Le brave ragazze vanno in paradiso – La recensione di ‘The Mistress manual’

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The Mistress Manual

Mistress Lorelei
Greenery Press, 2000
$ 16,95
172 pagine
Lingua: inglese
Isbn: 1-890159-19-0
@: sito dell'editore

Prima buona notizia: The Mistress Manual è scritto bene. Una volta tanto l’autrice va oltre le trecento parole di basic English (“The pen is on the table”; “Your ass is red and blue”…) e si esprime con gradevole e ironica eleganza. Qua e là traspare inoltre una cultura insolita fra gli scrittori di manuali Bdsm, con riferimenti a Jung, alla politica nei secoli, alla filosofia e ad altre discipline – in compenso non ci sono sparate new age o di medicina improvvisata come se ne trovano spesso in questo tipo di libri.
La seconda buona notizia è che evidentemente Lorelei conosce bene ciò di cui scrive ed è un tipo concreto. Le digressioni teoriche sono ridotte all’osso, mentre abbondano uscite tipo: “fate così. Non importa perché funzioni, ma funziona”. Il risultato è un’opera che si potrebbe definire con una sola parola: efficace.

The Mistress Manual, sottotitolato “guida alla dominazione femminile per brave ragazze”, fa un ottimo lavoro nello spiegare alle novizie del sadomaso quali gioie possa regalare la tendenza alla sottomissione di ampia popolazione maschile. Uno dei capitoli iniziali è persino dedicato alle dominatrici timide, cui si insegna a superare le inibizioni che derivino da un certo tipo di cultura femminile per scatenare il loro lato oscuro di padrone inflessibili.
Superate queste formalità Lorelei passa a descrivere le varie pratiche Bdsm… dedicando meno di una decina di pagine ad argomenti come fruste e bondage. E questa è la terza buona notizia.

Si sa che in qualsiasi gioco erotico la mente ha un ruolo di gran lunga più importante del corpo: per questo il libro si concentra quasi esclusivamente sugli aspetti psicologici dei rapporti di dominazione, spiegandone i meccanismi e le tecniche adatte a ottenere gli effetti più interessanti. Ogni tanto si nota qualche generalizzazione un po’ tirata per i capelli, ma complessivamente i contenuti sono ineccepibili.
Purtroppo però la perfezione non esiste, e sfortunatamente anche The Mistress Manual ha i suoi lati negativi. Il primo dipende dai gusti personali dell’autrice: poiché le piacciono tanto (e non lo nasconde affatto) i giochi di addestramento di servette femminilizzate, il discorso torna spesso su questo tipo di scenari a discapito di altri tipi di rapporti, comprese tutte le relazioni men che a lungo termine.
Un’altra grossa pecca è il tentativo di ridurre ogni tipo di rapporto S/m a cinque archetipi fissi: dea, istitutrice, amazzone, nutrice e governante. L’idea è senz’altro buona, ma leggendo fra le righe si intuisce che Lorelei avesse in mente in realtà solo due categorie: “quel che piace a me” e “tutto il resto, che chiamerò Amazzone”. Questa figura accorpa infatti moltissimi scenari di dominazione cui vengono dedicate appena poche parole – nonostante siano quelli più diffusi nella cultura Bdsm europea.

Se si ignora questa forzatura mal riuscita, The Mistress Manual rappresenta una delle migliori guide alla dominazione che abbia mai letto: concisa, concreta e divertente. Peccato solo che si concentri esclusivamente sulle relazioni in cui l’uomo è sottomesso alla donna; chi è interessato ad altre combinazioni rimarrà a bocca asciutta, perché la maggior parte dei concetti non è applicabile a situazioni diverse. Peccato: leggere cosa ne pensasse Lorelei sarebbe stato senz’altro interessante.

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