Quanto sono sicure le safeword?

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Alcuni concetti chiave dell’eros estremo sono stati ripetuti così spesso da essere ormai entrati a far parte anche della cultura vanilla, al punto da trovarli citati perfino nei telefilm in prima serata. Uno di questi è il principio dell’SSC: qualsiasi gioco erotico deve essere Sano, Sicuro e Consensuale. Un altro è il sistema della safeword: se uno dei partner pronuncia una parola precedentemente concordata, qualunque cosa stia accadendo deve essere interrotta subito perché vuol dire che c’è qualcosa che non va. Si tratta di soluzioni talmente semplici, utili ed efficaci che alcuni sessuologi suggeriscono di farli diventare patrimonio comune anche delle coppie per così dire “tradizionali”, che a volte potrebbero trarne un gran beneficio. Ma c’è un però.

All’inizio dell’anno un articolo uscito sul prestigioso webmagazine Salon ha rivelato che – almeno nell’ambito di alcuni ambienti negli Stati Uniti – teoria e pratica sono cose nettamente distinte. A suonare il campanello d’allarme sono state Maggie MahyemKitty Stryker, due attiviste che hanno lanciato una campagna a favore della Cultura del consenso partendo dalle basi: il racconto delle violenze da loro subite all’interno del mondo BDSM. A mano a mano che l’operazione raggiungeva nuove città, alle loro testimonianze si sono unite quelle di diverse altre persone che hanno riportato episodi di notevole gravità. Un caso riguardava addirittura un locale BDSM nel quale più donne avevano subito abusi sotto l’effetto di droghe mischiate ai loro drink, e c’è stato chi ha parlato di «troppi episodi per riuscire a contarli».

Tutto ciò mi ha lasciato molto sorpreso. Frequento il mondo dell’eros estremo ormai da 25 anni e non mi è mai capitato di assistere a episodi del genere, men che meno in contesti “pubblici” come può essere quello di una festa a tema. Naturalmente ho conosciuto persone esagitate o poco equilibrate e ho saputo di serate private nelle quali si eccede con l’alcool o si fa uso di droghe rendendo pericolosissima ogni pratica di dominazione… ma gli episodi di molestie che mi sono stati riferiti sono sempre avvenuti in ben altri ambienti, primo fra tutti quello delle normali discoteche.

Non sono il solo. Anni fa un sincero sbigottimento fu anche la reazione di un celebre divulgatore quale Jay Wiseman in un’occasione simile, quando dopo un incontro di gioco la sua partner commentò candidamente che lui fosse stato «il primo dominante che avesse rispettato i limiti negoziati». Lo studio informale che ne seguì portò alla luce parecchi casi di “abuso d’autorità” in rapporti BDSM, che condussero a un articolo che terminava con una domanda rimasta in sospeso: «possibile?»

Forse sono un ingenuo e un irresponsabile, ma sentendomi lontanissimo da certe situazioni la cosa mi era passata di mente… finché l’altro giorno non ho visto questa petizione su Fetlife, una delle più attive comunità internazionali (anche se prevalentemente statunitense) nell’ambito dell’erotismo estremo. L’argomento è l’eliminazione di una clausola del regolamento del sito, che allo stato attuale delle cose vieta di attribuire o denunciare online comportamenti criminali di altri membri della community. Una richiesta ragionevole per evitare che i gestori vengano coinvolti in brutte dispute legali, ma come hanno osservato quasi 900 sostenitori si tratta anche di un limite che impedisce di raccontare le proprie brutte esperienze e avvertire altre persone dei pericoli in cui potrebbero incorrere incontrando determinati membri della comunità.

Il dibattito è molto complesso. Se a prima vista sembrerebbe logico accettare la petizione, molti altri iscritti a Fetlife hanno obiettato che farlo esporrebbe chiunque al rischio di essere denunciato per ripicca, antipatia, sentito dire o pura follia. Se ripenso alle mie esperienze personali con gli stalker e i vari sociopatici incontrati in quest’ambiente capisco benissimo anche questo punto di vista: sul mio conto girano già leggende urbane cruentissime secondo cui avrei addirittura mutilato diverse persone e compiuto ogni sorta di nefandezze; posso solo immaginare cosa accadrebbe se venisse istituito un albo ufficiale in cui quelle stesse persone potessero attribuirmi gli stessi crimini con un solo clic. D’altra parte sarebbe anche ingiusto il contrario: che la lunga militanza nella Scena mi rendesse “intoccabile” se mai dovessi davvero comportarmi male con chi mi si affida.

Fermo restando che, come si diceva prima, ancora non ho ben capito quanto sia eventualmente esteso il fenomeno della violazione della consensualità dei sottomessi in Europa e in Italia in particolare; chiarendo che non conosco abbastanza bene il mondo BDSM gay per valutare anche quell’ambito; con tutte le limitazioni del caso… penso tuttavia di essermi fatto un’idea. Prima di esprimerla mi piacerebbe però sentire quali siano quelle dei miei lettori.

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