Una vita per archetipi – La recensione di ‘Françoise Maîtresse – La dominatrice’

2013/01/francoisecover.jpg

Françoise Maîtresse - La Dominatrice

Annick Foucault
Sonzogno, 1995
L. 22.000
207 pagine
Lingua: italiano
Isbn: 88-454-0750-0
@: sito dell'editore

Che vita fa la prodomme più famosa di Francia? Quali sono i suoi segreti più reconditi? Quali gli episodi più insoliti che ha vissuto? Sono domande banali, lo so – ma alzi la mano chi non ha desiderato conoscerne le risposte dal primo momento in cui ha visto la copertina di questa autobiografia.

Annick Foucault è una leggenda vivente nel mondo Bdsm d’oltrefrontiera, grazie a diversi decenni di outing in trasmissioni televisive, interviste e libri, per non parlare della sua presenza costante a feste, eventi pubblici, su Internet e così via. Si può dire che il successo mediatico del suo alter ego dominante, Maitresse Françoise, sia cominciato nei primi anni ’90 proprio con La Dominatrice, uno dei primi libri in Europa a rivelare il misterioso mondo di fruste e collari a pagamento. Così, quando sono finalmente riuscito a recuperare una copia di questo testo a lungo introvabile in libreria, mi sono tuffato a leggerlo con grande curiosità.

Scopro così che le risposte alle domande iniziali sono proprio quelle che tutti ci aspettavamo. Françoise si diverte un mondo, guadagna più di un grande dirigente e frequenta personaggi interessantissimi. Col suo lavoro incontra ovviamente ogni genere di strani individui: dal sessantenne che ama interpretare la Justine di De Sade al tipo che gode nel prendere appuntamento con le padrone a tassametro per poi bidonarle all’ultimo istante; dal filosofo masochista che riesce a intessere brillanti conversazioni anche dopo 36 ore di costrizione in una camicia di forza al tizio con la fantasia di essere un tacchino da cucinare e servire a tavola il giorno di Natale.

Il libro è in effetti una raccolta di brevissimi ricordi scollegati l’uno dall’altro, che ripercorrono l’evoluzione sadica di Annick (ma ha cominciato come schiava) a partire dalla primissima infanzia, con una storia di genitori porcelloni, suore crudeli e l’inevitabile film con scene di fustigazione in Tv.

Le parti più interessanti sono francamente queste, in cui si intuisce la donna dietro la maschera. Annick in crisi per ottenere l’affidamento dei figli, Annick e la sua boutique di moda costretta a chiudere, Annick e le liti con la portinaia impicciona, Annick che ogni tanto cede alla tenerezza e fa l’amore con qualche cliente per tre giorni di fila, eccetera eccetera. Tutto il resto, d’altra parte, si trova identico nelle memorie di qualsiasi altra prodomme.

Peccato solo che, arrivati all’ultima pagina, ci si accorga che le cose sono andate un po’ troppo lisce. Possibile che la vita di questa donna sia tutta un causa-effetto tanto preciso? Possibile che proprio come nei romanzi ogni personaggio fosse lì pronto per entrare in scena al momento giusto e dare il suo contributo a forgiare la figura di Annick-Françoise? Possibile che questa donna viva davvero la vita per archetipi, sino alla grande conclusione strappalacrime con l’appello contro la violenza sui bambini?

Escludiamolo pure. Però nel frattempo ci si è divertiti, eccitati ed emozionati, anche se solo per una finzione. Il minimo che ci si potesse aspettare dalla più celebre prodomme di Francia.

Line
Line