Roma capitale… del fetish e del BDSM

Gay fetish
Photo: Sly Hands

Quest’anno il weekend lungo fra il 20 e il 22 febbraio è destinato a entrare negli annuali della sessualità alternativa – e non certo per il successo di 50 sfumature di grigio, che ha immeritatamente conquistato il record italiano di proiezioni in un giorno. Nel nostro paese era dai tempi dei Cinegiornali Luce che non si vedevano tanta uniformità e fanatismo nell’offerta dei cinema: un panorama inquietante, che tuttavia la dice lunga su quanto sia di moda il BDSM
Il bello è che, mentre i mass media erano impegnati a celebrare le assurdità di Christian Grey, chi davvero pratica eros estremo ha organizzato una serie di eventi a tema senza precedenti. Tutti concentrati a Roma, questi appuntamenti promettono di portare alla ribalta la realtà della cultura fetish e BDSM. Eccone un rapido riassunto:

Rome BDSM conference
Tre giorni di full immersion in un hotel trasformato in una vera e propria università dei giochi erotici di dominazione e sottomissione. Ben 79 workshop tenuti da decine di esperti provenienti da tutto il mondo che sviscereranno ogni segreto delle varie pratiche, dalla lucidatura perfetta degli stivali fetish alle tecniche di ipnosi erotica, passando per bondage, psicanalisi e perfino tecniche di pronto soccorso in caso di errore.
Il programma prevede inoltre vari “laboratori aperti” in cui gli stessi partecipanti scelgono il tema da trattare, molti momenti conviviali e due diversi play party nei quali mettere in pratica quanto imparato.

Fetish Pride
Una settimana fittissima di iniziative organizzata dal Leather Club Roma, punto di riferimento assoluto per le pratiche alternative nel mondo gay italiano. Lo spirito assai concreto che contraddistingue l’ambiente leather fa sì che il programma preveda più occasioni di gioco che culturali, che tuttavia non mancano. Fra queste spiccano…

Fetish Film Festival
Quattro giorni di proiezioni gratuite presso Il Kino. La selezione offre una bella panoramica sulle molte interpretazioni del concetto di fetish: documentari come Making Mistress More e Folsom forever, dedicato all’attivismo leather a San Francisco, convivono con biografie affascinanti (imperdibile il durissimo The incomplete) e opere più narrative.

WeFetish
L’esposizione delle 23 foto finaliste di un concorso internazionale volto a ritrarre l’anima del fetish. Lavori spesso di grande intensità capaci di suscitare interessanti discussioni sulle forme che può prendere il piacere.

Fifty shades but grey
Una serata riservata alle signore, per discutere in maniera intelligente e simpatica sulla realtà del mondo BDSM. Gli esperti sono una sessuologa, una poetessa… e io, beato fra le donne in una splendida boutique dedicata all’erotismo.

 

Nello stilare l’elenco qui sopra mi sono reso conto che ayzad.com ha parlato molto raramente del mondo leather. Un po’ dipende sicuramente dalla mia limitante eterosessualità; un po’ dalla tradizionale insularità della scena gay italiana… ma in ogni caso mi è sembrata l’occasione giusta per rimediare e andare a conoscere meglio un ambiente sempre pieno di iniziative interessanti.
Per farlo ho intervistato Fabio, presidente da tre anni del Leather Club Roma e suo socio dal 2008, e Massimo, suo predecessore dal 2006 al 2012 e oggi vicepresidente. Salto i convenevoli, e passo direttamente alla parte di domande e risposte:

  • Potete riassumere la storia del Fetish Pride Italia?

F – Direi che è nato 2 anni fa da un’idea di Paolo e Rob, che poi abbiamo sviluppato cercando di creare un punto di riferimento per la comunità fetish italiana che si differenziasse dagli altri eventi europei per una maggior apertura al mondo etero e alla comunità gay in generale attraverso il coinvolgimento di realtà non fetish e eventi anche culturali.

  • In che rapporti è con i Pride di altre nazioni? Viaggiando incontro spesso la percezione che l’Italia sia una provincia minore per le sessualità alternative – persino tanti italiani stessi sono più attivi oltreconfine che qui! Quale è la vostra impressione, e come pensate la si possa far cambiare (sempre che si voglia cambiarla)?

F – In realtà i Fetish Pride sono pochi (Folsom, Easter, Antwerp, Amsterdam, London Fetish Week, Paris Fetish).

I rapporti sono buoni con tutti loro: con Easter e Folsom, dove siamo presenti anche noi, sono addirittura ottimi. Antwerp e London Fetish Week sono organizzazioni puramente commerciali. Parigi è giovane (come noi) e ci ripromettiamo di instaurare buoni rapporti. Amsterdam invece è in forte declino.

Sul fatto che l’Italia sia una “provincia minore”, direi che il FPI ha anche questo obiettivo: creare una opportunità per tutti i feticisti di vivere un’esperienza fetish competa in Italia. Aggiungerei anche che questa realtà si può cambiare cercando di offrire a tutta la comunità fetish italiana (gay e etero) momenti di condivisione e di visibilità. A questo stiamo lavorando da anni sia con FPI che con altri eventi, cercando di collaborare con le altre realtà fetish italiane sia gay che etero e cercando con il FPI di organizzare un evento che riesca anche ad uscire dal ristretto cerchio degli appassionati.

  • Mi date qualche numero sulla scena leather italiana? Iscritti al Leather Club Roma, partecipanti al Fetish Pride, biglietti venduti per il festival, preservativi distribuiti…

F – Il LCR ha 50 iscritti e un centinaio di simpatizzanti. Lo scorso Fetish Pride Italia ha avuto 250-300 partecipanti di cui 60 stranieri. La mostra ha ricevuto 200 partecipanti e il Fetish Film Festival circa 50.

  • In Italia mi scontro spesso con una pervasiva ostilità culturale nei confronti della sessualità, a volte quasi pericolosa. Inoltre ricordo proprio a Roma un periodo di aggressioni omofobe molto violente. Con un contesto simile, il Fetish Pride e i suoi eventi hanno incontrato problemi? O supporto imprevisto, naturalmente.

F – Per me nessun problema serio, ma in compenso abbiamo ricevuto il supporto attivo e importante di alcune realtà fra cui il circolo Mario Mieli,  Gay street e Kino.

La sessuofobia direi che è un tratto comune a tutte le culture/società di matrice cattolica; che i tempi stanno (lentamente) cambiando e che si deve continuare a organizzare eventi anche culturali sulle tematiche fetish.

  • Un documentario di Mike Skiff che se non erro verrà proiettato anche a questo Fetish Film Festival mostra il lato attivista del mondo leather statunitense e come la comunità lavori con le istituzioni su vari fronti, dall’educazione sul safer sex a iniziative sul territorio, raccolta fondi, ecc.   Le vostre attività hanno anche un lato di questo tipo?

F – Penso che l’aspetto “pragmatico” e “impegnato” sia una prerogativa degli USA; in Europa c’è una sola organizzazione (le Sister, peraltro copiate sul modello americano) attiva però quasi solo in Germania e specialmente durante il Folsom.

  • Quale è il progetto o messaggio culturale del Fetish Film Festival e della mostra WeFetish? Mi spiace insistere sulla dualità Italia vs. resto del mondo, ma in una nazione in cui la maggior parte delle persone associa la parola “fetish” a fenomeni agghiaccianti tipo PeppeFetish so per esperienza che lavorare in questo ambito espone a sfide culturali impegnative…

M – L’ambizione di queste iniziative è innanzitutto dimostrare come il feticismo abbia un rapporto strettissimo con la creatività artistica: entrambi in fondo valorizzano il dettaglio, si basano su empatia, visualità, performance. Da un lato si è voluto promuovere nuovi prodotti, invitando i fotografi a fare nuove opere per raccontare tutte le mille maniere in cui si può vivere il feticismo; dall’altro si è voluto far conoscere film che circolano poco, appartenenti a diversi generi (dal corto all’horror ironico, dal documentario alla fiction) e a diverse nazioni.

La scelta dei film è stata fatta assieme al festival del cinema fetish di Kiel,e ha tenuto conto della qualità e della varietà degli aspetti del mondo fetish rappresentati

  • Come valutate la scena kinky artistico-culturale italiana? Per dimensioni, attività, qualità della produzione… Com’è rispetto al passato e dove sta andando?

M – La mia sensazione a proposito della creatività kinky italiana è che sia ancora molto sommersa, rispetto ad altri paesi europei e ad altre realtà urbane (soprattutto Berlino, ovviamente), ma che possa per questo riservare sorprese che vanno scovate e valorizzate.

  • Ultima domanda che mi sta molto a cuore e alla quale vi chiedo di rispondere individualmente. Perché la comunità leather italiana è così autoreferenziale? Mi spiego: contemporaneamente al Fetish Pride si svolge nella stessa città la BDSM Conference, ma nonostante gli argomenti siano molto affini i due eventi si ignorano a vicenda. Questa stessa intervista credo sia l’unica menzione del Pride e del Fetish Film Festival su un media non orientato rigorosamente a un pubblico gay.
    Ancora, la presenza leather a eventi pansessuali in Italia è sempre molto limitata (il commento tipico è «mi piacerebbe partecipare più spesso ma gli altri non verrebbero mai in un ambiente così») mentre in altre culture costituisce le fondamenta dell’intera scena. Vi prego, aiutatemi a capire le ragioni di questa assurda divisione perché proprio non ci arrivo…

M – Autoreferenziale mi sembra una parola forse un po’ grossa; diciamo che per il mondo gay lo scenario di una festa only men è ancora l’unico scenario sessualmente eccitante, per cui una festa mista spesso ha poche chance di successo. A parte la questione delle feste, personalmente sarei felicissimo se si sviluppasse una cultura e una scena pansessuale in Italia, in cui i leather potrebbero giocare un ruolo importante come in altri paesi, ma allo stato attuale per noi è già abbastanza complicato riuscire a organizzare eventi fetish di successo, data la concorrenza di Internet e di sedi sempre preferite come Berlino. Diciamo che le feste pansessuali potranno essere un prossimo passo.

 

F- Io evidenzierei due aspetti. Il primo è che i gay sono maggiormente interessati agli aspetti fetish e gli etero al  BDSM, e questo rende difficile realizzare eventi comuni.

L’altro è che in Italia – ma anche nella sola Roma – manca un punto di riferimento etero: non ci sono associazioni, ma solo personalità (con il loro seguito) spesso in lotta l’uno con l’altro per rivalità di vario tipo. La realtà gay è invece organizzata in 3 associazioni sul territorio nazionale che collaborano (abbastanza) tra loro. Questo rende difficilissimo trovare interlocutori nel mondo etero, e quando ci abbiamo provato ci siamo trovati coinvolti in conflitti e situazioni estremamente spiacevoli.
La Roma BDSM Conference in realtà è nata lo scorso anno da una nostra idea, e infatti lo scorso anno è stata realizzata durante il FPI su nostro “incarico”. Purtroppo le conflittualità presenti nel mondo etero, i veti reciproci, ecc. ecc., hanno fatto sì che quest’anno il mondo etero (o almeno una sua parte) abbia deciso di organizzarla fuori dal Fetish Pride Italia.

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