Perché dovreste preoccuparvi dell’estinzione delle piattole

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Che cosa pensate se dico le parole ‘educazione alla pornografia’?

Beh, evidentemente siete molto più perversi del dottor Marty Klein, un sessuologo californiano che ha appena completato un giro di conferenze molto meno eccitanti di quanto il titolo potesse suggerire. Questa intervista presenta una sintesi delle sue idee, ma essendo in inglese vi faccio il solito riassuntino autarchico:

– Poiché i ragazzi entrano in contatto con la pornografia a un’età in cui mancano loro gli strumenti per comprendere che si tratti di fantasie portate all’eccesso e non di documentari, è necessario educarli a interpretare anche questa forma di spettacolo e distinguerla dalla vita reale.
– Dato che la cultura è comune, il problema si pone tanto per i maschi quanto per le femmine.
– L’argomento non può essere affrontato solo post facto, perché andrebbe a mescolarsi e a peggiorare conflitti familiari, sensi di colpa e altri disagi.
– I genitori non dovrebbero delegare tutto alla scuola, ma se proprio non se la sentono dovrebbero per lo meno spingere le istituzioni a offrire una educazione corretta, priva di quelle ambivalenze che caratterizzano la maggior parte delle lezioni sul sesso.

E come si può dargli torto? Solo che a parere mio le sensatissime osservazioni di Klein dovrebbero costituire solo il primo passo di un ragionamento un po’ più ampio. Per capirci: siamo sicuri che il problema si limiti ai nostri figli? Lasciate che vi presenti qualche dato grezzo:

  • Meno del 15% di scuole nel mondo ha un programma di educazione sessuale corretta, che comprenda anche gli aspetti sociali, etici e psicologici oltre ai puri meccanismi riproduttivi. In Italia poi la percentuale è vicina allo zero.
  • Il bambino medio entra in possesso del suo primo cellulare a circa 11 anni (nel nostro Paese anche meno). La maggior parte degli apparecchi è composta da smartphone con accesso a Internet, e la stragrande maggioranza dei bambini li usa senza supervisione da parte di adulti. E a proposito: un quinto del Web è composto da siti pornografici.
  • Negli Stati Uniti nove ragazze su dieci traggono la loro “educazione sessuale” da riviste trendy che presentano la realtà del sesso e delle relazioni sane in maniera estremamente distorta (ehilà, Cosmo!), che conduce a gravi problemi di autostima e rapporto con i partner.
  • Negli ultimi tre anni il porno violento è stato il genere in maggior crescita. Non mi riferisco a cose BDSM sensate: i produttori dichiarano che a vendere è la simulazione di stupri, o quella di violenze razziste (soprattutto uomini neri contro donne bianche).
  • Nelle nazioni industrializzate i casi di piattole sono crollati dell’80% rispetto agli anni ’90.

No, l’ultima voce non è un errore. I parassiti del pube stanno scomparendo e rischiano l’estinzione perché sempre più persone si radono i genitali – proprio come fanno nei video porno.

In altre parole: i video per adulti li guardano tutti, si comincia sempre più presto, la gran parte della gente li prende come esempi letterali, e questo non va affatto bene.
Il fatto non è che «la pornografia conduca al crimine». Quella è una sciocchezza, come hanno dimostrato trent’anni di studi svolti in tutto il pianeta: in effetti è vero il contrario, e un facile accesso a materiali porno è direttamente correlato alla diminuzione dei crimini sessuali violenti. Il problema è di tutt’altra natura.
La vera questione è che, parlando in generale, oggi i giovani di tutto il mondo sono la prima generazione cresciuta con fantasie pornografiche come unica forma di educazione su come trattare il partner a letto. Cindy Gallop, leader dell’iniziativa Make love, not porn (trad. ‘fate l’amore, non il porno’) riassume dicendo che gli attuali ventenni e trentenni (sia maschi che femmine) sono proprio privi del concetto di cosa dovrebbe accadere in un vero momento di intimità – per non parlare di una vera relazione.

Se già questo suona brutto, ricordate anche che stanno cominciando a raggiungere la maggiore età i primi ragazzi cresciuti con roba tipo White bitch gang rape pt. 52(‘Stupro di gruppo della troia bianca, parte 52’). Però quel genere di “porno” non tratta affatto di sesso. Lì il tema è la normalizzazione culturale della guerra fra razze e fra generi, di cui non sono stati ancora studiati gli effetti. L’unica cosa che sappiamo è che se il cervello elabora quelle immagini sotto la categoria “erotico” la bomba si disinnescherà da sola, ma se prevale invece l’aspetto dell’autoidentificazione le cose prenderanno una brutta piega molto in fretta. Le recenti notizie di violenze collettive dall’India e dall’Egitto, per esempio, potrebbero essere legate anche a questo.
I primi segni sicuri di uno sviluppo simile si vedono nei dati ufficiali provenienti dagli Stati Uniti. I casi di violenza sessuale compiuta da neri su donne di colore sono in netto aumento, ma ciò non impedisce ai gruppi razzisti bianchi di giocare la carta della “epidemia di stupri interrazziali” per portare avanti le loro folli agende d’odio.

Adesso ditemi: se vi dico ‘educazione alla pornografia’, cosa pensate?

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