotti dopo la cessione del brevetto montano un motore meno potente (15 watt, che sono comunque sufficienti a mantecare anche la malta) e sono leggermente più fragili dei vecchi Hitachi, che erano prodotti con una logica da industria pesante prussiana – per intenderci: è normale che modelli di 45 anni fa continuino a funzionare perfettamente senza aver mai avuto un problema. A meno che non li si usi come mazza da baseball, comunque, dovrebbero durare parecchi anni senza particolari difetti.

Interno di Magic Wand

Fonte: lioness.io

Naturalmente appena ne ho avuto uno a disposizione l’ho aperto per vedere in cosa consistesse il segreto del vibratore più famoso del mondo – e la risposta è stata prevedibilmente ovvia. I segreti sono in realtà tre: una “testa” particolarmente pesante per avere un’inerzia che amplifica le 6.000 vibrazioni al minuto; un collo flessibile che riduce le vibrazioni nell’impugnatura, e una ventola che previene il surriscaldamento del motore, che può così girare a velocità maggiori. Proprio quegli elementi, guarda caso, su cui risparmia la maggior parte dei cloni venduti online e che risultano quindi meno efficaci e sicuri.

A ogni modo, mentre compivo i miei esperimenti da scienziato pazzo e mi documentavo sulla rete di vendita del giocattolo ho scorto un nome noto fra i distributori italiani. O meglio: un nome che avevo già sentito in altri ambiti benché sempre legati al piacere femminile. Così, saltellando di clitoride in clitoride, è nata la seguente intervista.

 

Ciao Gia, e grazie per la disponibilità. Cominciamo con una tua presentazione?

Sono nata a Milano nel ’60 e cresciuta nella lussureggiante campagna veneta. Ho fatto studi di gemmologia e di lavoro sono una designer. E poi una viaggiatrice, quasi vegana. 

 

Gia Balestra

Gia Balestra

Ma è una mia impressione, o ci eravamo già visti anni fa a Berlino?

Ci saremo visti al Kit Kat Club, dove realizzavo i miei abiti MicroBondage! Il Kit Kat è il mio locale preferito di Berlino, di cui amo l’atmosfera da carnevale bizzarro, ubriaco e alterato ma anche estremamente educato.

 

Questi abiti sembrano la risposta perfetta per tutti quelli che continuano a lamentarsi di “non avere niente di adatto” per partecipare ai party fetish/BDSM… Chissà quando si metteranno in testa che con un po’ di creatività si risolve tutto! Ma, a ogni modo, com’è nata l’idea e come li realizzi?

I primi prototipi di MicroBondage, chiamati anche The Pornopinks, sono nati durante i lunghi pomeriggi sulla spiaggia di Palolem a Goa, in India. Hanno avuto un successo istantaneo, fin dai primi abiti che ho tagliato lì. Tanto che quando la richiesta è aumentata sono dovuta andare ad acquistare il particolare cotone di cui sono fatti a Tiripur, nello stato indiano del Tamil Nadu, dove viene prodotto. Con questi outfit ho vestito mezza Berlino alternativa!

 

Adesso però la tua attività principale consiste nell’importazione dell’Europe Magic Wand in Italia, giusto? Mi incuriosisce molto sapere cosa ti ha portato a questa scelta… ma soprattutto come la hai trasformata in realtà. Come si diventa importatori e distributori di sex toy?

Per me la cosa è partita dal successo del mio cortometraggio Clitorissima, che ha vinto il premio per Eccezionale Visione Creativa al Cinekink Film Festival di New York. Questo mi ha dato il coraggio di inviare il film alla Amok Marketing Sa, l’azienda danese che produce l’Europe Magic Wand, e di chiedere di diventare loro agente in Italia. La risposta positiva è arrivata nel giro di 12 ore, e oggi sono molto onorata di rappresentare un sex toy così leggendario.

 

In effetti insieme ai rabbit e al Sybian, i Magic Wand sono considerati un po’ ovunque fra i migliori sex toy di tutti i tempi. Per curiosità: come pubblicizzi questo prodotto, e quanti se ne vendono in Italia?

Ho iniziato da poche settimane e per ora sto ancora organizzandomi. Diciamo che sono la pubblicista di me stessa e che sto vedendo come in queste cose conti moltissimo il passaparola. Per questo cerco di contattare figure di donne potenti, sofisticate e sessualmente progressive, che possano consigliare a tutte le italiane che già posseggono aspirapolvere e microonde di regalarsi anche la Rolls Royce dei vibratori.
La politica ufficiale è di non rivelare i numeri precisi, ma posso dirti che in confronto al nord Europa qui in Italia i pezzi venduti sono prevedibilmente molto, molto inferiori.

 

Il tuo comprensibile interesse per il piacere femminile è anche alla base del progetto Clitorissima al quale accennavi prima e che ho scoperto vedendo online le tue foto nelle quali vai in giro con un immenso clitoride portato come uno zaino. Ma di cosa si tratta, di preciso?

Clitorissima è il risultato di circa 16 anni di studi indipendenti sulla sessualità femminile, partiti dal fatto che mia madre mi ha educata con la falsa narrativa che i minori non possano avere orgasmi perché il loro corpo non è “maturo”. Non ho messo in discussione questa falsità  fino ai miei 40 anni… poi la verità si è presentata senza avvisare. Adesso sono come quelli che escono da una setta: sono ossessionata e incazzata per le informazioni che non ho avuto e per il lavaggio del cervello compiuto dalla chiesa cattolica…

Ti pare possibile che, fra saune e giovani amanti, a Roma i preti gay abbiano più possibilità di intrattenimento sessuale delle donne italiane, che ancora faticano ad accettare la possibilità di comprarsi un vibratore? Parlando di numeri, in Italia un uomo ha a disposizione un esercito di 50.000 sex worker di entrambi i sessi a portata di click, mentre le donne nemmeno conoscono il proprio corpo. È una follia pura. Questa ignoranza sessuale non è accettabile nel 2016: le donne devono svegliarsi!

 

Abito MicroBondage

Abito MicroBondage (Ph. Daniela Scheible Modella Natasha Enquist)

Quando ho visto il documentario sono rimasto piuttosto colpito da alcune dichiarazioni sorprendenti, come quelle delle donne che hanno “scoperto di avere un clitoride” a un’età già molto avanzata. Quali sono le storie più curiose che hai incontrato durante le tue interviste?

Prima di intervistare sconosciute sulla consapevolezza clitoridea ho voluto cominciare da tutte le donne delle mia famiglia, incluse mia madre e mia zia. Questa zia ha raccontato di aver avuto consapevolezza della clitoride all’eta di 40 anni, dopo aver avuto 2 figli!
Una delle persone intervistate mi ha raccontato invece che la sua consapevolezza clitoridea è nata aprendo un cassetto della cucina e sbattendoci contro… Un’altra ricorda di avere usato sulla vulva un’albicocca fresca come lubrificante. Più di recente, una ragazza mi ha raccontato che quando all’età di 7/8 anni si masturbava si era convinta di aver inventato l’orgasmo, perché nessuno le aveva detto niente e credeva di essere l’unica al mondo a provare quelle sensazioni!

A proposito: quante persone hai intervistato? Se ho capito bene è un progetto ancora aperto, vero?

A Berlino ho intervisato circa 150 proprietarie di clitoride. Vorrei che il progetto Clitorissima diventasse globale, come un’Epifania della Clitoride, ma per il momento posso permettermi di promuoverlo solo tramite guerrilla marketing. L’anno prossimo arriveranno i fondi per fare sul serio, e vorrei continuare il progetto intervistando altre 150 donne in ogni paese del mondo. È qualcosa alla quale ho deciso di dedicare tutto il resto della mia vita, e visto che ho ancora 30-40 anni davanti c’è molto da fare!

Oggi Clitorissima è presente su tutti i social media; ogni giorno invio mail e messaggi alle giornaliste che scrivono di sessualità, eppure in Italia non ho mai ricevuto alcuna risposta. La colpa è del muro che abbiamo nella testa, che però si può demolire con l’informazione. Io sono fiduciosa: è un progetto semplice e facile da capire, che non necessità di macchinari o costi particolari.

 

Cosa deve fare un lettore che volesse vedere la versione completa di Clitorissima?

L’attuale versione del video dura circa 15 minuti. Intanto si può cominciare dal trailer, che si trova facilmente online. Poi si può guardarlo nella versione in streaming a pagamento, e naturalmente ai festival ai quali continua a partecipare.

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