Diario di una McDomina – La recensione di ‘La Donna che Picchiava Duro – Diario di una Domina’

2013/01/donnachepicchiavacover.jpg

La Donna che Picchiava Duro - Diario di una Domina

Ida Denans
Coniglio Editore, 2007
€ 12,00
italiano pagine
Lingua:
Isbn: 978-88-6063-066-7
@: sito dell'editore

Non ho difficoltà a credere che Ida Denans sia davvero una picchiatrice prodigiosa. La sua caratteristica più notevole è però purtroppo un’altra: la signora soffre della sindrome di Tex, nel senso di Willer il cowboy dei fumetti. Avete presente le sue storie?

Ecco. Il problema è proprio quello: sono talmente stereotipate che ormai non è nemmeno più necessario comprare un nuovo albo per sapere come si svolgerà la vicenda, dall’inizio alla fine.

Con Maîtresse Ida è lo stesso: il suo “Diario di una Domina” sta al genere delle confessioni piccanti quanto Gunan il Guerriero sta a Conan il Barbaro. Una copia poco ispirata e senza alcuna ragion d’essere – soprattutto se si ha già letto Maîtresse Françoise, il capostipite di questo tipo di memorie, o uno dei suoi tanti cloni.

Anche lo stile non aiuta. Ogni pagina ospita solo pochi capoversi ridotti all’osso, circondati da un deserto bianco che stimolerà forse l’immaginazione, ma vibra pericolosamente di presa per i fondelli. L’unica eccezione è la densa prefazione firmata dal traduttore italiano, che cerca di addolcire la pillola tirando in ballo filosofia e accademia francese eppure non convince affatto.

Ma entriamo nei dettagli. Ida nasce ad Avignone in una famiglia povera, viene violentata sin da piccola dal patrigno e dallo zio, ancora adolescente resta orfana pure della madre e si dà alla prostituzione. Un giorno incontra un cliente che la invita ad assumere il ruolo di dominatrice e scopre così che a colpi di frustino può finalmente smettere di essere solo un corpo da scopare e diventare invece una donna completa.

Qui comincia l’ascesa sociale e culturale. Durante un viaggio in Messico sperimenta i funghi allucinogeni e una stregona le rivela la sua natura di sciamana: il suo destino è aprire la coscienza dell’umanità infliggendo esperienze dolorose e trasformanti. Tornata in Francia si sposa, visita la tomba della madre e la perdona, quindi scrive un libro. Tutto il resto sono brevi rimembranze dei suoi clienti più stravaganti, che risultano in realtà assai banali. Fine dei dettagli.

È probabile che qualche signorinetta borghese possa trovare tutto ciò drammatico e sconvolgente. Da parte mia leggendolo ho avuto soprattutto l’impressione di uno spot pubblicitario tirato per le lunghe e neanche troppo ben riuscito, ma si sa che sono un cinico senza cuore. Quel che è certo è che Ida non viene ritratta né troppo appassionata, né originale o particolarmente abile nel suo mestiere. Tu chiamala, se vuoi, McDomina.

Naturalmente ci sono tuttavia anche delle parti interessanti. Ve le indico: da pagina 9 a pagina 13, comodamente sbirciabili in libreria. È il brano più sincero del libro, dove si descrive la decisione di passare al BDSM perché è più comodo che battere in strada.

In Francia non c’è stato un solo editore che abbia voluto pubblicare quest’opera, così la prima edizione de La Donna che Picchiava Duro è stata proprio quella italiana – questo vorrà pur dire qualcosa, no?

Line
Line