Legami – Intervista ad Ayzad (2013)

Copertina di Peccati originali, di Ayzad

Intervista pubblicata originariamente su Legami, la principale community BDSM italiana.

Recentemente è uscito nelle librerie un tuo romanzo, Peccati originali: di cosa parla?

Dipende dai punti di vista. Se si guarda la trama, è un’investigazione abbastanza classica ambientata nel mondo BDSM. Ci sono due protagonisti provenienti da ambienti molto differenti che si ritrovano costretti a lavorare assieme per trovare il colpevole di un crimine, e nel seguirli si scopre che la realtà è ben diversa da come siamo abituati a considerarla.
Se guardi i contenuti invece è un modo leggero per apprendere i meccanismi e la cultura dell’eros estremo “raccontati dall’interno”, senza sensazionalismi ma con uno sguardo anche dietro le quinte.
Oppure è un romanzo di critica sociale sul precariato e la dissoluzione morale dell’Italia. O anche un enigma per amanti del gossip, che possono divertirsi a identificare chi siano i “vip” di cui si vengono raccontati alcuni vizietti segreti…

 

Peccati originali è un noir, e tutto ha inizio con la morte di una persona. Come mai hai scelto questo genere? Se l’intento è quello di dare un’idea del bdsm più aderente alla realtà, non sarebbe stato meglio inserire il bdsm in una storia più quotidiana e meno scandalistica?

Detto fra noi, raccontare un’indagine è solo la scusa che permette di descrivere proprio la vita quotidiana di chi pratica BDSM. Se non avessi inserito un elemento con cui tenere alta la tensione sarebbe diventato un romanzo intimista e avrebbe incuriosito solo chi di questi giochi è già appassionato. E poi la spiegazione tecnica di cosa siano queste cose l’avevo già scritta anni fa in BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo: ripetermi sarebbe stato noioso.
Ti prometto che in Peccati originali si vedono invece la quotidianità di chi pratica o lavora col BDSM, gli ambienti, le mentalità e così via.

 

Il sottotitolo del tuo romanzo è ‘Nessuna sfumatura di grigio’: l’intento sembrerebbe quello di dare una risposta “realistica” al libro di E. L. James. Nelle community bdsm italiane si è molto parlato di quanto e come le 50 sfumature potessero sdoganare l’immagine del bdsm e avvicinare, nel bene e nel male, molti neofiti a questo mondo. A te sembra che sia successo veramente? I bdsmers sono aumentati o cambiati rispetto a due anni fa?

Come ho scritto nelle mie recensioni di quella trilogia, trovo meraviglioso che gli editori di tutto il mondo abbiano investito miliardi per promuovere dei libri il cui messaggio sostanzialmente è «non bisogna avere paura dell’eros trasgressivo». Trovo però un po’ meno bello che abbiano scelto di farlo per degli Harmony scritti coi piedi. Il risultato è che centodieci milioni di donne adesso pensano che il BDSM sia davvero quella roba che fanno i coniugi Grey, cioè una coppia di psicopatici da manuale.
La prova è l’aumento impressionante di incidenti anche gravi dovuti a giochini erotici fra sprovveduti: quelli che si leggono in cronaca sono solo una minima parte, a giudicare dalle vicende agghiaccianti che incontro ovunque – compreso nella mia pratica dipersonal coaching. Per fortuna incontro anche tanti neofiti di buon senso, tuttavia il fenomeno mi ha preoccupato abbastanza da spingermi a scrivere anche un mini-ebook a distribuzione gratuita rivolto ai principianti, per dare loro almeno qualche punto di riferimento un po’ più realistico. Si intitola proprio Nessuna sfumatura di grigio, e lo si trova un po’ dappertutto in Rete.

 

Le recensioni sono concordi nel dire che Peccati originali non parla solo di bdsm, ma offre anche uno spaccato della vita sociale dell’Italia di oggi. Come mai hai voluto inserire un sottotesto di critica sociale? Pensi sia un dovere della letteratura o, piuttosto, una necessità di questo momento storico? E verso quali aspetti dell’Italia di oggi si è rivolta la tua critica? 

La critica sociale forse dovrebbe appartenere più al giornalismo, ma viste le condizioni dei mass media nel nostro Paese… Non posso dire di essere partito con l’idea di condurre una crociata, però già che ne avevo l’occasione mi è sembrato giusto sottolineare anche questo tipo di discorso.
Uno dei temi di Peccati originali è come lo sfaldamento del contratto sociale costringa tante persone a inventarsi modi assurdi per tirare a campare, arrivando addirittura a “svendere” le passioni che sono loro più care.

 

Sembra che il bdsm esca pulito da questo impeto critico, come se, estremizzando molto, “noi” avessimo alla fine più etica degli “altri”. E’ veramente questo il messaggio che volevi dare, o è stata una conseguenza inaspettata?

Ecco, questo è appunto il secondo tema chiave. Naturalmente non si può generalizzare troppo e Peccati originali non è un manifesto politico… tuttavia la vera tragedia è che nella società attuale ho l’impressione che a coltivare i valori morali e civili siano soprattutto gli outsider, compresi quelli che vengono definiti “pervertiti”.
In ogni caso, ai lati oscuri del BDSM vorrei dedicare il seguito di questo libro: ora tutto sta a vedere se il primo romanzo venderà a sufficienza da giustificare un sequel.

 

Hai scritto Peccati originali pensando a un pubblico diverso da quello di BDSM: Guida per esploratori dell’erotismo estremo

Assolutamente sì. BDSM è un manualone di quasi 800 pagine rivolto agli appassionati o a chi studia seriamente l’argomento. Peccati originali è invece una lettura molto più leggera, nata anche per catturare vittime innocenti con il richiamo del giallo, della trasgressione o dello scandalo… e spiegare loro qualcosa, a tradimento. Il che non esime i Legamiani dal leggerlo, sia chiaro; garantisco che anche loro vi scopriranno un bel po’ di cose interessanti. E utili.

 

Il bdsm è il tuo lavoro: è stata una scelta difficile? Quali ostacoli hai incontrato e cosa ti ha spinto a seguire questa strada?

Premessa importante: il BDSM è “anche” il mio lavoro. Sia perché resta soprattutto una passione personale, sia perché continuo comunque a lavorare come traduttore, ghostwriter e – quando proprio devo – giornalista. Scegliere questa strada è stato naturale, perché dopo vent’anni abbondanti (oddio, quasi trenta!) che ti interessi seriamente di un argomento, restituire qualcosa alla comunità è un dovere morale.
L’ostacolo è semplicemente l’astio profondo degli italiani nei confronti della sessualità sana e vitale. Nei casi istituzionali – tipo la delirante interrogazione parlamentare fatta da un bel tipino come De Eccher per cercare di impedirmi di tenere lezioni universitarie – è semicomprensibile. Ciò di cui non mi capacito è il muro di gomma dei mass media: pensa che i giornali non hanno riportato una sola notizia sulle sessualità alternative fra le quasi 400 che ho pubblicato sul mio sito in un anno.
È come se nel nostro Paese gli unici ad avere i genitali fossero un mafioso sociopatico e le Olgettine: tutto il resto non esiste, quindi è ben difficile fare dei miei interessi una professione esclusiva.

 

Ritieni che esista o debba esistere una “comunità bdsm”? E quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi di un approccio comunitario?

Mah, in tutto il resto del mondo le comunità BDSM esistono eccome. In Italia – a parte gruppetti di poche decine o centinaia di persone che gravitano attorno a eventi tipoSadistique – vedo invece un grandissimo rifiuto nel creare qualcosa di concreto. Mi sembra che perdano tutti del gran tempo a fare la ruota sui vari siti a tema e sui social network, ma guai a mettere il naso fuori di casa, perfino per realizzare fantasie che si portano dentro da una vita!
È davvero un peccato, perché la quantità di incontri, seminari, iniziative, attività culturali, educative e di supporto che si trovano appena fuori frontiera è immensa e dimostra che basterebbe pochissimo per beneficiare tutti di una vitalità eccezionale. Ti pare possibile che, per fare un esempio, i paesi di lingua spagnola abbiano organizzato già dozzine di eventi per il 24 luglio e qui da noi non si sappia nemmeno che “il 24/7” è un giorno di festa internazionale per il BDSM?
È triste a dirsi, ma sono proprio quelli che più si vantano di fare BDSM a essere terrorizzati dal mettersi in gioco per davvero, fosse anche solo per conoscere qualcuno di persona. L’edizione italiana di Xplore, per dire, è stata l’unica data in tutto il mondo a essere annullata per mancanza di partecipanti. Poi non c’è da stupirsi se a fare certi giochi sono soprattutto le sciampiste di 50 sfumature

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