Quando si dice amare il pianeta…

Unas scena del documentario
Unas scena del documentario

La famiglia di Danny Devero lo ha ripudiato qualche anno fa, quando ha buttato alle ortiche la carriera di fantino olimpionico decidendo di non partecipare ai giochi di Pechino «perché per competere a quei livelli avrebbe dovuto comportarsi crudelmente col cavallo». La loro delusione tuttavia non dipende dalla sua scelta sportiva, ma da quella di entrare a far parte di un’organizzazione non governativa chiamata FFF, fondata dal connazionale norvegese Tommy Ellingsen. Il gruppo raccoglie denaro per salvare la foresta amazzonica, pertanto come reazione può sembrare un tantino eccessiva… finché si scopre che l’acronimo sta per ‘Fuck for forest’ (trad. ‘Scopiamo per la foresta’) e che Ellingsen è un hippie sociopatico che si procura i fondi vendendo video porno amatoriali autoprodotti. Che hanno per protagonisti sconosciuti raccolti a casaccio per la strada.
O per lo meno questo è quanto traspira dal documentario omonimo, Fuck for forest, in uscita il mese prossimo dopo aver partecipato ai festival cinematografici di mezzo mondo.

Se non l’avete visto potreste comunque ricordarvi dell’FFF per il suo debutto del 2004 al controverso Quart Festival, dove due membri del gruppo hanno fatto sesso sul palco – ricevendo poi una seconda multa quando l’uomo si è calato le mutande di fronte al giudice che conduceva il processo per quell’esibizione. O per l’amplesso simulato durante la messa nella cattedrale di Oslo nel 2011.
Quel che probabilmente comunque non sapete è che il gruppo è riuscito ad accumulare 420.000 euro grazie alle sue performance e alla vendita del relativo merchandising – o che Ellingsen dichiari di avere rapito una militante dell’FFF, o che stando ai loro dépliant una persona su dieci fra quelle che fermano per strada accetti di comparire nei loro video pornografici.

Il documentario discute tutto ciò e altro ancora con impressionante sincerità, dipingendo un ritratto piuttosto disturbante dell’organizzazione. I proclami filosofici di combattere l’urbanizzazione e i disastri ecologici che causa abbracciando uno stile di vita senza inibizioni si perdono un po’ nel confronto con le bizzarrie dei membri dell’FFF… ma in un certo qual modo il film è interessante sul serio.
Se non potete andare alle rare proiezioni (concentrate in Inghilterra) potrete comunque acquistare il documentario su DVD a partire da giugno, contribuendo così alla causa. Tenete però presente che una delle scene più strane riguarda l’arrivo dei fondatori in un remoto villaggio amazzonico, dove si atteggiano a eroi della controcultura… finché gli indigeni non chiedono quale sia di preciso il loro piano per “salvare la foresta”. A quel punto i norvegesi rimangono senza parole. Non ne hanno uno – e per questo vengono prontamente scacciati. Ma chissà, magari nel frattempo si sono fatti venire un’idea…

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