Siamo onesti sul suicidio “perfetto” di un adolescente LGBT

Leelah Alcorn

Avrei davvero voluto cominciare il nuovo anno in modo allegro, con un bel post sulle meraviglie delle sessualità insolite o per lo meno con qualcosa di buffo. Pare tuttavia che il destino avesse altri progetti, poiché la prima notizia importante del 2015 ha riguardato una morte particolarmente tragica. È chiaro che avrei potuto far finta di niente, come del resto hanno fatto molti giornalisti in tutto il mondo. D’altra parte però la più grande lezione appresa dalla mia passione per le stranezze è che bisogna saper fronteggiare onestamente tanto il bene quanto il male – pertanto eccoci qui. Questo è un post che parla di realtà sgradevoli: vi chiedo comunque di leggerlo, perché credo ne valga davvero la pena.

Aggiornamento – Il 2 gennaio i genitori della vittima hanno ottenuto la rimozione delle pagine web citate nell’articolo, di cui si possono tuttavia trovare facilmente molte copie online.

Il 28 dicembre 2014 una persona di nome Leelah Alcorn è morta a Cincinnati dopo essersi consapevolmente gettata sotto la motrice di un camion di passaggio. Il motivo del suicidio è stato eloquentemente spiegato in una nota preprogrammata che è comparsa sul Tumblr di Alcorn dopo la morte. Riassumendo: Leelah, registrato all’anagrafe come Joshua, non riusciva più a sopportare che gli fosse negata la procedura di transizione sessuale dopo 12 anni di angoscia per «essere una ragazza intrappolata nel corpo di un ragazzo». Alcorn aveva appena compiuto diciassette anni.
La nota chiarisce oltre ogni dubbio che la principale fonte di una disperazione così devastante fossero i suoi genitori, tratteggiati come fondamentalisti religiosi che anteponevano le loro convinzioni di fede alle richieste di aiuto del figlio. Le dichiarazioni rilasciate dalla coppia di cristiani evangelici prima che il messaggio automatico li denunciasse sembrano confermare quella descrizione, al punto che hanno continuato a sottolineare come «per religione non supportiamo quelle cose» perfino in pieno lutto e mentre venivano criticati dai media di tutto il mondo. Insomma, sembra che questa triste storia non potesse essere più semplice.

A dirla tutta, la tragedia è così facile da comprendere che il circo delle accuse si è scatenato immediatamente e continua a ingrossarsi a mano a mano che gli opinionisti rientrano dalla loro pausa vacanze. Il beneamato sostenitore delle tematiche LGBT Dan Savage è stato il primo a suggerire (giustamente, a mio modesto parere) che i genitori vadano processati per istigazione al suicidio, ma sostanzialmente tutti gli attivisti si sono uniti al coro sfruttando il suicidio di Alcorn come un’opportunità per attirarre l’attenzione verso la causa delle loro minoranze sessuali preferite. E come avrebbero potuto trattenersi dal farlo, quando l’ultimo messaggio del ragazzo supplicava esplicitamente: «fate sì che abbia uno scopo. La mia morte deve essere conteggiata nel numero di persone transgender che si sono suicidate quest’anno. Voglio che qualcuno guardi quel numero e dica “è inaccettabile”».
Leelah oltretutto era giovane, aveva un bel faccino e sapeva esprimersi molto bene: non si sarebbe potuto sperare in un simbolo migliore, anche perché si sa che il fine giustifica i mezzi. Io stesso odio visceralmente il bigottismo religioso. Che facile sarebbe prendere a calci quei bifolchi arroganti e insensibili ora che sono a terra indifesi – e magari già che ci sono approfittarne per vendere anche qualche libro. Tuttavia ricordate quel che dicevo poco fa sull’onestà? Mi rincresce, ma pur con tutta la compassione che posso provare per quel povero ragazzino dell’Ohio, proprio non riesco a stare zitto su un altro aspetto di questa storia che nessuno sembra aver voglia di menzionare.

Leggete lo struggente ultimo messaggio di Alcorn al mondo, e non potrete non notare gli svolazzi melodrammatici tipici di qualunque adolescente inquieto. Nel testo si bea della certezza di non essere amato da nessuno, di non avere veri amici, di essere brutto e grottesco, addirittura ormai oltre ogni speranza di poter mai raggiungere la felicità – e non è il caso di approfondire, dato che ci siamo passati tutti. Già: sappiamo tutti benissimo quanto concreta e devastante sia quel tipo di sofferenza. A ripensarci da adulti è facile riderci su, ma quando avevamo la sua età ciascuno di noi ha avuto l’identica sensazione di essere irrimediabilmente diverso. Avere desideri sessuali fuori dal comune peggiora solo le cose; quasi tutte le persone LGBT o con passioni insolite prima di diventare grandi hanno pensato al suicidio.
Scorrere le pagine color rosa dei social network di Leelah Alcorn espone a un bombardamento infinito di iconografia “da ragazzina” quasi troppo stereotipata per poterci credere. L’ossessione per le figure femminili ispirate agli anime e per gli standard da passerella è tanto evidente quanto l’assenza di modelli di vita più realisticamente raggiungibili; l’immersione nelle discussioni online sul transgenderismo è completa e onnipresente. Bastano i primi minuti di arcobaleni, retweet, gattini e bimbette kawaii per ritrovarsi a pensare istintivamente ai cliché sugli ormoni in subbuglio, o per incolpare la virtualità delle vite digitali dei “ragazzi d’oggi” e le loro “amicizie” immateriali denunciate perfino in un passaggio della nota di Alcorn stessa. Eppure nemmeno questa è tutta la storia.

Per comprendere davvero cosa significhi questa morte bisogna essere ben coscienti che la sessualità non funziona come si ostinano a rappresentarla i film o i legislatori. Ben lungi dall’essere una specie di etichetta che ci viene magicamente assegnata al diciottesimo compleanno piazzandoci nella Squadra Maschi Etero o nel Team Femmine Etero per il resto della nostra vita, è in realtà il risultato di un set di influenze molto complesse e in costante evoluzione. Alcune di esse sono naturalmente di origine biologica, ma la maggior parte sono squisitamente di tipo culturale. Sminuire l’importanza di queste ultime è particolarmente assurdo, anche perché normalmente ciascuno di noi ricorda bene cosa abbia contribuito alle proprie inclinazioni erotiche. Interazioni sociali, imitazione, fiction, modelli di riferimento, condizionamento di gruppo, età, opportunità, pornografia e infiniti altri elementi hanno contribuito alla nostra attuale identità sessuale – e continuano a farlo, benché col tempo si divenga solitamente meno plastici, si trovi la propria combinazione ideale e vi ci si attenga.
Anche se davvero non riuscite a ricordare cosa vi abbia influenzato, non ci vuole molto per riconoscere questo fenomeno all’opera – soprattutto su larga scala. Pensate alla predilezione britannica per le bacchettate dovuta alla recentemente abbandonata ma secolare tradizione delle punizioni corporali istituzionalizzate nelle scuole. Pensate a come il maggiore interesse per il sesso gay si rilevi nei paesi musulmani più ortodossi, dove la segregazione fra i sessi è obbligatoria. Oppure pensate al Giappone e alla sua popolazione predominantemente anziana con un feticismo diffuso per la giovinezza, che ha generato un complesso di Lolita su scala nazionale. E a proposito di bambini: pensate a come l’isteria antipedofila alimentata dai mass media abbia gonfiato un comportamento criminale statisticamente irrilevante prima del 1985 rendendolo un’epidemia globale che costituisce oggi l’80% del traffico sulla cosiddetta “Internet ombra”. Potrei continuare con molti altri esempi, ma questo fa proprio al caso nostro perché, come sa bene qualunque genitore, proibire qualcosa è il modo migliore per renderlo irresistibile.

E quanto desiderabile sarà stato il sesso “proibito” per il figlio di genitori con un’ossessione patologica per i comportamenti devianti? A giudicare dal ricordo della mia infanzia nella pruriginosa ipocrisia dell’Italia degli anni ’70, mi azzardo a sospettare che pure Leelah provasse un particolare interesse per certi argomenti. Dopotutto sarebbe solo una reazione naturale a quel contesto culturale – ma come abbiamo visto prima c’è ancora un altro fattore da tenere in considerazione.
Come ogni teenager del Primo Mondo, Alcorn passava una gran parte della propria vita online. E perché no? Quando l’esistenza reale appare come una prigione insostenibile, cercare rifugio su Internet costituisce una soluzione perfettamente sensata. Il Tumblr mostra come il ragazzo gravitasse attorno a quel tipo di risorse, gruppi e immaginario che più supportavano uno stile di vita transgender ideale e idealizzato. Anche questo è un comportamento ragionevole. O no?

In realtà è impossibile non rendersi conto di come la combinazione di turbe adolescenziali, ambiente repressivo ed escapismo tentatore avesse creato una mistura pericolosamente esplosiva. Non ne avremo mai la conferma, ma la ricetta assomiglia in modo inquietante alle condizioni che hanno condotto al picco di incidenti di BDSM fra i lettori di una certa trilogia, o ai frequenti abusi di ragazzi gay. Stuzzica una persona impreparata con visioni di un ideale erotico temporaneamente irraggiungibile, e sarà inevitabile che alla prima occasione ci si butti a pesce senza riguardo per la propria incolumità – o che trovi una forma alternativa per liberarsi della tensione.
«La mia morte deve avere un senso» ha scritto Alcorn, «Qualcuno deve dire “è intollerabile” e aggiustare la situazione». Siccome crepare a 17 anni è davvero intollerabile, ecco quindi il mio piccolo contributo al cercare di aggiustarla ed eliminare le cause di una tale tragedia. La soluzione però non è «insegnare le questioni di genere nelle scuole, e prima si comincia e meglio è» come ha suggerito Leelah – o per lo meno non è la soluzione completa. Spero che questo post abbia dimostrato come, se si esamina la questione onestamente e senza pregiudizi, non si possa ignorare le magagne di ogni fazione in causa. Certo, è chiaro che la società debba imparare cosa sono la diversità sessuale, la tolleranza e l’integrazione. Certo che i fondamentalismi religiosi vanno combattuti come un male inaccettabile anche quando non hanno la pelle scura e vaneggiano di guerre “sante”. Ma non è sufficiente.

Per ottenere una vera soluzione le questioni di genere vanno insegnate nel contesto più ampio di una educazione sessuale realistica, slegata dalle agende politiche o religiose e basata su come funziona davvero la vita anziché sulle rappresentazioni edulcorate, criminalizzate od ospedaliere normalmente adottate per questi scopi. Per ottenere una vera soluzione i genitori devono possedere un’educazione sessuale pari a quella dei loro figli. Per ottenere una vera soluzione dobbiamo piantarla con l’infantile insistenza sul politically correct e dire chiaramente che certe sceneggiate a fondo sessuale sono pure idiozie. Un esempio a caso? Non c’è una sola fottuta possibilità al mondo che Leelah Alcorn sentisse davvero pulsioni transessuali a 4 anni come ha scritto. A diciassette? Certo, perché no. A dieci? Forse. Ma la disforia di genere a quattro anni è biologicamente impossibile: o è una balla, oppure si è trattato di un trauma indotto dai genitori con diabolico metodo e perseveranza. E ciò ci porta all’ultimo e forse più importante ingrediente di una vera soluzione.
Ciò che va davvero insegnato nelle scuole, nelle famiglie e dappertutto sono il pensiero critico e la gestione dell’informazione. Viviamo nel XXI secolo: sia noi che i nostri bambini possiamo accedere istantaneamente a ogni sorta di informazione solo sfiorando un paio di icone, quindi non possiamo continuare a ignorare la necessità di saper separare i fatti concreti dalle cazzate. Se Leelah Alcorn avesse saputo l’importanza di non selezionare solo le risorse che confermano le proprie convinzioni e di cercare dati a tutto tondo, probabilmente avrebbe passato un po’ meno tempo su Tumblr di minigonne giapponesi e qualche istante in più su siti di risorse per la prevenzione dei suicidi, che gli avrebbero potuto salvare la vita. Se avesse dato meno retta agli stupidi forum in cui altri minorenni trans e presunti tali descrivono i loro malesseri, magari avrebbe potuto ascoltare le rassicuranti parole del progetto Le cose cambiano, che aiuta davvero i giovani LGBT di tutto il mondo anziché rincretinirli di melodrammi. E sia ben chiaro che tutto ciò non riguarda solo le questioni di genere, ma si applica all’intero spettro delle sessualità non normative.

Solo nel piccolo della mia attività, non ne posso più di incontrare feticisti dei piedi che si sono distrutti la vita passando decenni su siti di fissati che li hanno isolati sempre più solo perché ignorano l’esistenza di eventi pubblici in cui potrebbero facilmente trovare la loro anima gemella. Sono devastato dalle tante storie di donne autolesioniste e uomini violenti che si danneggiano dandosi a forme di sadomasochismo patologico solo perché nessuno ha parlato loro del BDSM e della sua capacità di disinnescare questi comportamenti guidandoli verso sublimazioni ben più piacevoli e innocue. Tutto quel che serve per “aggiustare questa situazione intollerabile” è un po’ di onestà e di intelligenza. Volete aiutarmi a passare parola?

Line
  • Doctor R.

    Scrivi in maniera magistrale, non finirò mai di dirlo, e riesci ad esprime benissimo le tue posizioni concettuali a dispetto di insidiose insinuazioni polemiche.
    Sottoscrivo in tutto e per tutto quello che hai espresso, e non potrei fare diversamente, perchè in fondo è stata la medesima molla che mi ha spinto a scrivere il saggio “Profumo di zoccoli”…perchè è vero che ogni personalità erotica e sessuale trova anche riscontro nella proprie esperienze di vita, oltre la semplice propria naturale origine biologica.
    Poi hai giustamente sottolineato che “…proibire qualcosa è il modo migliore per renderlo irresistibile. ”
    …ecco, io credo che se questo dettaglio non è sufficiente da solo a giustificare determinati comportamenti definiti “strani”, “deviati” o “inusuali” è altrettanto vero che non possa essere ignorato o sottovalutato. Per comprendere la propria natura erotica e i comportamenti che ne possono scaturire ogni elemento è importante e va considerato al pari di tutti gli altri…questa è almeno la mia opinione.

Line