Evitare il sesso orale aiuta a prendere il treno

female crowds in shinjuku station

Questa qui sopra è la stazione della metropolitana di Shinjuku, a Tokyo – uno degli snodi ferroviari più frequentati della città, usato da 3,6 milioni di persone ogni giorno. Trovarlo affollato è normale, ma di recente la situazione è peggiorata.
In effetti, se guardate meglio noterete le centinaia di ragazze ammassate proprio sull’orlo della piattaforma, tanto da impedire ai passeggeri di salire e scendere dai treni… ma che lasciano libero il passaggio principale. Il fatto è che il vero soggetto della foto è il gigantesco cartellone, capace di suscitare il seguente tipo di reazione:
four girls fellating a billboardGià. Quelle ragazze (e un ragazzo, si direbbe) stanno leccando appassionatamente le parti basse dei tizi sulla parete, che sono i membri di una boy band chiamata Arashi. I giornali riferiscono che tali eccessive forme di venerazione siano diventate la norma da quelle parti – per lo meno da quando è cominciata una campagna pubblicitaria che prevede nuovi poster dei “cantanti” ogni giorno. Le virgolette sono d’obbligo, considerato che la band è stata creata a tavolino scegliendo i componenti… dal catalogo di un’agenzia di modelli.
Ciò che mi premeva farvi notare è tuttavia come la società giapponese sia notoriamente refrattaria alle dimostrazioni d’affetto in pubblico – e tantomeno a simili pantomime erotiche. Un comportamento simile è quindi ancor più stupefacente, ma dimostra quanto sia facile influenzare le preferenze sessuali del prossimo superando anche le più radicate convenzioni sociali. E adesso chiedetevi: quanta parte dei vostri gusti erotici è davvero “vostra”, e quanta è il risultato della pressione dei mass media cui siamo tutti sottoposti ogni giorno?

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  • http://about.me/marcostizioli marcostizioli

    Domanda che mi sono posto spesso anch’io.

    Però vale anche “Quanto la frequentazione di siti pornografici “spinti” e di ambienti “hard” influenza i nostri gusti e ci porta a fare cose che non sono “nostre”?

    Insomma, è un bel casino.

    Forse non esiste qualcosa di “nostro”, ma solo qualcosa che scegliamo – consapevolmente – di far diventare nostro.

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