Facciamola finita con l’aftercare (come lo si intende di solito)

BDSM aftercare

Una lettrice mi ha rimproverato sulla mia pagina Facebook di non avere mai approfondito il tema dell’aftercare nel BDSM. Aveva ragione: non lo tratto spesso – ma per un buon motivo. Prima di esaminarlo, però, assicuriamoci di sapere tutti di cosa stiamo parlando.

Nel gergo dell’eros estremo con ‘aftercare’ (che si può tradurre grossomodo con ‘attenzioni post facto’) si intende la fase di coccole che segue una “sessione”, cioè l’aver strapazzato il proprio partner sottoponendolo a stimoli psicofisici che vanno da una lieve sculacciatina a vere e proprie torture e degradazioni. Dopotutto, è naturale che a bocce ferme il sottomesso e il dominante siano esausti, potenzialmente imbarazzati dall’aver scatenato i propri lati più primordiali e nascosti, magari si sentano in colpa… e non dimentichiamoci del dolore causato da tutti quei lividi, segni, intrusioni e cose varie. Come minimo hanno quindi bisogno di tornare coi piedi per terra e rassicurarsi l’un l’altro che vada tutto bene.

L’aftercare è composto di conseguenza da due parti. Una eminentemente concreta, nella quale ci si occupa dei disagi pratici – dallo snodare corde a reidratarsi e riprendere le energie, dal ripulire il mascara colato al disinfettare eventuali tagli e abrasioni causati dai giochi. Una seconda, altrettanto importante se non di più, consiste poi nel darsi l’un l’altro tutto il supporto affettivo ed emotivo di cui ha bisogno chiunque abbia camminato sull’orlo dell’abisso. Mostrare rispetto, amore e umanità è fondamentale per evitare problemi in futuro, fra cui per esempio cali di autostima, dubbi sui sentimenti del partner, solitudine, drammi morali e così via.

Tali down non sono così rari. Il 46% delle donne si è imbattuta nella disforia postcoitale, cioè pianti e ansia dopo l’orgasmo dovuti a una concezione problematica della sessualità. La dissonanza cognitiva fra il piacere provato col BDSM e la nostra formazione sociopsicologica complica ulteriormente le cose. Fin dai primi giorni della cultura kinky “moderna”, quando tutti hanno cominciato a seguire con impegno quella filosofia del Sano, Sicuro e Consensuale di cui avrete sicuramente sentito parlare, educatori e manuali sottolineano quindi giustamente l’importanza di un aftercare appropriato e approfondito. Eppure, forse tranne i casi in cui si giochi di getto con completi sconosciuti, io continuo a non esserne del tutto convinto.
Chiariamo: non è una critica nei confronti del prendersi cura del proprio partner (e di se stessi), ci mancherebbe! La mia resistenza è semmai nei confronti della particella ‘after’ (lett. ‘a posteriori’), perché spesso rappresenta l’indizio di un approccio assai malsano nei confronti della sessualità.

Quel che non mi va giù è il concetto di fondo che durante una sessione di gioco – e uso la parola ‘gioco’ in senso molto lato, poiché certe attività possono essere parecchio, parecchio serie – si presuppone in qualche modo che le persone debbano comportarsi come bruti o adottare atteggiamenti speciali, inumani.
Non mi riferisco a giochi di ruolo occasionali in cui si decida di esplorare i lati più turpi dello scambio di potere. Che li si chiami “Aguzzina e Vittima”, “Inquisitore ed Eretica”, “primal”, “Interrogatorio a Guantanamo” o vattelapesca, sperimentare consensualmente cosa si provi ad abusare di un’altra persona o essere abusati può essere un’esperienza intrigante. Ma solo se è uno fra tanti giochi. Se quel tipo di dinamica diventa invece una costante… uhm, secondo me c’è qualcosa che non va.

L’equivoco in fondo è comprensibile, anche perché ha cause molto chiare. Tutto dipende dagli stereotipi che hanno ispirato la nostra scoperta dell’eros estremo, e che ci hanno influenzato più o meno tutti incancrenendosi nella nostra idea di come “debbano essere” i giochi di dominazione e sottomissione. I vecchi intellettuali possono essersi masturbati con gli scenari cruenti e ritualistici descritti da de Sade; chi era giovane prima di Internet probabilmente ricorda roba come Histoire d’O o i grezzissimi fumetti da caserma degli anni Settanta e Ottanta; le vostre fantasie possono derivare da cassette VHS tedesche tutte sgranate, film di successo come Secretary  o dai siti web più strani… ma di sicuro non da una rappresentazione realistica di come sia veramente una relazione BDSM, specialmente perché nessuno ha mai prodotto pornografia incentrata su empatia, iperattenzione alla sicurezza, risate, pasticci e robe simili.
Aggiungiamoci la perenne disconnessione culturale fra sesso e “vita vera”, e diventa facilissimo capire perché quando si parla di dominazione erotica tante persone assumano atteggiamenti improbabili per imitare ideali da fiction.

Se per esempio siete mai stati a un playparty kinky avrete senz’altro notato quei fortunatamente rari ospiti che non riescono a divertirsi perché sono troppo presi dalla loro recita personale. Sapete a chi mi riferisco: il masterone supermacho rigido come un’asse da stiro che continua a correggere allo specchio la propria espressione da Christian Grey; la schiavetta perfetta troppo preoccupata a restare in posa per poter socializzare davvero; la sua controparte maschile così sottomessa da avere abbandonato ogni opinione, limite e preferenza al guardaroba.. Come adolescenti impacciati, pensano che il segreto per essere accettati sia conformarsi agli stereotipi visti nei mass media: film, brutte serie televisive o, in questo caso, storie e clip BDSM online.
Nel caso delle feste il problema è relativo: trovarsi circondati da persone che vivono l’eros con molta più naturalezza di solito è sufficiente per abbandonare in fretta questa recita continua e godersi meglio la vita. Ma nel privato è facile che predomini comunque una dinamica “Padrone/schiavo” un po’ malsana. Vediamola.

Nella maggior parte dei rapporti kinky, Tipo e Tipa sono personcine piuttosto brave che conducono una vita abbastanza comune. Poi, quando vengono prese dalla fregola, gettano via le proprie identità quotidiane, si trasformano nei personaggi imparati dal loro materiale porno preferito e diventano Schiavo Merdaccia e Padrona Gigadea Strasuprema. Fanno schioccare fruste, si dicono l’un l’altra cose indicibilmente oscene, scopano con zozzo abbandono… e a un certo punto finiscono.
A quel punto notano i sex toy rimasti incomprensibilmente incastrati nel lampadario, la macchia di lubrificante accumulatosi sul tappeto, i propri corpi un po’ diversi da quelli delle pornostar e l’espressione perplessa del gatto. D’un tratto si ritrovano nei propri panni quotidiani, così smettono di trattarsi come bambole gonfiabili animate e comincia la “fase di aftercare”. Che può andare bene o meno, specie se si limitano a seguire meccanicamente le istruzioni di qualche articolo sul BDSM. Non che capiti spesso, ma nel mio lavoro di personal coach ho incontrato i risultati di esperienze di aftercare poco convinte o andate a catafascio, e vi assicuro che non sono un bel vedere. Quindi perché non riconsiderare invece tutta la questione?

Prendiamo allora Lui e Lei, che condividono la mia visione dei giochi di potere erotici. Naturalmente anche loro sono rimasti affascinati dall’immaginario della fiction suina – ma sono stati abbastanza furbi da comprendere la differenza fra il porno (o romanticismo alternativo, per chi ama gli eufemismi) e la vita reale. Sanno che il sesso non esiste in una bolla separata dagli altri aspetti del loro rapporto, né da banalità quotidiane come, tanto per fare qualche esempio, la fisiologia e la psicologia. Trattandosi di adulti sani di mente sono coscienti che nessuno può compartimentalizzare totalmente la propria vita, e che quindi è probabile che non possano dimenticare del tutto gli insulti, anche se facevano parte di un gioco di ruolo consensuale – né tantomeno gli eventuali danni fisici anche se indesiderati. Di conseguenza, così come hanno prevenuto questi ultimi studiando gli aspetti tecnici delle pratiche kinky hanno adottato il buon senso anche col resto della loro relazione BDSM.

Ciò si traduce semplicemente nell’applicare il ‘sicuro’ del motto SSC a ogni parte dell’erotismo estremo, non solo ai giochi fisici. Dopotutto, se si può torturare amorevolmente il proprio partner con fruste e aghi è senz’altro possibile avere attenzioni simili pure col lato emotivo delle pratiche, no?
Il trucco sta tutto nel mantenere i suddetti giochi integrati col resto del rapporto. Indossare di tanto in tanto la maschera di un personaggio diverso da sé è divertente, ma il sesso – in qualsiasi forma – è una forma importante di intimità, e non accettarne le responsabilità assegnandole a un’identità secondaria è segno che c’è qualcosa che non va in noi o nella nostra relazione. Sebbene adottare un ruolo di fantasia possa essere utile a superare una certa timidezza quando si esplorano certe dinamiche per la prima volta («non sono stato io a fare quelle cose “proibite” ma la mia maschera, quindi non devo vergognarmene o sentirmi in colpa»), degli adulti dovrebbero poterne in seguito parlare senza problemi. Essere in grado di discutere serenamente su cosa sia loro piaciuto e cosa meno permette anche di arricchire migliorandolo il repertorio erotico.

Questo genere di comunicazione sincera elimina gradatamente il bisogno di fare giochi di ruolo se non per il puro piacere di recitare. A quel punto rimangono allora le stesse due persone che mangiano, dormono, viaggiano, fanno la spesa o vanno al cinema insieme – e allora perché dovrebbero comportarsi in modo diverso dal normale? Si spera quindi che siano normalmente amorevoli, affettuosi, divertenti, educati, emotivamente vicini e teneri l’uno con l’altra anche durante i giochi BDSM.
Certo: si può essere tutte queste cose anche mentre si pratica un fisting anale al partner, gli si strizzano i capezzoli con pinzette dentate o gli si piscia in bocca. Dopotutto questi passatempi, come il sesso tradizionale, dovrebbero essere un’esperienza collaborativa, non competitiva. E se è così, perfino la sessione più intensa non richiederà alcuno speciale aftercare, semplicemente perché la cura reciproca c’è stata già durante tutta l’esperienza – la normale tenerezza fra amanti, la continua intimità, saranno spontanei e sufficienti a mantenere tutti felici. Volersi bene dovrebbe essere istintivo, non un rito macchinoso fra pervertiti.

Non è meglio, rispetto a massacrarsi e doversi riparare ogni volta che si gioca un po’?

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  • Lolly Bott

    Ya! Io sono d’accordissimo e vivo proprio così certe dinamiche.Però credo che una dritta su”..quali punti sono più delicati o quali creme più adatte post spanking,o come rassicurare il partnere e che parole evitate cc”possa cmq far comodo soprat per i principianti ^.^

    • Ayzad

      Beh, per questo ci sono i miei libri. Prova a guardare in particolare ‘I love BDSM’ ( https://goo.gl/0BTBAm ) e ‘BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo’ ( https://goo.gl/6wvTq7 )

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