Dom-Unique – Intervista ad Ayzad (2005)

Poveri amici di Dom Unique! Erano venuti in Italia apposta per partecipare a una festa, e fra blocco del traffico, neve, equivoci, stanchezza e allergie sono riusciti a malapena a collaudare i nostri ristoranti. E davanti a una splendida fonduta al cioccolato è venuta fuori questa intervista…

BDSM – UNA NUOVA GUIDA IN ITALIANO

di Secretary

Ho incontrato Ayzad a Milano e abbiamo avuto modo di parlare del suo libro, dei suoi sogni e dei progetti per il futuro.

The Secretary: Grazie per la tua disponibiltà, Ayzad.

Ayzad: Grazie a te per l’interesse dimostrato per il mio lavoro!

S: Innanzitutto, perché hai deciso di scrivere questo libro?

A: Per passione! Ma anche perché, dopo quasi vent’anni di pratica BDSM, sono divenuto sempre più la persona cui la gente va a chiedere consigli o delucidazioni sulle varie tecniche, attrezzature e così via. Così ho capito che era arrivato il momento di trasformare un mio vecchio sogno in realtà, e di mettermi davvero a scrivere il “manualone definitivo” per tutti gli zozzoni in circolazione.

S: È un libro per principianti, o ne possono imparare qualcosa anche quelli con molta esperienza?

A: Uno dei motivi per cui il librone è così spesso, a quasi 800 pagine, è che ho cercato di essere il più completo possibile, e di guidare pian piano i lettori dal livello di “hai mai sentito parlare di una roba chiamata ‘sadomasochismo’?” a quello di superesperti del settore. Il BDSM è un mondo così ampio che credo tutti possano scoprire qualcosa di nuovo in queste pagine. Cavoli, durante le ricerche preparatorie ho imparato anche io un sacco di cose nuove!

S: Parlaci delle ricerche che hai dovuto fare per questo libro.

A: Sono state parecchie, fidati! Si potrebbe dire che la mia curiosità innata per tutto ciò che è dominazione è stata un buon inizio, ma naturalmente nemmeno un pervertito come me può amare tutte le declinazioni del BDSM, così mi sono dovuto studiare per bene tutti quei giochi che non pratico di persona. Seriamente: ero terrorizzato dalla possibilità di fornire informazioni parziali o imprecise, e che i lettori potessero incolparmi di loro eventuali incidenti. Così ho ricontrollato ciascuna informazione, in ogni minimo campo, su più fonti prima di trascriverle su carta. Ero diventato così paranoico da dubitare persino della mia esperienza diretta su cose che facevo da più di dieci anni… si è trattato di un tour de force su libri, enciclopedie, conversazioni con esperti di diversi settori, e così via…

S: Come hai scoperto il BDSM?

A: Temo che la risposta sia piuttosto buffa: è stata colpa di Penelope Pitstop! (personaggio dei disegni animati di Hanna-Barbera) Ricordo chiaramente che ebbi il primo sospetto che legare e torturare una bella ragazza potesse essere divertente verso i sette anni, davanti a una serie oggi censuratissima intitolata I Pericoli di Penelope. Sai, lei era un’ereditiera, e il suo tutore era in realtà un pazzoide sadico che cercava sempre di eliminarla in modi bizzarri per conquistare le sue ricchezze… Ahem. Dicevamo. Ho cominciato “giocando alla tortura”, e facendo esplorazione sensoriale su me stesso ho avuto la conferma che era una cosa divertente davvero, e per entrambi I ruoli. È cominciata così – e con un sacco di film pseudostorici con gente frustata alla colonna o tormentata in un modo o nell’altro. Diciamo che adoravo la TV…

S: Cosa significa per te il BDSM?

A: È uno stile di vita a tutti gli effetti. Non nel senso di andarsene in giro con la frusta in mano, ma in quello di esplorare le possibilità offerte dai nostri sensi ed emozioni mantenendo una mentalità aperta, che non si lasci influenzare dalle cosiddette regole sociali. Per me è un modo di vivere e amare in maniera completa.

S: Quanto ti ci è voluto a scriverlo?

A: Il libro, dici? Poco più di un anno.

S: Parla solo di BDSM o copre anche il feticismo?

A: Uno dei primi capitoli tratta del fetish e dei feticismi. Questi ultimi vengono esaminati in maniera un po’ intellettuale, che purtroppo è l’unico modo possibile per cogliere gli elementi e i meccanismi comuni di un fenomeno dalle infinite sfaccettature.

S: Tu cosa hai imparato nello scrivere questo libro?

A: Più di quanto credessi possibile all’inizio. A parte un sacco di nozioni scientifiche che hanno a che fare con i diversi aspetti psicologici e fisiologici dei nostri passatempi; a parte aneddoti assurdi (lo sapevi che il latex è stato scoperto da un cugino di Torquemada?), penso che ciò che ho imparato sul serio sia stato accettare e amare la diversità. Quando devi comprendere a fondo le motivazioni e i sentimenti di gente appassionata di cose che personalmente tu non faresti mai, poiché è l’unico modo per poterli riassumere per i lettori, finisci coll’apprezzare veramente quanto sia meravigliosamente flessibile la mente umana.

S: È stato più difficile del previsto?

A: Beh, è il mio decimo libro e ne amo davvero l’argomento, quindi ero abbastanza preparato all’orrendo massacro che è poi diventato questo lavoro. Ciò che avevo molto sottovalutato era la sua ampiezza. Una cosa è dire “e poi ci metto un capitolo sul bondage…” e un’altra dover davvero citare tutte le dozzine di giocattoli, strumenti e tecniche che ne fanno parte. E poi renderti conto di dover fare lo stesso per “quella piccola sezione sui vari tipi di frusta”, e così via… Il progetto originale era di un libro di 230 pagine: è venuto fuori il triplo! La verità è che sapevo che si trattava di un’occasione unica nella vita, quindi non avevo il cuore di lasciar fuori qualcosa.

S: Ho notato che ci sono anche degli scritti di altre persone (come Xandra e Niky). È stato difficile coinvolgere altri?

A: Ciascun capitolo si conclude con un commento da un membro della Scena, e tutti gli amici che hanno scritto quelle pagine sono stati davvero deliziosi e disponibili. Ciò che mi ha sorpreso sono state piuttosto le reazioni di chi non ha accettato: per alcuni di loro dire no non bastava, e hanno dimostrato una vera ostilità nei confronti del mio lavoro. Se guardi i siti web italiani, per esempio, ti accorgerai che un paio di essi ignorano deliberatamente il mio libro, arrivando persino al punto di censurare quei membri che ne parlano. Immagino si sentano minacciati… ma non capisco proprio perché.

S: Cosa pensi possa trarre la gente dalla lettura di questo libro?

A: La mia filosofia è che sia sempre meglio avere accesso a un’informazione e poter scegliere di non usarla, piuttosto che vivere nell’ignoranza perché quell’informazione semplicemente non è disponibile. Penso il vero valore del libro sia di dare a tutti una possibilità seria e documentata per scoprire e sperimentare un tipo di erotismo che per essere goduto appieno richiede tanto cervello quante gonadi. E poi c’è quella cosa dell’accettare le diversità di cui farneticavo prima, naturalmente.

S: Leggere questo libro può sostituire l’esperienza diretta?

A: Non credo proprio, soprattutto per molte abilità pratiche. Per imparare a maneggiare una bullwhip, per esempio, devi per forza darti un certo numero di frustate per sbaglio – non c’è scampo. Chi si fidasse ciecamente delle mie parole potrebbe probabilmente imparare ben più di una lezione sull’atteggiamento e la psicologia di queste cose, ma anche in questo caso non è mai capitato che qualcuno abbia dato retta ai consigli di un vecchio bacucco, quindi non ci conterei troppo. Peccato, però, perché gli errori peggiori di solito sono quelli che hanno a che fare con le emozioni.

S: È stato difficile trovare un editore?

A: Sì e no. Tutte le volte che ho cercato di vendere l’idea di questo libro a un editore tradizionale ho sbattuto sonoramente contro un muro di cemento armato, per esempio, ma me lo aspettavo. Non che aspettarselo abbia aiutato molto, comunque. Allo stesso tempo, ho sempre saputo che Castelvecchi fosse l’editore ideale. Lui è divenuto ricco e famoso una decina d’anni fa con un paio di libri intitolati “Sesso Estremo”, su cui ha creato l’azienda attuale. Eravamo fatti l’uno per l’altro. Purtroppo si tratta anche di una casa editrice piccola, che non può darmi né la promozione, né le royalty che vorrei.

S: Per ora che tipo di riscontri hai ottenuto?

A: I media nazionali si sono tuffati sulla notizia, estasiati da potermi prendere in giro. Ciò nonostante, fra tutte le solite battute sui sadomasochisti, ho ricevuto molte recensioni molto positive sia dalla stampa che online. Suppongo di avere occupato una piccola nicchia editoriale nella maniera più rispettabile concessa dall’attuale società.

S: Quante copie sono state vendute sinora?

A: Stiamo per andare in seconda ristampa, quindi più o meno 5-6.000 copie. Non male per un paese in cui non si leggono certo molti saggi di controcultura – e prevediamo che diventerà un long seller, capace di vendere poche copie ogni settimana per un tempo molto lungo. Naturalmente il mio sogno è di sfondare sul mercato internazionale, con traduzioni e adattamenti locali. Suppongo che i membri di DU potrebbero farmi una bella pubblicità, che ne dici?

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