L’esatto contrario del BDSM – La recensione di ‘Non chiamarmi tesoro!’

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Non chiamarmi tesoro!

Non chiamarmi tesoro!
The Principe Editore, 2003
€ 14,90
256 pagine
Lingua: italiano
Isbn: 88-88979-01-8
@: sito dell'editore

Più che un romanzo, Non chiamarmi tesoro! è una parte del diario della protagonista (o dell’autrice?): un pezzo di vita che inizia e s’interrompe all’improvviso, senza riguardi per i personaggi, la storia o i lettori. Se si accetta questa premessa e si ha animo da voyeur sbirciare nella vita di Adora può essere un’esperienza curiosa. Ecco una donna con due figli e un amore mitico dall’altra parte dell’oceano, così annoiata dalla routine da tentare l’avventura del BDSM nel ruolo di schiava. Il resto sarebbe prevedibile, ma qui entrano in gioco i caratteri dei protagonisti.

La signora si descrive infatti forte, decisa, volitiva e indipendente, ma purtroppo agli occhi di chi legge e di almeno altri due personaggi risulta solo una grandissima rompicoglioni insopportabile. È il tipo di donna cresciuta venerando Cosmopolitan come la bibbia, presuntuosa all’inverosimile e convinta che essere nata con una vagina sia motivo sufficiente per trattare tutti a pesci in faccia, specie gli uomini. Qualche esempio concreto: al primo appuntamento pretende seduzione ma si presenta con una vecchia tuta da ginnastica “per metterlo alla prova”; A letto si guarda bene dall’abbandonarsi ma in compenso critica ogni mossa del partner; Concede di farsi frustare ma fa vanto di non mostrare alcuna reazione, e comunque dichiara che se non fosse legata prenderebbe a sberle il “padrone”; Rifiuta ogni cortesia, fosse solo di portare un panino al poveretto bloccato in ufficio che cerca comunque di ritagliare uno spazio per loro. Lui, va riconosciuto, è anche peggio. Alcolista, accidioso, indeciso e soprattutto falso – con lei e con la moglie cornificata. Per non parlare del fatto che il BDSM non sa nemmeno da che parte stia di casa.

Prendete due soggetti così e gettateli sulla scena sbagliata: si agiteranno scompostamente imitando gesti di cui hanno solo sentito parlare. Infatti per 250 pagine si scopano in macchina fra squallide zone industriali; Fanno confusi giochini via Internet e coinvolgono altri solo per usarli come tramite attraverso cui farsi i dispetti; Girano per sex shop vergognandosi di entrarci; Hanno pochi rapporti molto insoddisfacenti e “trasgrediscono” andando in un villaggio vacanze dove lui dorme e si ubriaca e lei lo tradisce con un animatore che tratta così male da fargli passare ogni voglia. Di BDSM, come si diceva, non c’è nemmeno l’ombra. Unica costante è la convinzione assoluta di stare vivendo un raffinatissimo gioco di dominazione, senza sbagliare mai nulla. I dubbi non esistono, nemmeno quando un altero tutore spiega chiaramente quale sia l’errore di fondo. Adora reagisce come al solito: ringhiando all’ennesimo cretino che secondo lei la odia perché troppo splendida. E via così pagina dopo pagina, finché la “schiava” accetta disgustata di farsi un clistère (scritto così, con l’accento tonico) in vista – forse – del primo temutissimo rapporto anale. Il libro finisce di botto e resta il dubbio che un microclisma per bambini possa mai rimuovere tutto lo sterco che permea la protagonista.

Nonostante le intenzioni dichiarate Non chiamarmi tesoro! non è quindi un romanzo BDSM ma resta forse una lettura utile. Se avete avuto incontri erotici deludenti o storie di dominazione naufragate, magari la risposta è qui: sta’ a vedere che avete incontrato qualcuno che ragionava come i personaggi di questo libro! Se invece vi ci riconoscete… Sorry, la colpa è proprio vostra. Ma basterà fare l’esatto contrario di ciò che avete letto per migliorarvi, e parecchio, la vita.

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