Gioielli di bigiotteria – La recensione di ‘Family jewels’

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Family Jewels

Hardy Haberman
Greenery Press, 2001
$ 12,95
128 pagine
Lingua: inglese
Isbn: 1-890159-34-4
@: sito dell'editore

Lo sapevo. Prima o poi doveva capitarmi la fregatura. Dopo parecchi libri sul Bdsm davvero interessanti, Family Jewels è la tipica eccezione che non conferma nulla se non di essere un testo inutile – o quasi.

Il tema trattato sono i genitali maschili, o meglio le tecniche di tortura dei suddetti, che gli esperti indicano spesso con la sigla di Cbt (“Cock & Balls Torture”). Roba forte, insomma, e infatti l’autore approfitta dei primi capitoli per dilungarsi come da tradizione nello spiegare i concetti di Sano, Sicuro e Consensuale, l’anatomia, i possibili rischi medici e così via. Si passa quindi alla descrizione di un buon numero di strumenti… e qui cominciano i dubbi. Qualunque pervertito minimamente cosmopolita si renderà subito conto che fra le molte cose citate mancano infatti alcuni capisaldi dell’arsenale Bdsm – e che tutti gli oggetti presenti sono descritti come ordigni temibilissimi. Sarà perché gli americani sono fissati con la sicurezza, pensi, eppure il fatto che gli stuzzicadenti da spiedino usati come “mini-cane” siano considerati allo stesso livello di un paracadute chiodato fa sorgere qualche dubbio. Ma andiamo avanti.

La seconda metà del libro, dove ci si aspetterebbe di venire a conoscenza di qualche elusivo segreto dei Mastri Torturatori… non c’è. Mister Haberman dedica sessanta e più pagine a “esempi di gioco” che consistono in realtà in brevi racconti di sessioni. Carini, per carità, ma non particolarmente entusiasmanti né utili per chiunque abbia mai letto un sito erotico o una rivista a tema. L’unica parte interessante – per chi non ha letto la prima sezione – sono le piccole introduzioni a ciascun racconto, in cui vengono descritti (ancora!) gli strumenti utilizzati e le solite precauzioni nell’impiego. La cosa buffa è che non si tratta nemmeno di sessioni particolarmente originali: in una appende tre pesi alle palle di un tizio, nell’altra dà due schiaffi a un pisello, in una ancora si spinge all’insolita perversione di… masturbarlo! Verso pagina 90 ci si sente quindi autorizzati a ritenersi presi per i fondelli, dopodiché arriva la spiegazione dell’uso di una butterfly board e c’è un certo miglioramento – ovviamente guarnito di decine di avvisi di quanto sia pericoloso seguire l’esempio e dalla confessione che “lui però non voleva mica mettercela, quella parte”. Forse avrebbe dovuto scrivere un libro sulla pasta di sale o il decoupage, che danno meno ansia.

Ed ecco perché Family Jewels è inutile. Tutto ciò che vi viene descritto è infatti ben noto a chiunque bazzichi l’ambiente S/m da più di una settimana – e in caso contrario dovrebbe frequentarlo di più, anziché scoprire certe banalità dai libri! C’è una sola eccezione, citata non a caso anche da Midori – la superstar nippoamericana del bondage – nella sua prefazione. Una donna che stia muovendo i primi passi nel Bdsm, priva degli organi in questione ma curiosa del loro funzionamento, può usare questo volume per farsi un’idea di dove mettere le mani. Purché poi si ricordi che la sicurezza è importante, ma se il suo schiavo si addormenta a metà sessione forse dovrebbe essere un po’ più decisa di quanto suggerisca zio Hardy.

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