Tutta la perversione dei conventi di suore

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La dottoressa Fran Fisher è una sessuologa un po’ sui generis, considerato che nel suo curriculum ci sono anche due anni di studio… come suora, con il nome di sorella Jane Frances de Chantal. L’esperienza terminò a vent’anni, quando le normali pulsioni umane la convinsero a fuggire dal convento verso una vita laica negli Stati Uniti. Ciò nonostante le servirono altri due decenni per unire i puntini e rendersi conto che, forse forse, la vita sessuale delle suore non è propriamente normale, né sana.

Mossa da spirito scientifico, la Fisher ha allora rintracciato e intervistato altre 28 donne che hanno abbandonato il velo, raccogliendo le loro storie nel libro In the name of god, why? (lett.: ‘Perché, in nome di dio?’). Il risultato è tutt’altro che pornografico ma anche mostruosamente perverso, dato che dimostra – per l’ennesima volta – come la religione cattolica sia un’organizzazione fondata sull’abuso sistematico delle persone in difficoltà a vantaggio di una élite di uomini protetti dall’impunità dei loro abiti da cosplay. «La maggior parte delle donne con cui ho parlato provengono da famiglie strettamente osservanti che demonizzano la sessualità, nelle quali è frequente trovare padri alcolizzati, violenti o incestuosi» dice l’autrice. «Molte descrivono il convento come un rifugio sicuro, ma l’interno è qualcosa di diverso in cui sono comuni gli abusi sessuali da parte delle consorelle e dei preti. Questi inculcano il concetto di “obbedienza” in ragazze isolate da tutto educandole al silenzio su rapporti considerati “necessari” per gli uomini, reprimendo la normale sessualità delle loro vittime. Fuggire dalla vita costa caro sul lungo termine: la chiesa non dovrebbe permettere queste cose.» Lettura consigliata mentre aspettate che il Vaticano faccia processare migliaia di preti pedofili, ceda le proprie ricchezze ai poveri o almeno paghi le tasse.

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