Lobotomia alla moda – La recensione di ‘Tribù di notte’

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Tribù di Notte

Edoardo Montolli
Aliberti Editore, 2005
€ 15,00
284 pagine
Lingua: italiano
Isbn: 88-7424-085-6
@: sito dell'editore

Il bondage consiste nello “star legato e accovacciato sui talloni per diversi minuti”. Per la pornostar in declino la frusta è stata una sorpresa tirata fuori da un cliente quando arrotondava come escort, “ma alla fine ci presi gusto e cominciai a colpirlo con violenza: mi fecero male le braccia per due giorni”. Al club Vault di New York ci si va “per farsi schiacciare le mani sotto i tacchi”, mentre l’hobby dei ceti medio-alti italiani è “farsi torturare davanti alla famiglia”. Per i poveracci resta la manovalanza, parola dell’ex metalmeccanico (ma ora ha una catena di sex shop) che costruisce “letti basculanti in legno con maniglie e un buco centrale per un dirigente Rai che voleva fare giochi strani. Venti euro di materiale, e duemilaquattrocento di guadagno”.

L’avvocato di Bologna invece all’epoca ha speso due milioni di lire per guardare due donne fare la cacca “ma anche loro erano matte, visto che si trattava di madre e figlia ventenne”.

Monica Antonioli ora tiene seminari di “sinergismo metodologico, biodanza e rituali di trans (sic) sciamanica” in cui insegna a camminare sul fuoco, ma dall’alto della sua esperienza di ex romanziera porno spiega: “ci sono club dove l’unica attrazione sessuale rimasta è l’orrido più bieco. Sono finiti i tempi della frusta di cuoio e delle candele: oggi siamo molto più avanti. C’è chi si trafigge il membro con chiodi uncinati e se lo ustiona con l’olio bollente, e gli ultimi punk hanno portato la più recente e macabra moda dall’Inghilterra: farsi lobotomizzare con un cavo in ferro per non sentire il dolore e trafiggersi in ogni dove con siringhe, aghi e coltelli. Dà loro un piacere bestiale, come quello che provano in rapporti sessuali con i topi”.

Per fortuna sono solo le esagerazioni di pochi, perché la norma sono “le feste in costume del Nautilus, puro fenomeno di moda”. Però attenzione, perché la psicoterapeuta Alessandra Gandolfi ha dovuto impiegare anni “per fare uscire dalla confusione mentale una donna di Roma che alla fine era scappata dal compagno. Prima la frusta, poi il ferro di cavallo, le manette, gli animali. Purtroppo questi casi sono sempre più in aumento: basti pensare che una paziente mi ha fatto avere il Purity Testche circola da qualche tempo sulla rete Internet, una cosa incredibile per testare la perversione delle persone. Tra le prime domande ti chiedono se hai mai avuto rapporti necrofili o con animali, una sorta di macabra medaglia da sventolare”. E si ricorda: “medaglie colorate di rosso come quelle di Gianfranco Stevanin, gigolò di provincia che uccise cinque donne in giochi erotici. Morti per gioco, e alcuni sciacalli volevano trasformare la sua tenuta di campagna in un luna park dell’horror”. E da qui il passo è breve per citare anche le imprese di pompe funebri “assoldate per tentare rapporti sessuali coi cadaveri come nei riti d’iniziazione di molte sette sataniche”.

Tribù di Notte raccoglie le inchieste realizzate da Montolli per Maxim sulle “ultime perversioni di tendenza”, che il sommario ci dice essere Esibizionismo, Tradimento, Voyeurismo, Feticismo, Sadomasochismo, Escort e il Sesso con Uomini di Colore. Pensa un po’ ‘ste nuove mode.

Le parti citate sono tratte, ovviamente, dal capitolo sul sadomaso. La domanda che nasce spontanea è: ma davvero lo pagano per scrivere queste idiozie su ferri di cavallo, lobotomie e sette sataniche? Possibile che a nessun caporedattore sia mai venuto in mente di controllare certe affermazioni inverosimili? La triste risposta è che probabilmente non ce n’è alcun motivo. Spararle grosse sul Bdsm fa vendere i giornali, e tanto basta. Peccato solo per quei lettori sprovveduti che, in edicola e in libreria, si fidano e finiscono col credere veramente a questo sensazionalismo.

Peccato anche che consigliare questo libro sia intrinsecamente immorale, perché si finirebbe col fare un piacere all’autore. Non fosse così confesserei che, a leggerlo con cognizione di causa, l’ho trovato una delle pubblicazioni più umoristiche degli ultimi anni. Da morire dal ridere, davvero. Ma fate conto che non ve l’abbia detto, se no ci faccio la figura dell’assassino.

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