I processi per impotenza della Francia rinascimentale

Medieval impotence trial

Se avete mai curiosato nella sezione Libri del menuRisorse utili di questo sito saprete già che ho una certa predilezione per la saggistica insolita. Benché qui abbia recensito alcuni testi,  la maggior parte è troppo fuori argomento per essere citata su Ayzad.com – però la mia ultima lettura merita un’eccezione. Damning the innocent: a history of the persecution of the impotent in pre-revolutionary France (lett. ‘dannare gli innocenti: storia della persecuzione degli impotenti nella Francia prerivoluzionaria’) di Pierre Darmon esamina una particolarissima usanza legale nata nella Francia del XIV secolo, che crebbe a dismisura dal 1500 alla fine del XVII secolo.
I processi per impotenza erano l’arma perfetta per le signore che volessero concludere il proprio matrimonio in maniera un filino più civilizzata che assoldando un sicario com’era abitudine a quel tempo. Poiché la dottrina teologica prevalente sosteneva che l’unico scopo del matrimonio fosse procreare nuovi servi e serve di dio, dimostrare l’impotenza del marito davanti a una corte significava poter annullare l’unione in modo “rispettabile”. Già intuite che le cose non potessero finire bene.

Furono celebrate centinaia di processi del genere, richiesti da avide o semplicemente annoiate aristocratiche – le uniche donne che potessero permettersi le spese istruttorie. Che dovevano essere notevoli, perché la procedura prevedeva la presenza di medici, preti, ostetriche e naturalmente di un giudice con relativi segretari, guardie e personale della corte. E non dimentichiamo il costo di un adeguato territorio neutrale in cui svolgere la prestazione, perché i veri tribunali non potevano essere dissacrati.
I più fortunati e molto, molto coraggiosi potevano essere dichiarati innocenti già nella prima fase del processo. Qui l’uomo veniva esaminato per assicurarsi della sua «motilità naturale» e «tensione elastica» – in altre parole doveva ottenere un’erezione davanti a un comitato di arcigni sconosciuti. Poi doveva eiaculare davanti ai loro occhi. Chiaramente l’ansia da prestazione aveva spesso la meglio anche sulle intenzioni più focose, costringendo tutti a passare alla seconda fase.

Questa aveva luogo su un letto circondato dalla stessa folla istituzionale, solo in parte nascosta dietro paraventi di carta. Le ostetriche, per dire, se ne stavano appoggiate direttamente al bordo del letto. La coppia già in lite veniva prima perquisita alla ricerca di attrezzi, medicine o altri trucchi nascosti. Poi le si lasciava un paio d’ore per darci dentro – e vi lascio immaginare quanto collaborasse la moglie – fino a che il giudice e gli altri arrivavano a controllare le tracce di eventuali emissioni. Vari documenti ufficiali riportano che macchie «insufficienti» o «acquose» non fossero considerate abbastanza per scagionare il marito.
I processi per impotenza erano una fonte di intrattenimento per l’intera città. I menestrelli componevano ballate per irridere o spronare l’accusato, si scommetteva forte sul risultato e attorno ai luoghi in cui si tenevano le prove si ammassavano folle urlanti. I tafferugli erano ordinaria amministrazione, così come verdetti a sorpresa che spesso costringevano gli ex mariti traumatizzati a scappare in esilio. Adesso riguardate l’illustrazione qui sopra, e ringraziate di non vivere nella Francia del sedicesimo secolo.

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