1.664 sfumature di He-Man – La recensione di ’50 sfumature di nero’ e ’50 sfumature di rosso’

Photo: Carrie Vines
Photo: Carrie Vines

Nel caso vi chiedeste che aspetto abbia il sadomaso estremo, guardate la foto qui sopra. La sofferenza pura ha quella forma lì: 1.664 pagine scritte coi piedi ma che, occupandomi di questo sito, mi è toccato leggere per forza. Qualche settimana fa avevo già pubblicato le mie impressioni su 50 sfumature di grigio, il primo volume della trilogia best seller (l’altro giorno ha superato venti milioni di copie vendute, senza contare le versioni pirata scaricatissime in rete) della paciosa signora E.L. James. Proseguire con i due tomi restanti era quindi una specie di dovere morale, se non altro per vedere dove andasse a parare quella storia rimasta in sospeso.

Cominciamo quindi con un super spoiler che vi risparmierà dover replicare il mio record di stoicismo: alla fine vissero tutti felici, sposati e contenti. Chi l’avrebbe mai detto. Sotto tanti aspetti, però, è interessante vedere cosa succede prima di arrivare a quell’epilogo.

La trama

Considerando per comodità Cinquanta sfumature di nero e Cinquanta sfumature di rosso come un unico libro, gli sviluppi salienti sono sostanzialmente questi:

– I due si pentono di essersi lasciati e tornano a cercarsi, ricominciando una relazione senza contratti né complicazioni strane nella quale continuano a sperimentare un po’ di BDSM light, e già che ci sono si sposano;
– Lui rivela che nell’infanzia è stato ignorato dalla madre tossicomane e seviziato da uno dei suoi molti uomini. Poi, per non farsi mancare alcun trauma, è stato abbandonato per giorni con il cadavere della mamma;
– Anastasia comincia a lavorare in una casa editrice, ma il capo prima la molesta e poi la perseguita. Chi poteva sospettare che un tale che si chiama Jack Hyde avesse un lato oscuro nascosto, eh?
– La misteriosa “Mrs. Robinson” vista nel primo libro cerca di tenersi stretto Christian, ma riesce solo ad alienarsi l’intera dinastia Grey. In compenso spunta una ex-schiavetta psicopatica, che tormenta i due protagonisti senza approdare a un granché;
– Si scopre che Jack Hyde aveva conosciuto Christian quand’erano poppanti e da allora cova invidia nei suoi confronti, che culmina con un maldestro attentato alla vita del miliardario. Quindi si allea con il marito della Robinson per rapire la moglie e la sorella di Gray nonché ricattare Anastasia, ma finisce ancora peggio;
– La protagonista rimane incinta, lui rimane sconvolto, entrambi approfittano dell’evento per darsi una calmata e venire a patti con i propri demoni interiori.

 

Tre storie in una

Come si può facilmente dedurre dal riassunto, la trilogia delle Cinquanta sfumature è un’opera un po’ schizofrenica, che riunisce malamente almeno tre storie diverse. La prima è un thriller davvero pessimo in cui ogni elemento sembra descritto da un dodicenne educato coi videogame: proprio come Christian Grey era fin dall’inizio un personaggio ridicolmente esagerato, qui le mezze misure non esistono. Dalle ex che sanno penetrare in un grattacielo-fortezza come fossero ninja ai ragionieri che organizzano piani diabolici da fare impallidire Al Qaeda, la vicenda ha la plausibilità di una puntata dell’A-Team. Fra l’altro ogni drammatico imprevisto si risolve sempre nello stesso modo: «…ma non era poi niente di grave, e tutto andò a posto.» Compresa la volta in cui l’elicottero del protagonista viene sabotato e precipita nel mezzo del nulla, tanto per capirci.

Una seconda narrazione è composta da pornografia pura. Non in senso negativo, anzi: come accadeva nel primo volume, si tratta delle parti scritte meglio. Il problema è che, ora che sono uniti nel santissimo vincolo del matrimonio, i protagonisti hanno molte più occasioni di copulare… e non se ne perdono una. Se questo è uno dei motivi del grande successo della saga fra il suo pubblico di signore represse, l’effetto su chi ha un rapporto più sereno con l’eros è un po’ diverso. La prima scena piace, la seconda pure, la terza un po’ meno: arrivati alla trentottesima si comincia però a saltarle, stremati dai capelli bellissimi di lui e dalla petulante “dea interiore” di lei. Dopo poco si nota inoltre che l’inarrestabile carica sessuale di Edward Christian tende ad avere un ruolo strumentale. Ogni qual volta Anastasia ha qualche – spesso giusta – rimostranza da fare, la reazione del supermiliardario è: «zitta e scopiamo». Che sarà anche un modo efficace di evitare le discussioni, ma ammazza inesorabilmente ogni altra dinamica di relazione.

Qui entra in ballo la terza e più interessante linea narrativa, che riguarda proprio l’evoluzione dei due protagonisti. Quella di lui, in effetti, potrebbe essere meglio definita una involuzione: a partire dall’istante in cui dichiara il proprio amore per Anastasia, la sua maschera di übermensch gelido e perfetto si sgretola infatti riducendolo a un pupattolo insopportabile, terrorizzato dall’idea di essere abbandonato. Se poi si aggiungono i suoi soliti tratti di stalker paranoico e bauscia esibizionista, si finisce per chiedersi come faccia la protagonista a non accoltellarlo nel sonno.

Lei, del resto, fa il percorso inverso. Pur mantenendo la goffaggine con cui l’avevamo conosciuta all’inizio dimostra un caratterino notevole, arrivando addirittura a prodursi in un paio di performance ridicole nelle quali si trasforma in una specie di Rambo da balera e assumendo pian piano il pieno controllo degli eventi. Come in Cinquanta sfumature di grigio, però, alla James va riconosciuto il merito di mettere in scena personaggi assai umani, pieni di dubbi, impacciati nel gestire la loro storia d’amore e capaci di combinare proprio le stesse spaventose cazzate che facciamo un po’ tutti.

La morale finale

Già. Come dimenticare la pacioccosa signora Erika Leonard, in arte E.L. James? In queste settimane ho studiato parecchie sue interviste e mi sono convinto che dietro al suo personaggio di superstar per caso ci sia in realtà una gran furbona, come dimostrano un paio di risposte che non manca mai di ripetere. «Signora James, come si rapporta a miti dell’erotismo come Anäis Nin e Pauline Rèage?» le chiedono i giornalisti più preparati. E lei, finto-imbarazzata: «Chi? Non li ho mai sentiti nominare… Io leggo solo gli Harmony!» Oppure, quando l’intervistatrice vuol essere maliziosa: «Lei nel privato fa spesso giochi BDSM come Anastasia?» Ma dall’altra parte spunta la casalinga media inglese: «Eh, magari! Mio marito non ne vuole sapere!» Brava, oltre che simpatica. Le sue lettrici non possono che identificarsi, e sognare di poter un giorno non solo incontrare il loro Christian Grey, ma diventare magari anche scrittrici famose come lei.

Chissà, magari è tutto un grande trucco e quella donna in realtà sa scrivere benissimo però ha scelto di sfigurare per non alienarsi troppe sciampiste. D’altra parte ha dimostrato di conoscere perfettamente ciò che vuole il suo pubblico, compresa una rassicurante moralina finale che sembra tirata fuori dritta dritta dai vecchi disegni animati di He-Man, master of the universe (che dopotutto era il titolo originale dei suoi libri).

Nel caso dei coniugi Grey, questa viene sillabata a prova di decerebrato: se si ha il coraggio di sperimentare un po’ di fantasie sessuali, non c’è bisogno di trasformarsi in pervertiti spaventosi o vittime sacrificali. I “giochini” possono far parte della normale vita di coppia di chiunque, rendendo più felici sia noi che i nostri partner – e vissero tutti felici e contenti. In fondo in fondo non è un messaggio così scontato: a parte Secretary, nei media tradizionali di solito le storie di dominazione finiscono nel sangue. Peccato solo che noi tutto questo lo sapessimo già, senza bisogno di subire oltre 1.600 pagine. Meglio tornare al resto del sito, va’…

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  • Naima

    Ammetto milleseicento e rotte pagine sono un pò troppe avevo infatti intenzione di pubblicarne una sintesi con solo i pezzi salvabili perchè ha tanti difetti ma alcuni spunti di riflessione ci sono.
    Per gli appassionati dell’ambiente sarebbe stato interessante e molto puntare l’accento proprio sulla dinamica bdsmer vanilla che è molto ma molto comune.
    Facile anzi facilissimo che solo uno dei due sia bdsmer e l’altro come anastasia provi a sbirciarci dentro per amore e non riuscendolo ad accettare e capire vuoi per retaggi morali vuoi per impuntature vuoi per tutto quello che vuoi ma proprio l’idea di dover chiamare il suo compagno/maRITO Padrone e permettergli di gestire la sua vita proprio non gli va giù che si fa?
    Si fa quello che fanno loro se il dominante del caso è cotto e rimbecillito dall’innamoramento come Mr Grey. Amore e bdsm è un connubio difficilissimo da equilibrare.
    Se anastasia fosse una slave Mr Grey così arrendevole sarebbe mandato a cagare prima di immediatamente. quale slave è quella che accetta un master che cambia idea secondo i capricci di lei naaa c’ho l’orticaria al solo pensiero.
    Ma Anastasia è vanilla e ogni volta che gli fa cambiare idea la prende come una vittoria e lui (altro accapponamento di pelle) arriva a rinnegare tutto quello che è stato dichiarandolo sbagliato e malato.
    Però…
    Però lo sappiamo tutti che se ce l’hai nel sangue difficilmente riesci a starne fuori. E lo vede anastasia quando lui afronta la ex slave psicopatica tornando per un attimo in se riprendendo ruolo e postura da Master e riportando immediatamente la ex psicopatica nell’altro ruolo di slave che gli obbedisce come aveva fatto sempre. E anastasia obbligata al lato della scena si chiede chi veramente lui voglia essere quello che ha lei o quello che vede davanti ora così perfettamente a suo agio nei panni del dominante con la situazione in pugno e così dolce e comprensivo con una che fino ad un momento prima aveva una pistola in mano e ora ha gli occhi bassi e dice si padrone.
    Oppure qualdo alla fine del romanzo lei lo guarda dalla finestra nel giardino di casa che si china a raccogliere unramoscello e lo batte sulla mano evidentemente valutandone gli effetti come frustino e lei comincia a chiedersi quanto gli manca quello che gli ha tolto.
    Questo è il vero valore del libro.
    Che succede quando qualcuno per amore rinuncia alla sua natura dominante o slave?
    succede che con il tempo quel vuoto fa sentire il proprio peso e lo puoi negare e trattenere fino a che sei innamorato ma con il tempo arriverai a cercarti qualcosa che lo possa riempire.
    Queste sfumature di grigio buttate qui e lì nel romanzo non mi dispiacciono le avrei accentate molto di più ma ammetto non rappresento la media ma la nicchia.

  • Zaccagnini Cristina

    bravoooooooooooooooooooooooooooooooooooo…..m’ inchino.
    dopodichè….devo dire che non conoscere Anais Nin e Pauline Reage, per una “scrittrice” è veramente imbarazzante.

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