Se il BDSM è in stile indiano

Indian slavegirl

È sempre molto interessante vedere come le culture locali ridefiniscano la forma e i contenuti delle fantasie sessuali. Lo scorso mese per esempio abbiamo visto come laCina stia incontrando imprevedibili difficoltà nell’integrare la visione occidentale del BDSM in un contesto sociale e sessuale basato su riferimenti storici completamente diversi. Prima ancora questo sito ha ospitato l’eccezionale intervista con una sottomessa musulmana la cui religione e cittadinanza influiscono pesantemente sul modo in cui pratica giochi di dominazione erotica. Un giorno o l’altro dovrei anche scrivere un post sull’importanza di immagini naziste proibite nella letteratura erotica israeliana… ma per il momento sarà meglio concentrarsi su un’altra regione ancora, grazie alla fortuita scoperta di un blog di una coppia BDSM indiana.
Desi Daasi è una scrittrice erotica, ma anche la partner sottomessa in una relazione che si basa tanto sui soliti archetipi sadomaso (come il contratto riportato anche sul blog) quanto su una visione spirituale della servitù sessuale che è tipicamente indiana. Una delle prime pagine del suo sito, per esempio, è tutta dedicata alla scelta di chiamare il marito e master «dio» – in senso prettamente induista. Perfino le pratiche BDSM stesse vengono integrate in un percorso religioso, ma non nel senso deleterio di certi delinquenti cattolici bensì in una concezione quasi ascetica della vita terrena.
Riassumere questa filosofia di rapporto in poche righe non le farebbe giustizia, pertanto vi invito a fare uno sforzo di traduzione (dall’inglese, tranquilli!) e leggere voi stessi cosa abbia da dire Desi Daasi, scoprendo così lo sguardo indiano su qualcosa che siamo ormai abituati a dare per scontato. Un punto di vista diverso che, come sempre, offre anche un ottimo spunto per riflettere sul concetto occidentale di BDSM e scoprirlo pieno di sfumature nascoste.

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