Quel che resta del porno – guida ragionata al perché dovresti smettere di pagare le zozzate

donna che guarda porno

Parliamo di porno, politica e ipocrisia. Se avrete pazienza, vi prometto che alla fine troverete un bel po’ di link deliziosamente sconci.

È cominciato tutto qualche giorno fa, quando sono stato criticato pesantemente per tre righe presenti nel mio manualone di 570 e passa pagine sul BDSM – oltretutto pure fuori tema. L’argomento era il porno online: suggerivo di smettere di supportare l’industria della pornografia a pagamento, e qualcuno ha deciso di farne la sua jihad personale.

«Sei una brutta persona perché solo un sessuofobo può avversare la bellezza liberatoria della pornografia; fai parte del Sistema con la tua censura di forme d’espressione libere e alternative; fai il gioco del Potere Costituito perché non accetti una visione più gioiosa di corpi, relazioni, sessualità e così via. E naturalmente odi le donne perché c’è il porno femminista – e oltretutto sei pure un ladro perché guardi roba senza pagarla.» O qualcosa del genere, solo molto, molto più arzigogolato e logorroico. Il che probabilmente la dice lunga sugli autori degli attacchi, ma lasciamo perdere. Preferisco semmai cogliere l’occasione per spiegare perché, per come la vedo io, dovreste davvero smettere di pagare il porno commerciale – ammesso che l’abbiate mai fatto.

Se mi avete mai letto dovreste sapere che naturalmente sono tutt’altro che un conservatore o un nemico dell’erotismo, anzi. Tuttavia posso intuire perché qualcuno possa aver visto quel paragrafo fuori contesto e lo abbia interpretato come la fonte di tutti i mali. Per capirne la ragione dobbiamo però partire dalla narrativa che prevale all’interno di un certo giro culturale.

La logica è che la pornografia sia sempre stata una fonte di consapevolezza della sessualità e pertanto di autocoscienza; storicamente è stata la forza motrice dietro molte rivoluzioni piccole e grandi – poiché esporre la gente ai piaceri della carne e a modi alternativi di concepire la soddisfazione fisica incrina le censure, che a loro volta sono, come tutte le forme di ignoranza, alla base di strutture di potere oppressive quali gran parte delle religioni, i regimi totalitari e il patriarcato.
E non solo. Il porno è anche fantastico perché offre alle donne e alle minoranze una via impareggiabile per ottenere  guadagni rapidi e autoaffermazione. E poi è stato dimostrato che disinneschi la tendenza alla violenza sessuale perché, beh, la deraglia verso innocue sessioni di pugnette. Come si può quindi non apprezzarlo? Data questa filosofia, è chiaro che chiunque parli male dell’industria del porno debba essere davvero una persona orrenda.

Solo che.. beh, non è proprio così. Lasciatemi spiegare.

pornostar fetish

Prima di tutto diciamo che condivido quasi tutta la visione espressa qui sopra. Perfino la parte sull’autoaffermazione femminile, benché trovi molto triste che una qualsiasi categoria di persone debba vedere la propria sessualità come il proprio principale valore sociale. Dipendesse da me la considererei piuttosto un tesoro privato, una fonte di gioia che si può senz’altro condividere se lo si vuole, un po’ come la ciliegina sulla torta, ma non come una qualità da vendere – e men che meno la più importante. D’altro canto mi rendo anche ben conto che tale concezione ignori una parte grande e importante del panorama complessivo, che spesso è ben lungi dall’essere ottimale.

Lo stesso vale tuttavia per quelle persone che si dimenticano come la purezza intellettuale di qualsiasi filosofia debba inevitabilmente fare poi i conti con i limiti imposti dal mondo reale – e in questo caso l’impatto è decisamente brutale.

Cominciamo da un’osservazione semplice: l’industria della pornografia è morta da un pezzo. Quando se ne parla, molte discussioni si basano sull’immaginario di un settore multimiliardario in cui superstar ricche da far schifo fanno film in luoghi da sogno. Dopotutto, chi non ha sentito le storie di successo di gente come Jenna Jameson o Rocco Siffredi?
Il fatto è che loro sono gli ultimi strascichi dell’era d’oro del porno negli anni Ottanta. Anche se gli incassi complessivi sono rimasti piuttosto impressionanti, da allora l’industria stessa è cresciuta e si è frammentata a tal punto che i suoi operatori hanno dovuto scovare nicchie sempre più specializzate solo per riuscire a restare a galla. Hanno tentato operazioni progressivamente più bizzarre per differenziarsi dalla concorrenza, e in effetti hanno contribuito parecchio all’innovazione di settori quali le tecnologie video, la comunicazione online e il marketing – però non è stato sufficiente. Oggi l’ultima frontiera è il porno in realtà virtuale (che costituisce il vero traino del mercato dei visori VR, proprio come le foto zozze a sviluppo istantaneo hanno fatto la fortuna della Polaroid e il noleggio di videocassette porno ha reso grande lo standard VHS, tanto per fare qualche esempio), eppure anche Kink.com, cioè l’ultimo dei grandi studi, ultimamente ha dovuto chiudere a causa dei fatturati in picchiata.

set porno gay

In altre parole, la pornografia così com’è ancora rappresentata di solito dai media e da quelle querule associazioni di indignati professionali a caccia di fondi non è altro che un ricordo sbiadito. Oggi la cosa più vicina alle grandi produzioni del passato sono le parodie di franchise di successo di Axel Braun, che vengono vendute anche in cofanetti per collezionisti contenenti due versioni: una è epurata dalle scene porno vere e proprie ed è desideratissima dai nerd, perché di solito presenta costumi e storie più fedeli agli amati originali rispetto a quanto “reimmaginato” dalle major nei film ufficiali. Rivolgersi a un pubblico diverso da quello tradizionale dovrebbe costituire dimostrazione sufficiente di come sia conciato male il mercato. Ciò significa naturalmente che ci sono meno soldi per tutte le persone coinvolte – e specialmente per gli attori,  che sono sempre stati fottuti in tutti i sensi. Vediamo quanto guadagnano davvero secondo una attendibile inchiesta pubblicata nel 2016 dalla CNBC:

Ruolo Salario
Attrice, scena etero $300-$1.500
Attrice, scena lesbo $700-$1.200
Attore $500-$1.500
Regista $1,000-$3.000
Riprese $500-$700
Tecnico del suono $300-$400
Assistente di produzione $100-$250
Sceneggiatore $250-$400
Fotografo di scena $500
Trucco $500

Se state pensando che le prime tre righe non siano poi così male, vi suggerisco di concentrarvi invece sull’ultima. Un truccatore può guadagnare più di chi sta giocandosi la faccia e non solo davanti all’obbiettivo – ma il punto non è nemmeno quello. La vera questione è che la tabella qui sopra si riferisce ai performer più famosi degli Stati Uniti, che su quelle somme devono comunque pagare le tasse e la percentuale per l’agente che li rappresenta. E che i prezzi più alti riguardano pratiche molto estreme, non una tenera scopatina. E che quelle cifre sono solo per le star al massimo della forma: i numeri calano in fretta all’alzarsi dell’età, ma perfino una debuttante diciottenne soffre di più obsolescenza del vostro smartphone; la prima scena anale, per esempio, viene pagata a prezzo pieno… ma già la seconda vale quasi la metà perché la novità è bruciata per sempre. E che le produzioni non statunitensi di solito lavorano con budget molto più risicati. E che ci sono un sacco di aziende e di agenti discutibili che semplicemente truffano le aspiranti star lasciandole praticamente sul lastrico. Tutto ciò, naturalmente, senza nemmeno considerare lo stigma sociale associato alla professione, le ricadute sul fisico e le difficoltà pratiche che i protagonisti dei video per adulti affrontano nella loro vita quotidiana. Quindi com’è che si pagano davvero da vivere?

pronta a ingoiare

Di questi tempi la realtà del lavoro consiste nel realizzare video sottopagati che comunque tutti sanno benissimo che finiranno gratuitamente sui vari “tube”. La speranza è che le clip fungano da pubblicità virale a basso costo per le doti degli artisti – permettendo loro di incassare davvero lavorando come escort, facendo “sessioni private” con i fan, ottenendo serate in locali di strip e lap dance, vendendo mutandine usate e altri cimeli fetish online, o portando avanti ogni sorta di attività correlata. Almeno finché possono, prima di finire – se tutto va per il verso giusto – come anonimi signor nessuno di periferia che spesso faticano ad arrivare alla fine del mese.

La colpa non è mica loro. La “ipotesi della mercanzia difettata” secondo cui le persone si darebbero al porno per colpa di traumi, inadeguatezze, scarsa scolarizzazione o altri disagi è stata da tempo sbugiardata: il problema sta tutto nell’industria stessa. Letteralmente per secoli i registi, fotografi, editori, produttori e perfino i rivenditori di pornografia si sono arricchiti sulla pelle di “star” intercambiabili e sacrificabili che intascavano solo le briciole di una torta assai lucrosa. L’attuale situazione del mercato non ha fatto altro che esacerbare la questione.
Ecco perché sono giunto alla conclusione che un’industria così tossica meriti un colpo di grazia sotto forma di tagliarle gli introiti che ne stanno solo prolungando l’agonia. Specie perché ci sono alternative molto migliori. Sia per i fruitori – che possono già accedere a infinito materiale gratuito – sia soprattutto per i performer.

Vi ricordate quando l’economia veniva entusiasticamente chiamata “new economy”? Tolti tutti i paroloni difficili, il concetto era tanto semplice quanto rivoluzionario: i computer e Internet permettevano finalmente di tagliare fuori gli intermediari in un sacco di settori commerciali – e più passava il tempo, più ci si rendeva conto di quanti livelli di passaggi superflui ci fossero fra chi crea un bene e i suoi clienti. Erano i tardi anni Novanta, e la maggior parte di noi ci ha messo un pezzo per capirne davvero le implicazioni. Io per primo ho aspettato scioccamente fino al 2013 prima di riacquisire i diritti di pubblicazione dei miei libri e farli uscire da indipendente – incassando così più del doppio e potendomi permettere di ridurre a un sesto i prezzi al pubblico, raggiungendo così molti più lettori. Beh, fatto sta che tutto ciò si applica pari pari anche al mondo del porno.

attore porno

Il progresso tecnologico fa miracoli per tutti, se sai come approfittarne. Pertanto a chi ancora volesse farsi una carriera nel cinema per adulti bastano una videocamera, un collegamento a Internet e un minimo di capacità informatiche e di marketing. Caricare le vostre clip promozionali su siti porno gratuiti vi darà tanta visibilità quanta ne avrebbe fornita un qualsiasi “studio”, ma in compenso non dovrete sottostare a nessuno. Metterci su un watermark con l’indirizzo del vostro negozio online (magari in outsourcing) attrarrà per sempre clienti disposti a pagare extra per i video completi.
Certo, vi accorgerete presto che la cosa richieda un impegno serio e che vi toccherà investirci denaro e un sacco di tempo, ma come attività potrà soddisfare i vostri raptus imprenditoriali lasciandovi tuttavia il controllo della vostra immagine, degli orari e delle condizioni di lavoro. E non è finita qui.

Ricordate la critica iniziale? Beh, se è davvero quello che vi interessa, potete avere tutta l’autodeterminazione che volete e continuare la sacra lotta politica e filosofica in modo ancora più intelligente – tipo mentre continuate ad avere un lavoro meno a rischio e più approvato dalla società, del genere che dà uno stipendio fisso e i contributi per la pensione. Ammesso che queste cose esistano ancora. Ma scherzi a parte: piantatela con i sogni di ricchezza da maialate e fatele semplicemente per piacere. Che c’è poi di tanto disdicevole nel fare cose sessuali no profit?

In quest’epoca in cui perfino i film premiati nei festival sono miseri quanto una recita delle medie basta risparmiare su qualche vizio per finanziare la scioccante dichiarazione rivoluzionaria che tanto tenete a sbattere in faccia al mondo. Oppure… potete semplicemente unirivi agli eserciti di esibizionisti che mettono le proprie avventure online gratuitamente, per il puro gusto di farsi guardare da milioni di sconosciuti e dare loro piacere – non è un obiettivo meno nobile.
E se invece vi metteste a fare attivismo sul serio? È vero che richieda sforzi molto maggiori che farsi pagare per scopare in video, ma in genere risulta molto più efficace nel migliorare la società. No, tanto per dire, eh?

Quindi sì, suppongo che questa fosse una tiratona contro l’ipocrisia di un certo tipo di disinformatissimi araldi da poltrona della libertà sessuale, e contro un’industria tanto egoista quanto disperata.
Nel corso degli anni ho fruito di fin troppa pornografia per non apprezzare il piacere semplice e primordiale che può offirre – specie se è intelligente, provocantemente originale, capace di avere un vero impatto sociale o solo di lasciare stupefatti, se è estrema e scioccante, bizzarra oppure del tutto ridicola. È chiaro che apprezzo il porno proprio come chiunque altro, e mi è capitato spesso di pagare cifre davvero oscene per supportare gli sforzi sinceri di progetti indipendenti. Quel che non riesco a sopportare è solo la spietata macchina di sfruttamento che anima le zozzate commerciali fatte con lo stampino, né gli imbecilli che se la tirano da artisti quando tutto ciò che fanno è cercare di monetizzare il proprio narcisismo anziché rassegnarsi a un lavoro più banale.

Allora sentite questa: che ne dite se adesso scendiamo tutti dai nostri pulpiti e riprendiamo a rendere il mondo un posto migliore per tutti? 

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