Il monumento a ciò che non fu – La recensione di ‘Sesso estremo – Pratiche senza limiti nell’epoca cyber’

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Sesso Estremo - Pratiche senza limiti nell'epoca cyber

Rev. William Cooper
Castelvecchi, 1995
L. 15.000
158 pagine
Lingua: italiano
@: compralo online

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Sesso Estremo II - Nuove pratiche di liberazione

Rev. William Cooper
Castelvecchi, 1996
L. 18.000
140 pagine
Lingua: italiano
Isbn: 88-86232-78-0
@: sito dell'editore

Una mattina del 1995 gli italiani si svegliarono con una nuova locuzione nel dizionario: “sesso estremo”, una sintesi da marketing perfetto che cominciò a volare di bocca in bocca e di giornale in giornale sino a portare il libro omonimo nelle classifiche dei best seller, dove incassò talmente tanto da far campare di rendita per un decennio l’autore e la casa editrice. Scoprimmo così che il sesso estremo non era altro che il vecchio S/m (la sigla BDSM da noi non era ancora sbarcata), ripulitosi un po’ per non sfigurare in società e condito di un pizzico di stuzzicanti scopate “strane”. Inevitabile che avesse tanto successo, quindi. Ma c’era una novità.

Per la prima volta in Italia fruste, bondage, pissing e via dicendo venivano presentati in chiave politica, al confine con la filosofia. Tutte le pratiche descritte erano sì volte a godere come dei mandrilli, ma al tempo stesso assumevano significati sovversivi di autoaffermazione contro l’oppressione sociale, contro i mass media, contro le religioni, i governi, la famiglia e chi più ne ha più ne metta. Parola del reverendo William Cooper, che non perdeva occasione di dettagliare le proprie avventure nella “scena antagonista britannica”, fatta di artisti punk, geni dalla doppia vita, sacerdotesse dell’erotismo e misteriosi scrittori in fuga dalle autorità. Un cocktail irresistibile di perversione, provocazione ed esotismo con un solo problema: essere completamente inventato.

Sulla visione politica della sessualità non c’era niente da ridire, anzi. Lo sfuggente Cooper, però, quasi subito si rivelò essere nient’altri che Alberto Castelvecchi, romano de Roma. Sveglio, rampante, pieno di charme e paraculo come poche altre persone al mondo, aveva tentato il colpo gobbo dello scandalo per lanciare la sua nuova azienda – e c’era riuscito alla grande. La casa editrice decollò diventando un caposaldo della controinformazione, grazie anche a molte altre operazioni “spregiudicate” che le fecero guadagnare il disprezzo degli operatori e di parecchi autori.

Non del pubblico, però, che continuava a dimostrare grande appetito di libri “strani” e in particolare delle molte riedizioni di Sesso Estremo, che nel frattempo aveva dato il via al grande sdoganamento nazionale del BDSM con libri, dibattiti e i primi siti web a tema.

Ma poteva un simile squalo del marketing ignorare tanta richiesta? Naturalmente no, e in meno di un anno ecco comparire Sesso Estremo II: stesso formato, stesso autore e contenuti apparentemente simili, a partire dal “testo maledetto, salvato dalla censura dei servizi segreti” di Hot Blades, del guru sadomaso-politico Harry Kipper… che tanto per cambiare non è mai esistito. E come se non bastasse questa volta c’è un problema, e pure bello grosso.

Il primo volume, tolte le fregnacce di abbellimento, presentava comunque un mondo di pratiche e di filosofia di vita del tutto reale. Poco importa se Castelvecchi nel privato fosse davvero un cultore del fisting o no: quel che conta è che lo aveva descritto correttamente, dalla tecnica ai risvolti psicologici. Idem per gli altri giochi. Ma la seconda parte è tutta un’altra storia.

Il nuovo libro spinge l’acceleratore sugli aspetti più deleteri del progetto: la ricerca della stranezza a tutti i costi e la vita – un po’ James Bond, un po’ guerrigliero situazionista – del “reverendo”. Allora sotto con chi tromba con le piante, con quelli che si fanno pungere dalle api sui genitali per renderli più sensibili e con chi si limita a friggerli nell’olio bollente. Ma c’è pure la tizia che trasforma i trapani Black & Decker in vibratori da combattimento, l’altra che fa improbabili esperimenti facendosi “tatuare le isobare di sensibilità della pelle” e così via. Più il nazista pedofilo, la vecchia nobile che chiama il chirurgo privato in piena notte per farsi ricucire gli orifizi sfondati “come al solito” e via delirando. Gran parte dell’ispirazione viene palesemente dall’Enciclopedia delle Pratiche Sessuali Insolite uscita pochi anni prima in inglese – ma l’esecuzione è catastrofica.

Il raffinato salotto intellettuale del primo Sesso Estremo sparisce, sostituito incomprensibilmente da un circo a cinque piste diretto dal più squallido regista di B-movie all’italiana. Il tentativo di dare scandalo è talmente esagerato e grossolano da far scoppiare a ridere, se non fosse che qualche sprovveduto potrebbe dar credito all’autore e provare davvero a infilarsi nel sedere un pesce tropicale velenoso. O peggio.

Questi due libri oggi pressoché introvabili (nelle librerie, perché nelle case degli italiani ce ne sono tantissime copie) restano un monumento a un’occasione mancata: all’anno in cui il grande pubblico ebbe modo di avvicinarsi alle sessualità alternative solo per essere bruscamente ricacciato indietro, e forse anche al trionfo dell’avidità sull’onestà. E se ve lo dice uno che con Castelvecchi ha finito per pubblicarci un libro, credo possiate fidarvi.

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