E se avesse ragione lei? – La recensione di ‘Sadomasochismo’

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Sadomasochismo

Estela W. Welldon
Cse, 2006
€ 8,50
80 pagine
Lingua: italiano
Isbn: 88-7640744-8
@: sito dell'editore

Stavolta mi trovo in difficoltà. Estela Welldon è infatti una psichiatra forense che in questo libro sostiene la classica tesi ufficiale degli accademici: non solo i sadomasochisti patologici sono palesemente pazzi, ma lo sono pure coloro che praticano Bdsm. La dimostrazione? Semplice: dicono di non essere pazzi. A questo punto mi verrebbe da scrivere che no, la signora si sbaglia. Ma se lo faccio… non avrà ragione lei? Allora conviene fare un passo indietro.

Innanzitutto va chiarito che l’autrice non è l’ultima arrivata. Nel suo lavoro ha trattato numerosi casi concreti di disturbi psichici legati al sadomasochismo, e sicuramente ha fatto grandi studi teorici. Al tempo stesso va detto che la sua specializzazione è nel campo della violenza domestica – e quindi focalizzata su situazioni di estremo disagio – e che le fonti di riferimento citate sono assai settoriali, legate principalmente all’accademia francese. In altre parole, la sua esperienza è senz’altro autorevole ma manca di una visione d’insieme probabilmente essenziale alla comprensione del tema trattato.

Detto questo, leggere il suo trattato è comunque molto stimolante. Le dinamiche di cui parla sono scontate (le perversioni nascerebbero da traumi infantili e violenze pregresse) ma vengono descritte con una chiarezza e una plausibilità non comuni a questo tipo di testi. Pagina dopo pagina è inevitabile confrontarsi con le sue idee e chiedersi seriamente se non possa avere davvero ragione: dopotutto è ben difficile avere un’infanzia priva anche del più piccolo trauma, e chissà che un episodio dimenticato abbia dato origine alle nostre strane passioni. E poi: passioni o psicosi? Fa piacere scoprire che l’autrice stessa si chiede se, in presenza di relazioni Bdsm serene, imporre una terapia non possa fare molto più danno che convivere semplicemente con questi gusti.

Purtroppo nelle poche pagine a disposizione il discorso torna però subito sui casi più estremi: giochi portati al confine con l’omicidio, madri violente coi figli, serial killer e chi più ne ha più ne metta. Ovvio quindi che in tali situazioni non si possa che condividere l’allarme della Welldon – fermiamo questi individui o chissà cosa potrebbero combinare! Sarebbe stato bello tuttavia sentire cosa ne pensa l’autrice di tutte quelle persone – e sono tante – che vivono il Bdsm senza problemi e senza far male a nessuno. Anzi, spesso molto meglio di chi non sa dare un nome ai propri istinti (indipendentemente dalla loro origine) e li reprime fino a quando non esplodono senza controllo.

O forse sono io a rifiutare la realtà? Non si può dire che questo libro non faccia pensare…

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