Kamikaze London tour 2006 – Feat. 15th Torture Garden Birthday Ball

Ayzad logo

Il resoconto di un viaggio del giugno 2006, in cui ho dedicato una settimana a esplorare gran parte del panorama fetish e Bdsm di Londra. Più che un diario, una guida per chi stesse preparando un salto in terra d’Albione. C’erano così tante cose da vedere che con i miei compagni d’avventura non abbiamo avuto un attimo di riposo, da cui il nome che abbiamo dato all’esperienza…

Sette giorni, quattro pervertiti, ventun negozi “alternativi” e una delle più grandi feste fetish del mondo. Insomma, una specie di maratona fra lattice e manette che ci ha lasciato esausti (ma felici) e strada facendo si è guadagnata un nome così temibile. “Kamikaze” davvero, anche per tutte le esperienze che sarei tentato di raccontare ma prenderebbero davvero troppo spazio. Meglio allora concentrarsi su quelle informazioni che possono più interessare i lettori del sito. Queste sono probabilmente di due tipi…

LO SHOPPING

Per chi ama il BDSM, e ancor più il fetish, Londra propone un’offerta sterminata di occasioni per rimanere al verde. Non è solo questione del micidiale cambio Euro-Sterlina, ma proprio della quantità di negozi, empori e boutique che si trovano in città. Quelli identificati prima di partire erano addirittura una trentina, ciascuno con la sua specializzazione – e solo limitandosi alle zone 1 & 2, che corrispondono grossomodo a un “centro” allargato.

Dopo averne visitati una buona parte, eccone qui sotto un riassunto che dovrebbe permettere ad altri viaggiatori di orientarsi al meglio. Attenzione, però: sembra che gli assortimenti varino con molta rapidità, e soprattutto ovunque vale la regola del cabbage pricing, il “prezzo a cavolo”. Nell’ambito dei criteri generali che leggerete, uno specifico articolo può avere il suo costo reale (comunque gonfiato) o quattro volte tanto, senza alcuna logica. Non dipende neanche dal livello del negozio: può capitare che la fetish boutique più elegante del centro risulti assai più conveniente del supermercatone per pervertiti in periferia. Mah.

I posti che vorrete visitare sono:

Harmony – Una catena di sex shop nati dalla costola dell’impero di Ann Summers, caratterizzati da ambiente e presentazione molto gradevoli ed eleganti. Quello su Oxford street dicono sia il migliore, con una gran selezione di abitini sconci in tessuti “tradizionali”. Al piano inferiore, dildi “artistici” in vetro di Murano o acciaio.

Expectations, 75 Great Eastern Street – Praticamente Disneyland per i pervertiti. Si rivolge prevalentemente al mondo gay e quindi non si trovano molte cose specificamente per signora… ma tutto il resto c’è, con un’attenzione particolare agli abbigliamenti in pelle, lattice e gomma. Ottimo assortimento di attrezzature costrittive d’ogni genere, strumenti verberatori “pesanti” e oggetti per dilatazioni estreme. Tutto considerato è uno dei negozi più economici, compreso un bargain bin (cestone di merce ultrascontata) che farebbe invidia alle vetrine di molti sex shop italiani.

Coffee, Cake & Kink, 61 Endell St – Piccolo bar per zozzoni alla moda, in pieno centro. È su due piani, arredati stile Ikea: quello sulla strada è minuscolo, con librerie strapiene di volumi a tema da consultare mentre si beve un tè o da comprare a prezzi stracciati; sotto si tengono munch, seminari e incontri vari, e in questi casi chi non è prenotato non può scendere. Noi non eravamo prenotati (anche perché non c’è un calendario pubblico), quindi abbiamo approfittato della visita per litigare con la spocchiosissima coppia lesbica di gerenti – che con eufemismo tipicamente britannico si può definire “un paio di stronze bestiali”. Tutto sommato sconsigliabile.

Liberation, 49 Shelton St – Boutique fetish davvero fenomenale, elegante, originale e con un assortimento ottimo a prezzi relativamente sensati, dovuto al fatto che è a tutti gli effetti lo spaccio aziendale di Libidex. Oltre alle “solite” catsuit e abiti lunghi in lattice ci si trovano remix fetish di completi da manga, anni ’40, e strani esperimenti sui materiali – tipo lattice & pizzo insieme, o gomma & coccodrillo. Il piano inferiore è strapieno di nicchie e passaggi in cui si trovano strumenti unici, dai kit ginecologici dell’800 ai micidiali flogger in gomena usati sulle navi della Regia Marina nei tempi andati. Se si parla un buon inglese è consigliatissimo chiacchierare col proprietario – un minuscolo bodybuilder gay che più gay non si può di imprecisata origine asiatica e dall’umorismo eccezionale.

Rubber street (Holloway Road, dal 64 al 90) – È il soprannome ufficiale di un pezzo di strada che ospita nove showroom di altrettanti produttori di articoli fetish e BDSM (Fettered Pleasures, House of Harlot, Ectomorph, Murray & Vern, Zeitgeist, Cage Xpress, Inner Sanctum, Showgirls, Atsuko Kudo), riuniti in due edifici. Non illudetevi di trovare spazi sconfinati: molte marche condividono addirittura lo stesso negozio – però in compenso qui si trovano le migliori (e più costose) creazioni fetish del mondo. In particolare:

Dvd Express è il nome di un negozietto semi-inutile che però nasconde nel sotterraneo un vero dungeon in cui sono esposti arredamenti e costrizioni finto-medievali in metallo per chi ama il gioco pesante – fra cui per intenderci un letto matrimoniale predisposto per il bondage, che sotto il materasso ospita una gabbia punitiva. La porta laterale dà sul miglior negozio fetish in assoluto di tutta Londra, con commessi preparatissimi e mostruosamente gentili. Qui si trovano gli abiti meravigliosi che compaiono spesso nei reportage delle più grandi feste internazionali e che possono essere modificati su misura dal laboratorio al piano di sopra. Indispensabile portare una carta di credito molto ben pasciuta.

Fettered Pleasures appartiene a una coppia BDSM gay con un occhio eccezionale per la qualità e creatività senza pari nel realizzare strutture da gioco in metallo. Una loro creazione esclusiva riesce a incorporare in un “pratico” kit di montaggio stile Ikea (ma pesante 300kg) gabbia variabile, letto di contenzione, inginocchiatoio, poltrona ginecologica, toilette, cavalletto e barra da sospensione… davvero incredibile! Qui c’è anche la migliore selezione di fruste e simili della città, nonché il più vasto (ma non più economico) assortimento di giocattoli elettrici. Ottima la sezione pelle & cuoio.

House of Harlot – È la porta a fianco, quindi tanto vale visitarlo. Ma preparatevi a una delusione: la scomparsa della titolare, qualche anno fa, ha congelato le collezioni ai (peraltro leggendari) pezzi di dieci anni addietro e ora rimane solo un negozietto che lavora prevalentemente su ordinazione per il mercato estero. Dicono che i designer più bravi siano passati in blocco a Torture Garden Clothing, e tutto sommato pare una storia plausibile.

Torture Garden Clothing – Come dicevo, l’erede di House of Harlot: stesso stile originale, stessi materiali e stessi prezzi stratosferici. Un trucco non so quanto ripetibile è capitare “per caso” nella sede principale (Unit 30 Cremer St, ma per trovarla serve come minimo la Compagnia dell’Anello) e con la scusa di essere turisti scemi convincere il titolare a farvi far compere a prezzo di fabbrica. Tenere una siringa di adrenalina a portata di mano per la rianimazione al momento del conto è comunque consigliabile.

Breathless, 131 Kings Cross Road – Quello che sulle prime sembra un negozietto senza pretese è forse il miglior indirizzo per chi ama i corsetti, eleganti o costrittivi che siano. La proprietaria è una ragazza “cattivissima”, pronta a cacciare i potenziali clienti che non sappiano dimostrare abbastanza buon gusto. Noi l’abbiamo visitata il giorno prima del Torture Garden (la festa, non il negozio) e l’inevitabile sezione latex era piuttosto sguarnita per via degli acquisti dell’ultima ora, ma pare che di norma sia più che valida. Questo è anche il negozio ufficiale europeo della griffe What Katie Did, che fa riproduzioni di lingerie e calze anni ’40 e ’50.

Honour, 86 Lower Marsh – In teoria dovrebbe essere il “flagship store rinnovato” (parole del sito) di una celebre marca di specialisti BDSM, però a me è sembrato lo stesso bugigattolo di dieci anni fa. Ciò non toglie che resti l’indirizzo migliore per chi cerchi cose belle a basso costo: c’è un po’ di tutto sia come abbigliamento che come giocattoli, e capita di trovare affari incredibili come i capi super-cool di Skin Two a cifre da mercatino rionale. Il paradiso del Pvc.

Rob London, 24 Wells St – Filiale londinese di uno dei più rinomati leathershop del mondo (ad Amsterdam), ha probabilmente i migliori articoli in pelle sulla piazza. La specialità della casa sono però i giocattoli in metallo, in particolare per il Cbt, e i set per il pumping. Anche qui le donne sono guardate con perplessità e una punta di schifo, ma non bisogna intimidirsi: il commesso Piero (importato da Napoli) è una preziosissima fonte di informazioni per sapere quali sono le feste e i club più interessanti per gli appassionati.

Doc Martens, 240 Camden High Street – Ovviamente ci sono gli anfibi. Al piano inferiore però c’è la migliore selezione di calzature fetish della città, con assortimento e costi decisamente preferibili ai molti altri negoziacci per turisti della zona. Dal ballet boot alle superzeppe da battona portoricana anni ’70, qui c’è tutto.

Coco de Mer, 23 Monmouth St – Non un negozio ma un’esperienza che vanta testimonial celebri come Angelina Jolie. Il perché si capisce anche prima di entrare: l’ambientazione è a metà strada fra un museo e un bordello ottocentesco, con vetrine che espongono come se nulla fosse dildi di platino tempestati di diamanti (sul serio!). Le manette, per intenderci, qui sono sostituite da polsiere di cuoio lavorato a macramè dai mastri sellai della casa reale. Persino i camerini sono un’avventura: in uno si trova un quadretto misterioso che, una volta spostato…

Regulation, 17a St. Albans Place – Uno dei marchi storici del mondo BDSM si nasconde in una viuzza praticamente introvabile nella bella zona di Angel, e a prima vista sembrerebbe magnifico. Un grande magazzino strapieno di meraviglie: dopo la pretenziosità degli altri negozi ci si aspettano prezzacci stracciati… e invece è esattamente il contrario. Da evitare a tutti i costi, a meno che non moriate dalla necessità di possedere le due uniche esclusive del negozio: una bara di rame rivestita internamente di latex e un pallone di due metri di diametro in cui isolare il sub come se fosse un criceto.

Ci siamo fin qui? Allora prendiamoci una breve pausa, perché tra poco si continua con la seconda parte del reportage, dal quindicesimo compleanno del Torture Garden!


LA FESTA

Il clou del Kamikaze London Tour è stata la serata del 20 maggio, in cui abbiamo festeggiato il compleanno della mia schiava… al compleanno del Torture Garden!

TG è il nome di un gruppo di appassionati di fetish (stilisti, fotografi, modelle…) che organizza regolarmente feste fra le più frequentate del Regno Unito (l’altra è il RubberBall). Questa data particolare segnava la celebrazione di quindici anni di attività e ha attratto ancora più gente del normale, da tutto il mondo.

Il club che l’ospitava era il gigantesco SeOne, praticamente sotto il Ponte di Londra, che in teoria dovrebbe essere concepito per un massimo di 2.600 ospiti: il numero totale dei presenti non è stato (ancora) comunicato, ma a occhio abbiamo tutti avuto l’impressione che fossero come minimo il doppio. Il miracolo è stato reso possibile dall’apertura di numerosi spazi secondari – comprese alcune zone all’aperto, racchiuse da tendoni – che comunque riuscivano a essere sempre pieni zeppi. La mappa del locale si trova qui.

Le sorprese sono cominciate comunque sin da prima di entrare, con una corsa in taxi – in dresscode, per non doversi cambiare sul posto – ostacolata da una maratona contro il cancro che ha riempito la città di oltre un milione di partecipanti. Mentre il tassista faceva del suo meglio per evitare i blocchi stradali abbiamo avuto una conversazione emblematica dell’atteggiamento londinese nei confronti delle cosiddette “perversioni”. Ve la riassumo:

– Ma cos’è che fanno stasera al SeOne? Sento alla radio che ci sono un sacco di auto dirette a quell’indirizzo.

– Beh, c’è una grande festa un po’ particolare cui partecipa gente di tutto il mondo. Noi per esempio veniamo fin dall’Italia…

– Ma particolare in che senso? Scusate, ma ho visto che avete degli abiti un po’ insoliti.

– Uhm… È una cosa di tendenza, genere fetish…

– Ah! Fetish! Ne ho sentito parlare: ma cosa fate di preciso?

– Beh, veramente…

– Che c’è? Ho fatto una domanda sconveniente?

– No, è che non tutti lo vedono di buon occhio anche se non facciamo niente di male…

– Come sarebbe a dire? Ognuno ha il sacrosanto diritto di divertirsi come gli pare, eccheccavolo! Da voi davvero si permettono di giudicarvi per i vostri gusti privati?

– Ah, sono contento che la pensi così. Comunque è una cosa più che altro di abbigliamento… [segue spiegazione di latex & C.]

– Oh, adesso ho capito! Che figata! Ma se alla fine del turno convinco mia moglie a venire dite che ci fanno entrare vestiti così?

– No, non credo…

– Ok, allora vorrà dire che cercheremo negli armadi qualcosa di particolare…

Ora, non so voi, ma nel tragitto mi sono immaginato quali sarebbero state invece le reazioni se ci fossimo trovati a Milano, Roma o Salerno. E ho scelto di non pensarci neanche, tanto per evitare di mettermi a piangere. Anche perché eravamo arrivati.

L’ingresso del club era sotto un ponte decisamente largo, quasi ingorgato da una quindicina di taxi e auto private da cui scendevano continuamente gruppi di partecipanti in gran parte già in dresscode. Qui abbiamo sentito ancor più pesantemente il fardello del provincialismo italico: i due marciapiedi ai lati della strada erano completamente occupati da altrettante file, ordinatissime, di persone in attesa di entrare. Una fila per chi doveva ancora comprare il biglietto (molti quelli rimasti fuori) e una non molto più breve per chi come noi l’aveva prenotato online. Immaginate due o trecento persone abbigliate nelle maniere più incredibili che si possano concepire: alieni cibernetici a fianco di dominatrici in cuoio, strascici di lattice e schiave al guinzaglio praticamente nude, geisha gommate e corsetti ottocenteschi… tranquillamente in mezzo alla strada come in una specie di carnevale veneziano filtrato da un fumetto porno. Ovunque sorrisi, chiacchiere amabili, scambio di indirizzi e ordine assoluto, senza il minimo tentativo di tagliare la fila o atteggiarsi a superstar nemmeno da parte di chi ne avrebbe avuto ben motivo.

Questo profondo senso civico è stato – incredibilmente – presente anche all’interno. Per dire: poiché era vietato (da un cartello piccolissimo) nessuno oltre ai fotografi ufficiali ha cercato di scattare immagini con cellulari o simili; Spintoni o risse non se ne son visti nonostante il carattere notoriamente rissoso e alcoolico dei britanni; L’unica persona men che rispettosa che abbia visto – una americana che si era permessa di intromettersi in una sessione di spanking – è stata presa di peso e allontanata dal locale. Suppongo che non tutto sia stato rose e fiori e qualcosa possa essermi sfuggito, ma nel complesso l’atmosfera era lontana anni luce da quello che ci sarebbe aspettati da un carnaio simile.

Comunque. Dopo una breve attesa viene il nostro turno per entare (in base all’affollamento dei camerini e del bancone guardaroba) e ci troviamo in un ambiente così diviso:

Camerini – Pessimi, a dirla tutta, però almeno grandi. Due spazi delimitati da tendone di plastica lucida (ça va sans dire) surrealmente divisi in “uomini” e “donne”.

Tunnel delle Installazioni – Un corridoio affiancato da due pedane su cui si esibivano altrettanti quartetti musicali. Con una particolarità: metà degli strumenti era costituita dai loro stessi corpi, con corde attaccate a uncini infilati nella carne o agganciate a impianti metallici inseriti sottopelle. Inquietante è dir poco, soprattutto vedendo le espressioni impassibili delle strumentiste.

Arena delle Body Art – Un grande ambiente lungo le cui pareti si trovavano palchi di varie dimensioni su cui lavoravano performer specializzati in modificazioni corporee, la maggior parte con macchinari pseudoclinici che parevano usciti da un film di Cronemberg. Ma c’era anche uno “spiatoio” con fessure da cui scrutare l’esibizione di belle lap dancer, punti di sospensione per bondage, una gabbia rialzata dove si sono esibiti a lungo i mitici fondatori di French Shibari e un grosso palco. Qui hanno dato spettacolo superstar planetarie comeMidori e Kumi Monster, oppure i Suka Off, ottenendo lo stesso responso dal pubblico: un gioviale disinteresse.

Ebbene sì: c’era gente venuta dall’altra parte del mondo per mostrare legature incredibili e teatro estremo senza pari… e gli ospiti se li filavano appena, tanto erano travolti dalla quantità immane di cose da vedere! In quel contesto persino le stracontroverse illustrazioni di Trevor Brown proiettate a tutta parete suscitavano poco più di un sopracciglio alzato – il vero spettacolo era il pubblico stesso, di cui potete farvi un’idea visitando le gallery realizzate da siti appositi, qui e qui.

Arena del Bordello Mattatoio – Il nome è molto più truce della realtà. A parte le carcasse di animali appese al soffitto (Vere? Finte? Mah…) si trattava infatti di un altro salone con palco, questa volta riservato a performance molto più soft. Il Torture Garden è infatti l’evento che ha riportato in auge gli spettacoli di burlesque, e questo era il suo regno dominato da personaggi come Empress Stah e Masuimi Max. Cos’è il burlesque, dite? La risposta ufficiale è colta e complessa, ma in buona sostanza: il vecchio spogliarello. Magari fatto con un po’ più di autoironia. Buon per loro, ma non esattamente il mio genere.

Tana dell’Oppio e Cabaret Danzante – Nessuna traccia di oppio, ma in compenso l’ambiente più sorprendente di tutta la festa: una stanza dedicata interamente al boogie woogie, arredata come un night club e popolata da gente in abiti anni ’40 e ’50… ma in versione fetish! Non chiedetemi che senso avesse, ma a noi è piaciuto parecchio per l’effetto postmoderno di scontro di culture – sembrava di trovarsi in mezzo a un fumetto di fantascienza di Moebius, o in un telefilm vecchio stile tipo Agente Speciale. Anche qui, un palco con gli inevitabili spettacoli di burlesque fra un brano live e l’altro. E fuori un piccolo casinò, per chi riusciva a non distrarsi troppo.

Area Chill Out – Qui invece le droghe c’erano (o meglio, con mio grande sconforto erano un po’ dappertutto, ma qui erano bene in evidenza), sotto forma di… gas esilarante, venduto in appositi palloncini da cui aspirarlo. Nel complesso comunque si trattava di una semplice serie di divanetti popolati soprattutto da signore in cerca di riposo per i propri piedi distrutti da tacchi da 16 o 18 cm di altezza.

Arena della Moda – La discoteca vera e propria, in cui siamo stati il meno possibile. Oltre la calca disumana di raver impasticcati c’era una passerella su cui si sono svolte diverse sfilate di famosi stilisti fetish, ma l’abbiamo viste solo in foto, su Internet. Presumo che a qualcuno siano piaciute.

Dungeon da Gioco – “Arredato con strutture di Infernal Mechanix”, dicevano i volantini – e dopo aver visto le meraviglie in vendita nei negozi ci aspettavamo chissà cosa. Invece purtroppo era uno spazio relativamente piccolo in cui la folla rendeva pressoché impossibile giocare veramente. Nonostante la presenza di ottime mistress che facevano del loro meglio per tenere sotto controllo la situazione, si è trasformato presto in un comune spazio di transito e relax fra un’emozione e l’altra.

Sala delle Coppie – Il transito era diretto qui: un labirinto di tendoni e divanetti adibito a scopatoio. Una rapida occhiata ce lo ha mostrato affollatissimo, caldissimo e a dirla tutta mica troppo pulito, così siamo tornati negli altri ambienti.

Noi siamo tornati a casa poco prima delle quattro, insieme al grosso dei partecipanti. Chi è rimasto si è spostato poi all’after-party (il Compleanno era stato organizzato come un evento di tre giorni consecutivi), ma su questo non saprei che dirvi.

Le impressioni dopo una notte di riposo sono sinceramente miste. Rispetto all’altro grande evento fetish cui ho partecipato (la Nuit Dèmonia di Parigi) la sensazione è stata di anarchia, molto meno “stile” nel complesso ma anche molto più relax e voglia di divertirsi anziché solo apparire. Si sa che il fetish non è cosa mia, quindi i miei commenti sono soprattutto “tecnici” (ero andato, lo confesso, anche per rubare qualche bella idea per il Black Ball) ma ciò non vuol dire che la serata non sia stata divertente. Ellergy & Mil, nostri compagni di viaggio, erano estasiati dall’aver trovato un ambiente in cui la loro dedizione al latex venisse apprezzata e valorizzata come non mai.

Ora scusate, ma devo dedicarmi finalmente a disfare le valigie. Da qualche parte c’è un sacchetto pieno zeppo di volantini di altri party BDSM e fetish raccolti durante la vacanza, e devo ancora decidere quale sarà il prossimo…

Line
Line