Performance – L’altare di cera

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31 ottobre 2005, Halloween. Marco, proprietario del club Arena, mi ha chiesto una performance Bdsm per la Notte delle Streghe. Seguendo la logica ho rispolverato l’Altare di Cera, a rappresentare il rogo su cui finivano le fattucchiere in tempi meno tolleranti dei nostri. E mentre lo rimettevo a nuovo con l’aiuto di Shakner è partito qualche inevitabile ragionamento.

Innanzitutto l’ironia che questo marchingegno sia diventato una specie di mio marchio di fabbrica nonostante l’abbia usato in realtà ben poche volte. Certo, quando ho avuto l’idea di realizzarlo lo scopo era proprio creare qualcosa di spettacolare, capace di distinguersi nell’estetica un po’ standardizzata del Bdsm – però non avrei mai immaginato che riscuotesse tanto successo.

Poi ho ripensato alle tribolazioni per costruirlo: un numero incalcolabile di viaggi avanti e indietro dai grandi centri del bricolage, alla ricerca del materiale più adatto o di qualche minuscolo componente al quale non avevo pensato. Poi giorni di misurazioni, trapani, colle e dita sbucciate per assemblare quei trenta dannati portacandele, che sono molto più complicati di quanto sembri a prima vista. E le candele! Provateci voi a trovare quelle della lunghezza giusta, con una temperatura di fusione abbastanza bassa da non provocare ustioni (quindi né colorate, né profumate) ma comunque sufficientemente dense da non piegarsi quando vengono tenute in orizzontale in mezzo a tutto il calore generato. Poi allargatene le basi per assicurarvi che restino ben salde nei reggicandele, allineate tutto e fissate in posizione. Per una settimana buona mi sono sentito tale e quale a Wile E. Coyote, quando costruisce imperterrito le sue micidiali macchine cattura-Bip Bip sapendo benissimo che sarà lui stesso a finirne vittima.

Da qualche parte ho anche un foglietto con i conti, cronometro alla mano: una volta in posizione, ogni cero impiega 28 minuti per consumarsi completamente, con una media di una goccia ogni quattro secondi. Moltiplicando il tutto per trenta candele risulta un totale di 12.600 gocce bollenti – una pioggia di sofferenza implacabile e precisissima, che finisce col ricoprire perfettamente il corpo della schiava. Era ovvio che ci volesse qualcosa per tenerla ferma.

Allora sotto con una struttura di tubi metallici e fasce per legare polsi e caviglie… anche se al primo collaudo s’è capito che i movimenti involontari della sub erano comunque troppo intensi, e sarebbero servite due persone a immobilizzarne spalle e piedi – anche per evitare che facesse crollar tutto rischiando incidenti pericolosi. Cosa non si farebbe per la sicurezza… compreso studiare un sistema di fermi a prova di panico, e ricordarsi di telefonare ogni volta al proprietario del locale per assicurarsi che spenga il rilevatore antincendio – altrimenti la somma delle fiamme può far scattare gli estintori provocando un bel disastro.

Comunque, alla fine l’aggeggio era pronto, battezzato con l’evocativo “Altare di Cera”. Ed ecco l’ultimo ragionamento: ne valeva davvero la pena? Il Bdsm è, in fin dei conti, sapere apprezzare le piccole sfumature. Provare un brivido di piacere riconoscendo un certo sguardo del partner; assaporare insieme sensazioni sottili e fuori dal comune. Fruste e abbigliamento sexy sono solo orpelli superflui, si sa. Però ogni tanto è bello esagerare, inutile negarlo – così la risposta è un deciso “sì!”.

Trovarsi sotto l’Altare dà alla mia partner sensazioni semplicemente impossibili da provare altrimenti. Non solo lo stimolo delle gocce sulla pelle nuda, ma anche il senso di ineluttabilità della tortura, lo spettacolo delle fiammelle che vibrano mosse dal suo respiro, lo stesso profumo mistico dei ceri nelle cattedrali, il tocco delle mie mani che diventano improvvisamente un’oasi di fresco e una breve, preziosissima tregua.

Per chi osserva da fuori c’è invece il Grande Show, lo spettacolo della sofferenza nella sua forma più sensuale e insolita. Lo sguardo viene catturato, quasi ipnotizzato dal fuoco nella sala buia: pochi secondi di preparativi, e con la sola rotazione di un tubo trenta fiamme si chiudono improvvisamente su un corpo indifeso, illuminandone i tremiti e il sudore. Per qualche istante sembra che non accada nulla, poi le prime gocce scatenano piccoli movimenti, mugolii che col tempo diventano un’agitazione sinuosa come il sesso, singhiozzi che potrebbero essere anche un orgasmo lunghissimo. E lo scambio continuo di sguardi fra schiava e Padrone.

Per me l’Altare di Cera è soprattutto quegli sguardi, il contatto delle mie mani sulla pelle mai altrettanto viva, la gocciolina che ogni tanto colpisce anche me e mi ricorda quanto sta soffrendo lei per il mio piacere. E per il suo, ça va sans dire. Quando controllo quella pioggia di luce e dolore il più nervoso dei due sono probabilmente io: non fosse per la fiducia incondizionata nei suoi occhi, verrei travolto dalla tensione e dal nervosismo proiettato dal pubblico. Forse è così che si sente un trapezista, quando dondola sapendo che la gente sulle gradinate spera segretamente di vederlo cadere.

Di tutte le volte che ho usato questo strumento non è mai capitato che lasciassi bruciare le candele fino in fondo. Non per pietà: tutt’altro. È che mi diverto di più ad alternare il tormento del caldo con momenti di riposo (basta una piccola rotazione…), magari passando sul corpo tremante sotto di me un cubetto di ghiaccio – per poi riprendere, e la cera sembra ancora più bollente e terribile. Inoltre mi piace interrompere lo spettacolo prima che diventi banale, se mai questo è possibile. Un colpo di ventaglio, e cala il buio. D’un tratto rimane solo la musica, e i sospiri spezzati di chi ci stava osservando a bocca aperta.

Qualcuno – c’è sempre quel qualcuno – non riesce a trattenere un applauso. Ma le emozioni più grandi arriveranno dopo, e sono strettamente private.

Spiacente di negarvele. Del resto, dicono in giro che sia un sadico.

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