Una vita da onorare – La recensione di ‘To love, to obey, to serve – Diary of an old guard slave’

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To Love, To Obey, To Serve - Diary of an Old Guard Slave

Viola M. Johnson
Mystic Rose Books, 1999
$ 17,95
346 pagine
Lingua: inglese
Isbn: 0-9645960-2-4
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Amare, Obbedire, Servire (questo il titolo tradotto) non è nato come libro, ma come semplice diario personale di Viola Johnson, personaggio sconosciuto nel nostro paese ma importantissimo nell’ambiente Bdsm statunitense. Il periodo coperto va dal 1980 al capodanno 1996 e non è stato fatto alcun taglio, adattamento, chiarimento o correzione al testo originale, pertanto si tratta di una lettura difficile, a volte impenetrabile e altre francamente noiosa. Chi dal diario di una schiava a tempo pieno si aspettava torridi resoconti di una sessione di gioco dopo l’altra rimarrà deluso: benché vi siano anche episodi di questo genere, la maggior parte delle pagine riporta appunti sulla difficoltà di far quadrare i conti della spesa, su lavori di ricerca e ristrutturazione immobiliare, su problemi d’insonnia e di stanchezza, sui guai di amici e parenti.

La lettura diventa invece davvero emozionante se si ha la pazienza di frugare con attenzione fra le righe, collegando frasi sfuggenti per ricostruire l’immagine d’insieme. Si tratta di un lavoraccio, sia chiaro. Però il risultato travolge con la potenza di uno schiacciasassi, aprendoci una finestra su un mondo due volte inimmaginabile: sia perché la Scena americana è profondamente diversa da quella europea, sia perché gli usi e i costumi della tanto mitizzata “vecchia guardia sadomaso” oggi appaiono del tutto alieni.

In quest’epoca in cui Internet pullula di “schiavi” virtuali, per esempio è sconvolgente scoprire che Viola non ha avuto il privilegio di usare questo titolo se non dopo otto anni di addestramento 24/7, e che anche allora a lei e alla sua padrona non è stato permesso entrare in molti locali Bdsm perché venivano ritenute “indegne novelline”. Nel nostro mondo politically correct fa rabbrividire la scoperta che Viola si sia spezzata la schiena di lavoro per le sue proprietarie per quindici anni, 20 ore al giorno, ricevendo in cambio solo una dozzina di sessioni di gioco e uno stipendio di un centesimo al giorno (con cui doveva pagare i capricci delle padrone) – ma soprattutto che questo era considerato normale, così come la sua cacciata ingiustificata con trenta minuti di preavviso. In un ambiente ristretto e litigioso come quello italiano, è tragicomico rivivere l’organizzazione della marcia leather al Gay Pride di Washington (un milione e mezzo di partecipanti) e scoprire gli altarini e l’occasionale imbecillità di mostri sacri del panorama Bdsm internazionale.

Strada facendo si delinea anche la parabola di una donna indubbiamente sfortunata e imperfetta che trionfa contro ostacoli impossibili. Nemmeno in un film si potrebbe immaginare una protagonista così: cicciona masochista di colore, ebrea e lesbica, di padre sconosciuto, i cui affetti muoiono come mosche, sfruttata e vittimizzata, e come se non bastasse dilaniata da una malsana passione per il vampirismo. Nemmeno in un romanzo la si potrebbe sperare sul podio del più grande raduno leather del mondo, a ricevere un premio “per la vita e l’opera” applaudita finalmente da una compagna che la ama, circondata da amici fraterni. Eppure.

Nella postfazione Viola commenta: “per voi oggi il Bdsm è uno stile di vita. Per me è stata semplicemente la mia intera vita”. Leggerla, dicevamo, è difficile. Ma poterla leggere è soprattutto un onore.

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