Pessimi pensieri – È qui la festa? Intervista ad Ayzad (2011)

Ayzad @Secret
Foto: Lazarus Walking

Questa intervista è  stata pubblicata originariamente su Pessimi pensieri e per qualche motivo non era stata ancora archiviata anche qui. Con parecchio  ritardo, ecco quindi una chiacchierata molto approfondita sul mondo delle feste estreme in Italia.

 

Da qualche anno chi naviga in internet e, soprattutto chi visita frequentemente i siti BDSM (sadomaso) più importanti del panorama italico, ha realizzato che qualcosa sta accadendo e, a quanto pare, qualcosa di grosso.
Nel tempo le feste a tema BDSM si sono moltiplicate e appena iscritti a qualche sito o community state certi che sarete subissati d’inviti a feste, cene aperitivi e incontri di ogni sorta e natura, in ogni dove, o quasi, della penisola.

Tutto bene direi, se ci s’incontra e dal virtuale si passa al normale dov’è il problema? Il problema è che non esiste un modo per definire la qualità di una festa se non … partecipando; però una volta che vi siete sobbarcati qualche chilometro, vi siete vestiti come pensavate fosse indicato e avete anche speso qualche soldino in attrezzatura che fare se la festa non vi soddisfa? La formula soddisfatti o rimborsati non esiste, guai se fosse così.
Per la serie … provate per voi (o quasi) mi sono rivolto a due persone che organizzano feste da anni nella scena italiana e ho chiesto, chiesto e chiesto fino a sfinirli di domande.

Sadistique

Foto: Okrim per Sadistique

Ho impacchettato il tutto in un articolo in due parti sulle feste milanesi più “datate”: Ultimo Lunedì del mese, Festa del Piede, Sadistique, Secret. La prima parte, giusto per motivi organizzativi sarà tutta su Secret Fetish Party e su Sadistique.

Pronti allora?
Controllato il dress-code?
Allacciate le cinture?
Si parte!
Primo scalo: Secret Fetish Party & Sadistique … nelle parole di Ayzad.

D: Ayzad è un signore sulla quarantina, flemmatico e tranquillo, che vive il e nel sadomaso (o, come preferisce chiamarlo lui, BDSM) da quanti anni?

Ayzad: avendone ora quasi 42 facciamo 24, oppure sbagliamo casualmente i conti e facciamo 27.

 D: la domanda era tendenziosa perchè vorrei andare all’origine della tua presenza come praticante nella Scena italiana (sempre che “Scena italiana” non sia un esagerare) fin dagli albori o all’incirca.

 Ayzad: mi sa che parlare di Scena italiana è un’esagerazione davvero, ma è questione di punti di vista e su quest’argomento, se vuoi, possiamo tornare dopo o in un’altra occasione. Per rispondere alla tua domanda posso farti una cronistoria della mia esperienza nel BDSM. Riassumendo, i passi sono questi: avere colto da piccino tanti stimoli a sfondo BDSM peraltro molto comuni nella controcultura di quei tempi; avere avuto la fortuna di poter viaggiare all’estero non appena compiuti i 18 anni e aver quindi vissuto alcuni ambienti più maturi della situazione italiana; un po’ d’esperienza con le partner, come capita a tutti; e a un certo punto l’incontro con una ragazza che mi ha “costretto” a conoscere il giro allora nascente di coloro che s’incontravano tramite i primi gruppi basati su Internet. A quel punto mi sono trovato non so bene come fra i “fondatori” della Scena italiana.
Mah, cose che capitano!

D: cose che capitano però, ad oggi, Ayzad ha in curriculum un (forse l’unico) testo “serio” di BDSM in Italia, un (forse l’unico) libro-dizionario aggiornato di perversioni (o, come preferisce Ayzad, parafilie) in Italia, una festa mensile in co-gestione/co-organizzazione con Fulvio Brumatti (Sadistique) e una meno periodica ma più “di richiamo” in co-gestione con LadyMaster, il SECRET Fetish Party… Qualcosa deve essere successo per trasformare un ragazzo che viaggia e che sperimenta i propri desideri in uno dei più conosciuti divulgatori e uno dei più seri organizzatori di feste in Italia: un po’ di storia e qualche accenno di geografia della “scena italiana” prima di Ayzad lo vogliamo fare?

Ayzad: direi che possiamo dividere la risposta in più parti. Partiamo dall’ultima domanda: la “Scena italiana”. È chiaro che quello che oggi chiamiamo BDSM non sia una novità: sono attività che si sono sempre fatte, tanto che vengono citate persino dai biografi di Aristotele. Ciò detto, fino al 1980 circa nessuno in Italia si era posto il problema di suddividere il sadomasochismo patologico dai giochi innocui fra adulti consenzienti (il BDSM, appunto). Direi che la “nostra storia” comincia in quel periodo con le Edizioni Moderne, una casa editrice di riviste di settore che pubblicava anche quattro testate dirette da Fulvio Brumatti in cui veniva spiegata, teorizzata e dimostrata proprio questa distinzione. La Scena è nata da lì, con la piccolissima comunità di appassionati lettori che emergeva dal buio conoscendosi tramite gli annunci (i famosi “fermoposta”) pubblicati nelle ultime pagine di quelle riviste.

Con gli anni sono arrivati altri aspetti, un passetto dopo l’altro. I video su cassetta VHS, importati dal Nord Europa a prezzi folli, in cui si poteva vedere effettivamente come si svolgessero certe pratiche; le prime “serate d’incontro” in case private o locali che si prestavano a ospitare queste strane bande di “depravati”… Tutto si sarebbe fermato lì se, nel frattempo, non fosse spuntata anche Internet con la sua capacità di divulgazione di tecniche, oggetti, termini, filosofie.

Quindi il Web, i primi newsgroup, minisiti e altre varie ed eventuali. Intorno alla fine degli anni ’90 era diventato più semplice organizzare incontri e confrontarsi con tempi più rapidi dell’invio di buste tra un fermoposta e l’altro. Non a caso ci fu, come in tutti gli altri paesi, un fiorire di aperitivi, cene e occasioni d’incontro varie fra appassionati.

D: quindi con Internet si forma un circuito di conoscenze, una rete effettiva di relazioni anche a livello nazionale?

Ayzad: la rete c’era anche prima, con personaggi di notevole spessore che dedicavano energie a mantenere vitale la propria rete di contatti. Internet ha semplificato tutto e ha permesso a persone magari meno esperte ma più entusiaste di creare nuove reti di più facile accesso per tutti. Nello stesso periodo Fulvio organizzava le prime feste vere e proprie, che tuttavia erano ben diverse – a causa della mancanza di cultura specifica e della paura delle persone – da quelle di adesso.

D: già altre volte è saltato fuori il nome di Fulvio Brumatti. Con lui collabori anche per l’organizzazione del Sadistique, come vi siete incontrati? Perchè ad una festa già rodata a Milano (l’Ultimo Lunedì del Mese) avete pensato di affiancare un’altro evento a frequenza mensile?

Sadistique

Sadistique

Ayzad: stai correndo in avanti! A questo punto della storia siamo già saltati al 2000 circa, quando per una serie di motivi personali e professionali le feste di Fulvio avevano subito una battuta di arresto e sia su Internet che nei rari incontri fra appassionati l’argomento principale era “peccato che non ci siano più feste nelle quali trovarsi con altri amanti del genere”. A furia di ripetersi per migliaia di volte che ci sarebbe piaciuto avere le feste “come le fanno all’estero” e avere constatato che nessuno si metteva a organizzarle ho pensato che fosse il caso che ci provassi io. E questa è la storia di come sono finito a organizzare feste… Per la questione della carriera come divulgatore invece…

D: no no, aspetta, torna indietro di un passo tu, questa volta …

Ayzad: Dica.

D: battuta d’arresto delle feste di Fulvio Brumatti e tu fai l’organizzatore, con lui, del Sadistique… Non ti sembra che ci sia un buco tra le due cose? Come vi siete incontrati? Chi ha avuto l’idea? Cosa si pensava di fare al Sadistique che già non fosse nell’Ultimo Lunedì?

Ayzad: semplicemente la casa editrice di cui ho parlato prima aveva chiuso e Fulvio aveva altre preoccupazioni più urgenti che non organizzare feste, con tutte le complicazioni che comportano i rapporti con i titolari dei locali e la scarsa o nulla remunerazione economica che ne deriva. Con Fulvio c’eravamo incontrati molti anni prima, quando avevo collaborato con le sue riviste (così come collaboravo con altre testate BDSM straniere). Il Sadistique invece nasce proprio dal riprendere delle feste di Fulvio; lui aveva ricominciato con due appuntamenti: l’Ultimo Lunedì (che c’è ancora oggi) e la Prima Domenica, un appuntamento con scarsa partecipazione anche perché pomeridiano – entrambi determinati dalla disponibilità del locale che ospitava gli eventi. Io, nel frattempo, curavo un evento chiamato Revolution, sponsorizzato da uno dei primi negozi online di articoli BDSM. Peccato che questo negozio fosse gestito da personaggi poco raccomandabili che si sono volatilizzati da un giorno all’altro lasciando sia qualche parcella insoluta (non so quante, ma le mie per certo), sia un certo numero di appassionati (e non erano pochi) con tanta voglia di continuare il Revolution, che in effetti non era venuto niente male. Fulvio ebbe allora l’idea di chiamare gli organizzatori di Revolution, cioè il mio ex socio Shakner ed io, per dare nuova linfa vitale all’appuntamento della domenica pomeriggio. Da questo nacque Sadistique, una festa con un concetto un po’ diverso da quelle che si erano viste fino a quel momento. Ossia:

  • alle feste non si va per parlare ma per giocare;
  • l’atmosfera non deve essere quella di un salotto ma di una festa, quindi con musica adatta e uno spirito di un certo tipo;
  • chi partecipa non ha nulla di cui vergognarsi, quindi chi vuole può tranquillamente mettersi in mostra con foto, nome e tutto il corollario anche sul sito web dell’evento.

Mi rendo conto che detto così sembra assurdo, ma si trattò di una vera rivoluzione rispetto al passato. Tanto per dire: la prima volta che a un Sadistique tirai fuori una bullwhip (frusta lunga) Fulvio, abituato a ben altre dinamiche, accorse allarmatissimo a dirmi che giochi così intensi era meglio non farne “per non spaventare nessuno”. Era l’effetto pienamente comprensibile di un’esperienza dettata dalle cautele, necessarie negli anni trascorsi, per “sdoganare” il BDSM. Ripeto, comprensibilissima e condivisa a suo tempo, ma che sentivamo fosse il caso di superare, come in effetti è accaduto, introducendo un’atmosfera e un senso di gioco “moderno” che ora è comune in qualsiasi evento.

D: ma, di fatto, cosa “succede” al Sadistique e cosa invece succede (succederà) alla prossima festa che organizzerai, il Secret?

Secret fetish partyAyzad: Ok. Partiamo dal Sadistique. Per capire cosa succeda un buon punto di partenza è il sito http://www.sadistique.com/, sul quale si può vedere il regolamento dell’evento, il luogo in cui si svolge, alcuni dei partecipanti e qualche foto di ciò che vi avviene. “Quel che succede” è che persone appassionate di BDSM provenienti da tutta Italia e occasionalmente dall’estero trovano ad accoglierle un locale riservato completamente a loro, con un personale che non le giudica o prende in giro (come accade in altri club). All’ingresso viene fatta una semplice selezione basata sul dress code. Questa è fonte di infinite diatribe sui vari siti a tema, ma è semplicemente un’esigenza dettata da due necessità:

a) tenere fuori chi non ha voglia di fare nemmeno lo sforzo di vestirsi adeguatamente all’occasione (un ottimo modo per non avere buzzurri bavosi fra gli ospiti);
b) creare un’atmosfera fuori dall’ordinario durante la festa e stimolare fantasia ed erotismo.

Tornando a noi, gli ospiti hanno a disposizione spogliatoio, guardaroba e cassette di sicurezza per cambiarsi e riporre tutti i loro abiti quotidiani in assoluta comodità, dopodiché entrano nel locale vero e proprio. Qui trovano da 60 a 200 altre persone come loro che ogni mese si ritrovano lì per conoscere nuovi amici e soprattutto per giocare in quei modi che a casa propria sono preclusi. Il che vuol dire approfittando di tanto spazio a disposizione, di attrezzature solide e spettacolari, potendo fare liberamente rumore (ad esempio schiocchi di frusta e mugolii vari) e gustandosi il senso di esibizione davanti agli occhi di altre persone che comprendono e apprezzano ciò che sta succedendo.

D: la scorsa domenica c’è stato un Sadistique: mi/ci racconti tre scene interessanti? Qualcosa che spesso capita di vedere e di “gustare” in una festa come questa? A proposito, da quanti anni ripetete?

Ayzad: A ciascun Sadistique partecipano parecchie persone esperte di questa o quell’altra pratica, pertanto è anche un’ottima occasione per confrontarsi e apprendere nuove tecniche, scoprire “segreti” utili e così via. Tre scene interessanti? Vediamo…

C’è stato un bel momento in cui tre dei migliori rigger italiani hanno sospeso contemporaneamente e in tre modi differenti le loro partner di gioco con legature di notevole valore artistico oltre che sensuale. Poi c’è stato il “debutto” di una giovane coppia venuta apposta da Palermo a Milano (e rimasta molto soddisfatta);

D: che hanno fatto per debuttare? Com’era composta la coppia?

Ayzad: ma non sarai un po’ un voyeur?

D: solo un po’??

Ayzad: per debuttare innanzitutto sono venuti lì. Sembra un’ovvietà, ma in Italia c’è moltissima gente che si lamenta di non incontrare il partner adatto o di non vivere mai situazioni speciali, però non fa nulla per favorire queste cose e resta rintanata in casa. La nostra coppia invece ha piacevolmente conversato con un po’ di persone e quando hanno scoperto che fra gli ospiti c’era anche Calcabrina, un Master molto quotato anche per il bondage, ne hanno approfittato per apprendere nuove tecniche di legatura.

Secret Fetish Party

Foto: Denny Onasta per Secret Fetish Party

 

D: però scusa, magari è un’ovvietà anche la mia ma, relativamente all’incontrare l’anima gemella alle feste, loro erano già in coppia prima di venire al Sadistique … o mi sbaglio?

Ayzad: Loro sì, ma le coppie nate a questa festa sono davvero parecchie. Ad esempio io e la mia schiava e moglie, per dire. O noi due e la nostra fidanzata…
Terza scena: approfittando del fatto che c’erano un po’ meno partecipanti a causa del ponte di S. Ambrogio che ha svuotato Milano, sono finalmente riuscito a creare l’occasione per far realizzare uno dei sogni del nostro DJ. Ma quale fosse il suo sogno resterà un segreto fra me e gli altri partecipanti…

D: grazie per l’informazione, sarà mia cura scoprirlo intervistando direttamente lui, appena possibile. Quindi riassumo quanto fino ad ora dichiarato: Ayzad divulgatore per passione e per casi fortunati della vita, da 25 anni nel mondo “pubblico” del BDSM italiano e organizzatore di un evento che ha già (quanti, cinque ? sette ?) anni di vita.

Ayzad: Sadistique è nel suo sesto anno di vita.

D: … il Sadistique come festa a tema sadomaso (BDSM) con un dresscode (codice di vestiario ma anche di atteggiamento e di comportamento) piuttosto rigido cura dei particolari, attrezzature solide e sicure, possibilità d’incontrarsi e di conoscersi, imparare e praticare, in un ambiente protetto, con bella musica e tanto da fare e da vedere. A Milano, ogni prima domenica del mese da settembre a giugno.

Ayzad: dissento solo sul dress code, non è affatto rigido. Chi s’immagina che sia obbligatorio vestirsi di latex o borchie è fuori strada… tutto quel che chiediamo è di avere un abbigliamento che rispecchi la propria idea di sensualità e che lasci il quotidiano fuori dalla porta.

D: a parte il fatto che dissenti e che lo scriverò nell’intervista, a parte che avete costruito un’intera pagina sulle indicazioni di guida al dresscode nel sito dell’evento e a parte che invitiamo tutti a guardarsela cliccando in link a seguito (link) è ora di passare a “interrogarti” sul Secret: cos’è, quando si tiene, in cosa è diverso dal Sadistique?

foot fetishAyzad: La risposta breve è che il SECRET Fetish Party è un evento in cui si porta al massimo l’estetica della seduzione – che poi sarebbe il concetto stesso di fetish. Il Sadistique fa la stessa cosa con quel che viene dopo la seduzione…

Il SECRET Fetish Party è una festa a scadenza irregolare che si tiene due-tre volte l’anno, sempre a Milano ma ogni volta in un locale differente. Si tratta di una festa dove il gioco BDSM non è vietato ma non è il fulcro della serata. Il centro di tutto è infatti il fetish – cosa che c’entra poco con il feticismo. Spiego, con un bel copia&incolla dal sito della festa:

Feticismo: la venerazione o vera e propria attrazione passionale verso qualcosa. Tutti sono feticisti di qualcosa. Alcuni lo sono delle automobili, i libri, l’arte e così via. Altri possono trovare eccitanti certi tipi di abbigliamento, materiali o parti del corpo, ma anche gesti, profumi, suoni, altre e varie.

Fetish: l’estetica dei feticismi.  Quando le passioni non vengono più nascoste ma incoraggiate, quando i propri feticci vengono esaltati, esibiti, portati all’estremo… Il fetish è tutto questo e ancora di più. È il piacere di mostrare e di gustare ciò che più ci fa battere il cuore, di usare le proprie passioni per sedurre senza essere giudicati e di lasciarsi sedurre da ciò che credevamo impossibile.

Al SECRET Fetish Party si vivono quindi i tanti aspetti del fetish. Innanzitutto dal dress code più rigoroso che al Sadistique o ad altre feste a tema. Poi con mostre d’arte, performance, animazione e un set fotografico dove chi vuole può farsi ritrarre da un team di fotografi professionisti specializzati in questo genere di immagine. Per la cronaca, la settima edizione del SECRET Fetish Party si svolgerà tra pochi giorni, il 17 dicembre.

D: puoi immaginare una persona alla quale consigliare vivamente di partecipare al Sadistique che invece sconsiglieresti di venire al SECRET e viceversa?

Ayzad: difficile dirlo perché ciascuno vive il proprio erotismo in maniera differente e oltretutto questo si evolve e cambia in continuazione. Però diciamo che il Sadistique è più adatto a chi vuole vivere emozioni e sensazioni fisiche molto forti, e il SECRET Fetish Party a chi preferisce l’aspetto estetizzante e sottilmente psicologico della cosa, senza particolari implicazioni di dominazione/sottomissione.

D: telefonini, immagini rubate, leggende metropolitane da sfatare e costi di partecipazione ….

Ayzad: uh, qui c’è da ridere. Per capirci meglio: mi stai facendo l’elenco delle paure usate da tanti come alibi per non partecipare alle feste…

D: più o meno ..

Ayzad: partiamo da una considerazione semplice: questi eventi si svolgono, per obbligo di legge, in locali appartenenti ad associazioni private perché in caso contrario si potrebbe configurare il reato di atto osceno in luogo pubblico. Ne consegue che, per definizione, il titolare del locale è tenuto a preservare in ogni modo la privacy dei partecipanti – in caso contrario finirebbe in guai colossali con le autorità e sarebbe costretto a chiudere l’attività, perdendoci parecchi soldi.
Orbene: considerato che viviamo nel XXI secolo e di immagini pornografiche/bdsm/straperverse/eccetera è pieno il Web e tutti vi possono accedere senza spendere un centesimo: ti può sembrare logico pensare che il proprietario di un locale o l’organizzatore di una festa possa fotografare di nascosto gli ospiti per poi… poi cosa? Rivendere le foto? E a chi?

Più prosaicamente, ad alcuni di questi eventi (es. al SECRET Fetish Party sì, al Sadistique solo occasionalmente) c’è un set fotografico ben delimitato da cui il fotografo non esce a meno che non venga richiesto specificamente da chi vuole essere fotografato appunto fuori dal set (e non è detto che riceva risposta positiva). Chi viene fotografato deve compilare e firmare una liberatoria, e solo a questo punto cominciano gli scatti. Per intenderci: le foto che vedi sui siti sono tutte stra-autorizzate e richieste dai soggetti fotografati stessi.
Di leggende metropolitane ce ne sono tante, suppongo. Ma mi sembra assurdo mettermi a sfatare miti che non reggono alla semplice applicazione del buon senso.

Costi di partecipazione: quelli indicati sui siti. In generale molto meno di quanto non costi andare in altri locali, specie considerato che la durata degli eventi va dalle 6 alle 9 ore…

D: non glissare come un politicante, io sono più legante di una corda di bondage sistemata dal DrFatso. Parliamo di prezzi con i numeri: se ci vengo devo firmare per un mutuo? A vedere le foto bellissime delle persone che partecipano al SECRET si potrebbe pensare ad una festa per megadanarosi altolocati un po’ eccentrici. E’ così o è solo impressione “feticistica?”

Ayzad: non glisso. Prezzi: l’ingresso del SECRET Fetish Party è di 30 euro, cioè come una cena in un ristorante appena discreto. Se nelle foto vedi persone con abiti particolarmente spettacolari e a volte molto costosi è perché il fetish è appunto passione per look curatissimi… che comunque non è detto che debbano necessariamente costare molto.

D: esiste una forma di schedatura all’atto dell’iscrizione al club privato? In poche parole il mio nome potrebbe capitare in mano a malintenzionati che possono ricattarmi per questo?

Secret Fetish Party

Foto: Victor per Secret Fetish Party

Ayzad: le associazioni private sono definite dal fatto di avere una lista ufficiale di soci. Chi entra per la prima volta nei locali che ospitano i “miei” eventi e non è già possessore di una tessera dello stesso circuito (es. il Nautilus è associato ARCI) deve lasciare il proprio documento alla reception e farsi rilasciare una tessera nominale di durata annuale. Questo significa, fra le altre cose, che i minorenni non possono entrare nemmeno mentendo, e che se qualcuno dovesse mai comportarsi male sarebbe possibile ritrovarlo e sanzionarlo nei termini di legge. Sulla sicurezza delle liste soci: no, le liste vengono tenute nel database dell’associazione o del circuito cui fa parte e possono essere consultate solo dalle autorità giudiziarie e solo in casi molto specifici.

D: ma chi partecipa alla tue feste si ritiene “normale”? Che tipi di persone avete tra i vostri ospiti?

Ayzad: Vediamo un po’ di dati.  Le statistiche dei sessuologi dicono che il BDSM è praticato in una forma o l’altra dal 10% degli italiani. Contando solo quelli fra i 18 e i 65 anni, vuole dire 4 milioni di persone. 4 milioni sono tanti: così tanti che non è possibile indicare una o due caratteristiche comuni. O per vederla dall’altro punto di vista: quest’enorme popolazione di “perversi” è uno specchio esatto della popolazione generale per sesso, età, professione, bellezza, intelligenza, simpatia, eccetera.
La risposta è quindi che in genere non solo si ritiene “normale”, ma – sempre a detta della sessuologia – è un po’ più sereno e meno frustrato della popolazione comune. Semplificando, si può dire che se non reprimi i tuoi istinti con moraleggiamenti privi di alcun senso logico, sicuramente vivi meglio. 
Gli appassionati di fetish sono ancora di più. Non a caso è una delle estetiche più usate dal mondo della pubblicità, che si basa proprio sull’uso di immagini attraenti.

D: fetish quindi, domani parti per Parigi e vai ad una festa francese … due parole per le differenze?

Ayzad: la Francia è un paese un po’ anomalo in questo senso, perché quasi tutta la sua attività fetish è concentrata attorno a un’organizzazione e in particolare a una festa annuale, che è appunto quella cui sto andando.
Questo comporta che ci sia un approccio da “grande evento” che altrove non è altrettanto sentito. Il fetish di Londra, per esempio, è un aspetto della vita assolutamente quotidiano che si può esprimere quasi in un evento a sera. Il BDSM nei paesi di lingua germanica è considerato una comunissima espressione della sessualità, tanto quanto farlo alla missionaria o essere gay.

La cosa buffa è che l’Italia non è affatto il fanalino di coda come si penserebbe, per quanto riguarda atmosfere, qualità e cultura dei partecipanti. Il problema di questo paese è solo la quantità relativamente piccolissima di persone che sono disposte a uscire di casa e mettersi in gioco personalmente confrontandosi con altri appassionati.

D: torniamo alla festa francese, cosa ti aspetti di trovare, come si chiama e dove è locata? In che ambiente?

Ayzad: si chiama Nuit Dèmonia, si svolge in una grande discoteca adiacente al Moulin Rouge, e visto che ho partecipato diverse volte ho aspettative abbastanza precise: circa 2.000 persone in dress code rigorosissimo, un paio d’ore di spettacoli fra performance e sfilate a tema, musica sinceramente orrenda e partecipanti da tutta Europa.

D: i numeri delle edizioni passate del SECRET?

Ayzad: abbiamo iniziato nel 2007. I partecipanti sono stati da 200 per un’edizione tragica in cui la città era bloccata da una delle peggiori ghiacciate del decennio, a poco oltre 600. Qualcuno lo vedi per esempio in questo video. Considerato che il SECRET Fetish Party fa una vera selezione dei dress code (a differenza di altri eventi in cui entrano un po’ tutti e/o condividono il locale con altro), si tratta della festa fetish più grande d’Italia e della più importante dell’Europa meridionale. Ma ahimè, per intenderci, le feste “grandi” di Londra sono affari da 7.000 e passa persone…

D: Potrebbero essere anche un po’ troppe magari. Tipo il Garden se non sbaglio … ma di feste io sono un gran ignorante

Ayzad: Torture Garden, sì. Ma le edizioni così popolate sono solo i “compleanni” dell’evento. Le serate regolari sono molto più contenute.

D: ultima domanda: cosa avrei dovuto domandarti e invece ho del tutto dimenticato? Ovvero “parlami di un argomento a piacere”

Ayzad: Uhm. Ce ne sarebbero molti, ma la cosa più importante è il perché andare ad una festa. Tanti sostengono che sia un’aberrazione, perché le atmosfere sacre e solenni dei loro giochi erotici si possono vivere appieno solo a casa propria. E hanno anche ragione, ma gli sfugge che partecipare a una festa è un’altra sfaccettatura di quell’erotismo. Trovarsi e ritrovarsi tra persone che condividono la nostra passione permette di vivere esperienze completamente differenti da quelle domestiche, non le si può confrontare. Ormai le feste rodate e avviate sono una realtà consolidata in Italia e andarci o non andarci è solo un fatto di volontà che non costa molto e, soprattutto, a noi praticanti e appassionati del BDSM dà più di quello che costa.

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