Paginerotiche – Intervista ad Ayzad (2002)

Questa intervista è stata realizzata nel 2002 da Paginerotiche, una e-zine di purtroppo brevissima vita che si occupava con gran serietà di erotismo online e su carta.

LE FIRME DEL WEB III: AYZAD

Il nostro viaggio nella letteratura erotica su Internet continua con una deviazione nelle regioni più buie del Web, faccia a faccia con un sorprendente autore italiano di racconti sadomaso che raccolgono fan in tutto il mondo. L’appuntamento è in piazza del Duomo in pieno pomeriggio. Lo ammetto: ho chiesto di fare l’intervista qui perché dopo avere letto l’opera di questo autore ho un po’ paura e in caso di emergenza voglio poter scappare fra la folla o almeno avere qualcuno a cui chiedere aiuto. Ayzad scrive i racconti sadomaso più duri che abbia mai letto e mentre lo attendo con apprensione mi aspetto di veder saltare fuori dalla folla il dottor Hannibal Lecter. Errore: il mio uomo ha faccia e sorriso da bravo ragazzo, occhiali da intellettuale e l’unico indizio dei suoi gusti estremi potrebbe essere l’abito total-black che però nella Milanovendemoda è l’uniforme d’ordinanza. Meglio che cominci a comportarmi da professionista: ci sediamo al tavolo d’angolo di un bar, ordiniamo un gelato e accendo il registratore.

Paginerotiche – Mi sa che te lo chiederanno in molti, ma cosa significa il tuo nome d’arte? Sembra arabo ma tu sei italiano, no?

Ayzad – Sì, sono italianissimo. Il nome viene dal persiano antico, pre-Zoroastro. In parole povere gli ayzad erano i babau inventati dai regnanti per far rigare dritto i sudditi: quando qualcuno si comportava male i sacerdoti lo portavano in mezzo alla piazza centrale, lo legavano a una colonna e lo frustavano per placare l’ira di queste creature sovrannaturali, che altrimenti sarebbero arrivate a punire l’intera città col fuoco di cui erano i detentori. Pare che la gente ne avesse tanta paura che i criminali preferivano autoesiliarsi piuttosto che rischiare di essere denunciati da amici e parenti. Col tempo la loro figura si è modificata sino a diventare la base per gli angeli dei cristiani.

P – È una cosa che ho notato anche nei tuoi racconti, la volontà di spaventare…

A – (ride) Ma no, in realtà ho scelto quello pseudonimo per tutt’altri motivi. Visto che ormai le mie cose vengono pubblicate soprattutto su Internet ho cercato un nome che da una parte non fosse troppo inflazionato, e dall’altra risultasse ancora libero come indirizzo web e sui vari Hotmail, Yahoo, eccetera. In passato i miei racconti sono usciti con altre firme scelte sul momento, che però in almeno due casi sono poi state appropriate da persone che hanno cercato di spacciarsi per me. Mai capito perché, ma non volevo che la cosa si ripetesse.

P – È un fenomeno di cui mi ha parlato anche un’altra autrice (vedi Parolerotiche 1). Quali sono i motivi che ti hanno portato a scrivere sulla Rete?

A – Ci sono due risposte diverse. La prima è che i newsgroup e i siti di Internet si sono prestati con facilità al riciclo di vecchi racconti che erano stati scritti su commissione per pubblicazioni su carta: li avevo lì a prendere polvere, ed è stato bello farli girare nuovamente. La seconda ragione è che ho alcuni amici che gestiscono siti a tema Bdsm e ogni tanto mi piace contribuire con qualche articolo o raccontino.

P – Dove pubblicavi prima i tuoi racconti?

A – Rivistacce sconce, in alcuni casi straniere. Credo sia stata Anais Nin a dire che non c’è niente come lo stomaco vuoto per far nascere la migliore pornografia.

P – Ma allora non scrivi per passione?

A – È fuori di dubbio che il Bdsm mi piaccia molto. Diciamo però che tanti anni fa questo interesse si è anche rivelato molto utile per pagare le bollette a fine mese, soprattutto con editori stranieri.

P – Viste le premesse, ti aspettavi che i tuoi racconti riscuotessero tanto successo? Il motivo per cui ti abbiamo contattato per questa intervista è che surfando sulla Rete abbiamo notato che hanno addirittura dei fan club.

A – Stai scherzando…

P – Per quanto mi riguarda ho letto le tue cose su un sito [nota: oggi offline] che li definisce “il massimo del genere sadomaso”.

A – Figurati il minimo… Come vedi no, questa non la sapevo proprio. Anche se ricevo abbastanza regolarmente e-mail di gente che mi fa i complimenti o chiede nuovi capitoli delle storie che ho lasciato a metà, soprattutto dall’estero. Prima o poi dovrò anch’io aprire il mio sito personale.

P – In effetti ho notato la tua tendenza a lasciare i racconti in sospeso.

A – Pura pigrizia. Spesso la parte divertente è delineare uno scenario e i personaggi che lo abitano; dopo si procede per stereotipi, e la cosa non mi interessa più di tanto. Per risolvere il problema adesso mi diletto con la serie delle Pillole: sono scorci di tre-quattro righe, spesso dialoghi, che lasciano tutto all’immaginazione di chi legge.

P – A differenza dei tuoi altri lavori sono anche molto ironiche, in un certo senso.

A – Sono contento che tu l’abbia notato. Sai, quando si descrivono situazioni portate così al limite è impossibile prendersi sul serio. È un po’ lo stesso meccanismo dei cartoon di Wile E. Coyote: sia il pubblico che i personaggi sanno perfettamente come andrà a finire, quindi il gioco consiste nel vedere cosa diavolo potrà entrare in scena che sia ancora più esagerato e sconvolgente delle invenzioni precedenti. Purtroppo c’è tanta gente che invece mi prende sul serio, si ferma alla facciata.

P – Molti altri tuoi racconti però sono del tutto seri, o almeno così mi è sembrato.

A – Chiarito che non penso affatto di essere un grande scrittore e che forse non sono riuscito a trasmettere bene l’intento… no. Credo che in tutto quel che ho scritto ci sia almeno un “gioco” nascosto. Una cosa che ho fatto spesso è stata partire da situazioni classiche del sadomaso e portarle a un’escalation graduale ma impossibile, cercando di passare in maniera impercettibile dalla realtà alla fantasia più sfrenata. Se non fosse troppo impegnato a masturbarsi, chi legge a un certo punto dovrebbe rendersi conto di essere finito in una specie di Disneyland Bdsm senza capire come abbia fatto ad arrivarci.

P – Sicuro che tutti i tuoi lettori si masturbino?

A – Sento di potere affermare con certezza che è così anche per molte lettrici. Scherzi a parte, è chiaro che per leggere le mie cose devi avere un certo interesse per la dominazione e la sottomissione. Oppure essere un critico erotico.

P – Io per esempio mi sono eccitata con determinate situazioni, ma molte altre mi hanno disgustata. Posso farti una domanda da psicologa?

A – Proviamo.

P – Come mai tutta quella ossessione per la scatofilia?

A – (ride) Lo sapevo che saresti andata a parar lì. Premesso che nella realtà certe pratiche sono piuttosto pericolose e discretamente sgradevoli, anche se non prive di un certo erotismo, si tratta solo di una questione di archetipi. Se vuoi riassumere in una sola immagine una relazione di schiavitù illimitata, di crudeltà e di perversione, non c’è niente di più incisivo che la figura di una persona che riceve in bocca gli escrementi di un’altra. Tutto qui. Alla fine dei conti lo scopo di un racconto è suscitare emozioni forti e imprimere immagini nella memoria: il fatto stesso che quelle scene ti abbiano così impressionata dimostra che il mio è un trucco un po’ dozzinale, ma funziona.

P – Beh, credo che certe scene me le ricorderò finché campo. Sono davvero inquietanti.

A – Hai detto bene. Credo che il senso stesso del Bdsm sia proprio inquietare. Non nel senso di spaventare, ma di smuovere la routine di sentimenti ed emozioni che in molti casi viviamo un po’ sottotono.

P – Molto sadiano.

A – Ti ringrazio per il complimento, anche se penso che il povero de Sade fosse più uno scrittore di satira e un filosofo che un pornografo come molti lo identificano.

P – Ti sei definito più volte “pornografo” anziché autore erotico. Come mai questa svalutazione?

A – Veramente non la vivo come una svalutazione: dimenticando le ipocrisie, la pornografia è una cosa meravigliosa. Spesso poi ciò che si definisce “erotico” non è altro che pornografia nascosta da una maschera un po’ noiosa di presunta dignità artistica.

P – Facciamo un gioco. Dimmi un’opera erotica che per te è solo pornografia, e viceversa.

A – A rischio di essere linciato dal popolo del Bdsm, credo per esempio che Histoire d’O sia uno dei libri più sopravvalutati del mondo. Ottimo da leggere con una mano sola, per carità, ma non venirmi a dire che è arte! Il contrario invece non saprei, perché in genere il porno si presenta con grande onestà, senza aspirare a esaltazioni improbabili. Poiché l’ho visto proprio l’altro giorno invece posso dirti che ho trovato sinceramente erotico e per nulla porno un film: M Butterfly di Cronemberg.

P – Non ti piacerebbe scrivere qualcosa del genere, essere riconosciuto come un “vero” autore d’erotismo?

A – Certo che sì, ma sono abbastanza realistico da sapere che richiederebbe un lavoro davvero eccezionale, che non penso di essere in grado di fare. Tutto sommato, per il momento mi bastano le Pillole.

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