Il circo del dolore

Fra aprile e novembre 2004 ho diretto le performance di Revolution, un evento Bdsm caratterizzato da una formula senza precedenti. L’esperimento ebbe un buon successo finché, poco dopo il mio abbandono per gravi divergenze con gli sponsor, questi svanirono del tutto insieme all’evento. Oggi resta solo una copia del sito ufficiale questo mio “album dei ricordi”.

«Cosa faresti per rendere davvero speciale una festa Bdsm?» Era una domanda-trappola, fatta a tradimento dopo mesi che con gli amici ci lamentavamo di come in Italia non ci fossero quei mega-eventi cui si andava ogni tanto a partecipare all’estero.

«Uhm… si potrebbe organizzare una specie di spettacolo… Mmm… Una performance ben studiata che scaldi l’atmosfera e mostri quel genere di gioco che di solito manca…»

«Ok. Ottimo. Allora te ne occupi tu, eh?»

«Di che?»

«Di gestire le performance, no? Non te l’avevo detto che dal mese prossimo facciamo una festa in un grande locale fuori Milano?»

Voilà. Fregato. Ma con grande piacere.

Il progetto di Revolution era semplice, grandioso e micidiale. Mettere in scena le 120 Giornate di Sodoma come le avrebbe interpretate il Cirque du Soleil. Ogni mese. Ogni volta con un tema differente. Una sfida da sogno.

Il bello è che, con l’aiuto di tanti amici, ce l’abbiamo anche fatta. Dungeon, Bondage, Piercing, Loft, Scuola, Gotico, persino un compleanno. Ogni volta, nonostante l’atmosfera dietro le quinte ricordasse il Muppet Show e la persecuzione di un’infinità di imprevisti, siamo riusciti a dare forma alla più diverse fantasie. Dalla colonna sonora alle scenografie, tutto ha contribuito a creare ambientazioni e situazioni senza precedenti in questo campo. L’emozione di giocare con la cera circondati da centinaia di candele, per esempio, rimarrà per sempre fra i miei ricordi più intensi.

D’accordo, a Broadway sono più bravi. Ma la scommessa è stata vinta e, dopo anni di pellegrinaggi Bdsm nel Nord Europa e negli USA, non avete idea di che soddisfazione sia stata vedere arrivare ospiti dall’estero. Francia, Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca… Tutti lì per noi italiani, che finalmente abbiamo dimostrato di saper maneggiare le fruste bene quanto il mandolino.

Insieme al successo sono naturalmente arrivate anche le critiche. A volte costruttive, ma più spesso assurdamente feroci, denigratorie, piene di livore incomprensibile e ancor più taglienti perché provenivano non da bigotti disinformati, ma dall’interno della Scena. Peccato constatare ancora una volta la mancanza del più basilare supporto reciproco in un ambiente che, tutto sommato, è ancora piccolo e non ha certo bisogno di lotte intestine. Ma tant’è.

Per fortuna, adesso che altri impegni mi hanno costretto a rinunciare al ruolo di regista e a rilassarmi un po’, mi rendo conto con soddisfazione che gli applausi sono stati di gran lunga più dei fischi; che i nuovi amici incontrati durante questa avventura sono ben più di quelli persi strada facendo; che i ricordi dei tanti bei momenti restano, mentre tutti i problemi organizzativi sono già scordati. E che le avventure è sempre meglio viverle che rimpiangerle.

Sarà il caso di prepararsi alla prossima.

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