Linus – Intervista ad Ayzad (2009)

È luglio: XXX è uscito da poco e visto il clima qualcuno pensa che sia il momento di fare un bell’articolo-shock. Per gli altri non so se lo sia stato, ma per me di sicuro. La maggior parte delle dichiarazioni che mi vengono attribuite sono infatti o molto distorte, o inventate di sana pianta. Ancora oggi mi chiedo perché. Rispetto all’originale ho aggiunto qualche ritorno a capo, altrimenti sarebbe stato davvero difficile leggerlo.

XXX: L’INSOLITO PIACERE

di Monica Maggi

Un manuale per saperne (e farne) di più. O un aiuto per capire cosa si sta facendo? XXX non è un film a luci rosse, ma lo Zingarelli del sesso. Tutto. Fuorché “normale”.

“Per dedicarsi a pratiche eccezionali, sono necessarie competenze eccezionali, nel senso proprio della parola”. Il consiglio è di Ayzad, un nome misterioso dietro cui si cela un’altrettanto misteriosa identità. Di certo si conosce la sua passione: il bdsm, cioè le pratiche sadomaso. Ayzad vive a Milano, è al suo secondo libro: dopo BDSM, guida per esploratori dell’erotismo estremo, ora raddoppia con una triplice x: XXX, il dizionario del sesso insolito. Si è favoleggiato sulla sua professione: medico. E il perché c’è: Ayzad ha una disinvoltura e una proprietà nelle pratiche sadomaso e nei neologismi sessuali da lasciare interdetti. Ma la sua è solo passione e lungo tirocinio (si legge sulla sua biografia) da una mistress tedesca per un anno intero, dal 1989 al 1990. “Cito sempre un episodio di un anno fa circa. Ero a un congresso internazionale, e mi sono trovato a conversare con dei sessuologi che mi consideravano un loro collega. All’inizio è stato piacevole: poi ci siamo resi conto di parlare lingue completamente diverse. Loro mi chiedevano di algolagnia egosintonica e candaulismo; io rispondevo con dati su bukkake e felching. In realtà stavamo parlando della stessa pratica, io con una terminologia erotica, loro con un’accezione da studiosi clinici.

Il fatto è che, in tempi di internet e cultura globale, anche la sessualità è cambiata molto rispetto a ciò che si studia sui libri. Mentre gli intellettuali continuano a ripetere e seguire gli insegnamenti di Freud, Kinsey, Masters-Johnson & C., il mondo si è riempito di gente che a 18 anni già scarica filmati scat giapponesi, sa tutto di piercing e body modification, ha unafucking machine nascosta nell’armadio e passa le giornate a discutere di sesso estremo su forum internazionali. È stato così che mi sono trovato a vivere fra due culture parallele, che non comunicano fra loro anche per via della mancanza di un linguaggio condiviso, sostituito da gerghi incomprensibili ai non iniziati”. Per questo nasce prima il vocabolario sadomaso, e poi quello del sesso insolito.

Ma insolito perché? Perché lo si estrae dalla sfera della normalità (e allora qui gli aficionados si schierano involontariamente dalla parte di chi li addita come perversi) o perché è guardato eroticamente quando e dove gli esperti lo relegano in ambiti di patologia? E c’è la necessità di un dizionario? “XXX è nato per riunire questi due mondi. Non va ignorata la massa delle persone che si dedica anche con improvvisazione a pratiche estreme. Perché lo faccia non è dato sapere e neanche ce lo dobbiamo chiedere. Aumentare il piacere, provare nuove emozioni, sondare zone in penombra della propria sessualità, emulare qualche figura o scena vista al cinema. Sta di fatto che simili pratiche possono essere sperimentate da tutti, ma per assicurarsi di non fare danni fisici o psicologici sono richieste numerose nozioni di fisiologia, anatomia, psicologia e persino fisica e chimica che è meglio non ignorare. Lo stesso vale per banalità, quali conoscere le norme di primo soccorso in caso di incidenti che magari non capiteranno mai, ma è meglio saper contenere oltre che prevenire. Un esempio: se appendi una persona per i polsi legati come si vede nei film, c’è un forte rischio di ledere nervi e legamenti, per non parlare del fatto che nel momento in cui questa riabbasserà le braccia il calo improvviso di pressione la farà sicuramente svenire e magari sbattere la testa, se non si muove con cautela. Ci sono centinaia di banalità simili da tenere in considerazione, niente di trascendentale, ma sono un ottimo motivo per non improvvisarsi novelli marchesi de Sade”.

E l’associazione di idee di chi scrive è immediata: al Torture Garden di Londra, come all’omonimo italiano, non sono pochi i personaggi appassionati di bdsm ed esperti di medicina, se non proprio professionisti. “Se hai notato tanti medici fra chi pratica queste cose non è perché c’è un’esclusiva di categoria, ma perché sono giochi che richiedono una mentalità curiosa e la voglia di studiare un po’. Chi questo tipo di pensiero scientifico l’ha già sviluppato per mestiere ha quindi più facilità nell’approcciare certe forme di sessualità alternativa. Un effetto collaterale interessante è che, una volta che questi giochi ti hanno portato ad avere un approccio critico ‘istintivo’ alle cose, poi di solito finisci col mettere in discussione anche tanti aspetti della vita che con l’erotismo hanno poco a che fare. Tipo le certezze spacciate dai giornali e dalla tv, tanto per dire”.

Però anche dare una veste grafica e pure editoriale a una sfera così intima e particolare ha i suoi rischi. Come quello di normalizzare giochi e pratiche che tanto nella norma non sono. Roberta Rossi, psicosessuologa: “Non voglio dare del perverso a chi si dedica a giochi sadomaso. Ma voglio ricordare che queste pratiche sono chiamate parafilie. Volutamente, e lo fa anche il Dsm (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) che fino a poco tempo fa le citava come perversioni: lo fa per uscire da un contesto giudicante, che poco si addice al mondo sfaccettatissimo della sessualità. Il termine parafilia sta a indicare pratiche sessuali non usuali, senza necessariamente implicare che queste siano ‘sbagliate’. Si arriva a considerarle tali (cioè patologiche) quando ricorrono per almeno sei mesi e deve manifestarsi come la forma di sessualità esclusiva o prevalente del soggetto, interferendo in modo rilevante con la sua normale vita di relazione e causandone un disagio clinicamente significativo. Da notare che gran parte di questi comportamenti, se tenuti con partner consenzienti e se non rappresentano l’unico modo in cui il soggetto è in grado di raggiungere l’orgasmo, non sono da considerarsi criminali o ‘malati’. Gli esseri umani sono originali, fantasiosi e creativi ed è dunque impossibile stabilire delle norme che determinino, in modo condiviso, dove finisca il ‘bene’ e dove cominci il ‘male’: il rapporto sessuale non è un comportamento standardizzato, schematico e conformista. È dunque giusto che i comportamenti sessuali siano e restino un fatto privato, di interesse esclusivo della coppia, che dovrà stabilire le sue norme e le sue sanzioni, cucendole addosso alla personalità e ai desideri dei due partner e alla qualità della relazione che li lega. Se il rapporto d’amore è consenziente, libero e piacevole per entrambi i partner, la vera perversione può consistere nel voler a tutti i costi codifcare delle regole valide per tutti”.

Ayzad: “Nei miei libri ribadisco continuamente: qualsiasi cosa, anche la più cruenta, viene eroticizzata se l’intesa fra chi gioca lo permette. Viceversa si tratta di violenza. Questo lo dicono anche le numerose testimonianze in bdsm: uno schiaffo o una sculacciata in un momento d’amore parla solo d’amore”. Roberta Rossi: “Ci sono persone che hanno bisogno di certezze, e quindi capire bene come si chiama e come si fa quello che loro vivono all’interno del momento erotico può servire. Fa bene anche sapere cosa fare e cosa non fare per non sconfinare nel pericoloso: ricordiamoci che molte pratiche prevedono una immobilità, una costrizione. Questo significa una grande lucidità e conoscenza delle dinamiche. Un mio paziente, nel seguire un gioco bdsm, è arrivato a mettere in pericolo la vita della compagna e ora vive questo ricordo in maniera dolorosissima. Però questa tendenza di dare schemi e confini di parole a fluttuazioni variegatissime di identità, di ruolo, di desiderio… beh, lo trovo un po’ inquietante. Ricordo che circa quindici anni fa in Inghilterra gruppi di appassionati di fetish e bdsm chiesero a gran voce di dare un confine fra perversione e gioco erotico. Cosa che venne fatta e a cui ora assistiamo anche in Italia. Va bene, anche il mio ruolo, come sessuologa, ha una funzione all’interno di questo cambiamento. Ma la sfera della sessualità, forse, è l’unica veramente libera rimasta. L’unica in cui possiamo decidere (dentro una camera da letto simbolica) cosa fare, chi essere, con chi giocare tra le lenzuola, cosa usare, e senza dare nomi o fare l’appello”. Ayzad: “Sia la sessuologia ufficiale che l’erotismo del web 2.0 avrebbero da insegnarsi l’un l’altra molte cose interessanti. Come scoprire che esistono piaceri eccezionalmente intensi, segreti utilissimi e – inutile negarlo – un sacco di divertenti stranezze ai confini dell’incredibile”.

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