Altro che la solita biografia – La recensione di ‘Concertina – The life and loves of a dominatrix’

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Concertina - The life and loves of a dominatrix

Susan Winemaker
Simon & Schuster, 2007
£. 7.99
308 pagine
Lingua: inglese
Isbn: 978-1-4165-2689-6
@: sito dell'editore

Il filone delle memorie di dominatrici professioniste è ormai così ricco da costituire quasi un genere a sé, con tanto di personaggi e topoi standard, fatti apparentemente con uno stampino. Capita così che lo sviluppo sia assai prevedibile: in genere c’è una ragazza tanto sensibile e tanto sfortunata che si vendica del mondo prendendo a frustate un tot di clienti. Segue panoramica di quelli più insoliti e discutibili, un paio di rivelazioni “dall’interno” su come funziona il mondo delle mistress a pagamento, dopodiché arriva il momento dell’illuminazione. Catartica, filosofica, pirotecnica o banale, ma sempre puntuale per fare ravvedere l’autrice sugli errori di gioventù, e farle finalmente comprendere che sì, lei non avrà molto, ma è la migliore dominatrice del mondo, e sempre lo sarà perché tale è la sua vocazione. Applausi, sipario. E sbadigli, perché francamente non ne possiamo un po’ più.

Poi arriva Susan Winemaker, la cui vocazione è di tutt’altro tipo: lei ama la cucina. Non a caso se ne parte dal Canada per andare a Londra a fare pratica nello staff di alcuni fra i migliori chef del mondo… dando inizio a un’avventura così particolare da essere diventata la trama di questo libro.

La Concertina del titolo è una piccola fisarmonica, che passa l’esistenza a essere tirata e compressa, sempre cercando però di produrre suoni melodiosi. Applicando la metafora all’autrice e protagonista, ciò significa un apprendistato tragicomico nell’ambiente dell’alta cucina, uno sbocco di carriera parecchio deludente e l’inizio di una nuova vita nei panni latexati di una dominatrice professionista di provincia.

Il punto è che, trattandosi di una persona tutt’altro che repressa, il gioco le piace – ma non la travolge. Anziché esaltarsi per le sevizie che somministra, il divertimento e l’orgoglio di Susan consiste nel creare veri e propri momenti di teatro con i suoi clienti. La sua diventa l’arte di intuire e interpretare l’anima di chi entra nel dungeon, trasformandosi pian piano in un’ottima psicoanalista.

La storia comincia con la “padrona” ormai espertissima – e proprio per questo capace di abbandonarsi anche sul lavoro a profonde considerazioni filosofiche (non a caso la sua materia di laurea) su sé stessa e il senso delle sue sessioni. Considerazioni di cui nessuno scrive mai, ma che passano nella testa di tutti i dominanti con la testa sulle spalle, compresi quelli che non lo fanno di professione. E già questo sarebbe un buon motivo per leggere Concertina, che fra l’altro è scritto davvero con uno stile eccellente.

Invece c’è di più: un colpo di scena sotto forma di un cliente molto, molto strano. È bellissimo ma si concia da far pietà; è un genio ma si ritiene stupido; è masochistissimo ma in realtà non fa altro che “dominare dal basso”; è totalmente remissivo ma capace di scatti potenzialmente omicidi. Figuriamoci se lei non se ne innamora.

Il resto, fra flashback, meditazioni, romanticismo e ricette esotiche, è una relazione contorta ma tanto comune fra chi pratica Bdsm che si potrebbe perfino definirla banale. Tuttavia questa è la prima volta che la vedo descrivere così abilmente: seguire i ragionamenti e le avventure della Winemaker diventa un’esperienza ben più coinvolgente di molti romanzi.

Se volete scoprire come sia davvero uno di quei rapporti “estremi” di cui sono pieni i siti web e le vostre fantasie, Concertina vi aprirà le porte di un mondo tanto reale da essere inimmaginabile. Se solo tutte le biografie fossero così!

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