Nerolucido / Dolcevita – Intervista ad Ayzad (2008)

Per uno che come me non beve, non fuma e ovviamente non si droga essere intervistato da Dolcevita, una rivista quasi interamente dedicata alla cannabis, è un’esperienza piuttosto surreale. Le sue pagine ospitano però anche una rubrica, intitolata Nerolucido, che considera il fetish come “l’altro” stile di vita alternativo. E così…

VITE – NEROLUCIDO

Tempo: 5 minuti Soundtrack: Sacrifice – Lisa Gerrard & Pieter Bourke

Salve a tutti, per questo numero ho finalmente il piacere di presentare con una piccola intervista una figura maschile decisamente di spicco su questa scena: ecco a voi Ayzad!

Grande master, padre e fondatore dei più celebri party della scena milanese, personaggio di spicco del mondo Fetish/Bdsm italiano, scrittore e performer… ma te, come ti definisci?

Accidenti, descritto così quasi mi faccio paura da solo! In realtà sono semplicemente una persona con una grande passione cui dedico buona parte del mio tempo. Diciamo che sono un cultore dell’erotismo estremo nelle sue tante forme, come si vede anche sul mio sito.

Quando e come hai capito di volere qualcosa di più, qualcosa di diverso ?

Ho avuto la fortuna di scoprire molto presto l’esistenza dei giochi di dominazione e mi ci sono subito riconosciuto. Si è trattato di una serie di stimoli a volte molto obliqui – come scene di film, illustrazioni o brani di libri altrimenti del tutto innocenti – da cui ho capito che c’era tutto un mondo da esplorare. Poi ho compiuto 18 anni nel 1987, quando ancora Internet non c’era e in Europa la sigla “BDSM” non la conosceva nessuno,mi sono messo uno zaino in spalla e sono partito verso Nord…

Che ostacoli hai trovato nel tuo percorso?

Sostanzialmente uno solo: l’ostilità innata che la gente ha verso l’anticonformismo, soprattutto in Italia. Ho maturato l’impressione che ci sia un’idea diffusa che se qualcosa è divertente non sia necessario prenderlo con serietà . È qualcosa che ho sperimentato anche in altri campi, ma che coll’erotismo viene esasperato dal fatto che la gente lo vive trascinata dai propri ormoni: passato l’estro la cosa cessa almeno per un po’ di far parte delle loro vite “vere” e ti lasciano lì, guardandoti pure un po’ strano se continui a interessartene anche passata l’erezione.

BDSM – Guida per esploratori dell’erotismo estremo, come è nato questo progetto? E che frutti ha dato?

Quel libro è stato scritto per raccogliere le risposte che mi trovavo a dover dare sempre più spesso a chi mi chiedeva lumi sui vari aspetti dell’erotismo estremo. il risultato di cui sono più fiero sono le email che ancora ricevo da chi lo ha letto e mi ringrazia per “avergli aperto nuovi orizzonti” o “reso la vita più felice”: ormai raggiungono il migliaio abbondante, e rappresentano una grande soddisfazione.

Fetish o Bdsm? Che differenze ci sono e quale delle due preferisci?

Il fetish è un’estetica di seduzione portata all’estremo; Il BDSM è portare all’estremo quel che viene dopo la seduzione. Personalmente sono più legato al secondo, ma non si sa mai.

Secondo fonti ISTAT ci sono quasi 4 milioni di “praticanti” in Italia. Ma allora come mai la “massa” identifica ancora il feticismo e il sadomasochismo come comportamenti malsani?

A essere giudicato malsano non è il BDSM, ma le sue rappresentazioni nei mass media. È la stessa cosa che accade col sesso: fare l’amore è una cosa bellissima, mentre la sua rappresentazione pornografica risulta forse più eccitante, ma anche piuttosto squallida. Purtroppo spesso il mercato richiede che certe pratiche vengano mostrate solo nella loro esteriorità più grottesca, attraverso le lenti deformanti di ignoranza e spettacolarizzazione.

Ci sono differenze tra il Fetish/Bdsm made in Italy e quello praticato nel resto del mondo? Se sì, a cosa è dovuto?

In breve si può dire che l’Italia sia indietro di circa 15 anni rispetto a gran parte del mondo, ma stia anche recuperando di gran carriera. Il nostro paese risente della colpevolizzazione cattolica di ogni forma di sessualità, però nel XXI secolo l’informazione è ormai molto difficile da imbavagliare e chi vuole può facilmente scoprire che non c’è niente di male a sperimentare nuovi piaceri. Bastano solo un po’ di buon senso e di rispetto per sé stessi e il partner.

Sadistique e Secret, due figli diversi generati dallo stesso padre. Quali sono le similitudini e le differenze tra di loro?

Entrambi gli eventi sono nati come occasioni d’incontro fra appassionati di sessualità alternative: Sadistique per chi ama il BDSM e Secret per chi preferisce il fetish. Gli altri organizzatori e io facciamo del nostro meglio per creare un ambiente sereno e sicuro in cui poter fare nuove conoscenze e nuove esperienze, e trovo bello che tanti ospiti partecipino a una festa ma si avvicinino poi anche all’altra, mantenendo la mente aperta a possibilità differenti. Secret è un fetish party ispirato a quelli ormai tradizionali delle grandi capitali europee: c’è musica per ballare, performances da vedere, mostre d’arte, un set fotografico per esibirsi e naturalmente una rigida selezione all’ingresso basata sulla creatività degli abbigliamenti. Sadistique è sottotitolato invece BDSM action party perché l’accento è posto nettamente sulla dominazione. Lì quel che conta veramente è la voglia di mettersi in gioco. Il fatto che entrambi gli eventi attraggano appassionati da tutta Italia e un po’ anche dall’estero mi fa pensare che stiamo facendo qualcosa di buono.

C’è uno strumento o una pratica che hai inventato, che senti particolarmente rappresentativa o che semplicemente preferisci?

Credo che la mia unica vera invenzione in campo BDSM sia un aggeggio che chiamo Altare di cera nato per alcune performance pubbliche: sul mio sito gli è stato dedicato un intero articolo e lo si vede nei video di Revolution. Fra l’altro è stato recentemente copiato (male) dai produttori di un video giapponese – l’ho preso come un complimento. La realtà però è che, il bello è proprio lasciarsi sorprendere ogni volta da ciò che nasce e dal percorso che insieme si decide di fare, no?

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